16.17 Ben Ali ha sciolto il governo, elezioni legislative fra sei mesi. La notizia è stata diffusa ufficialmente dal primo ministro Mohammed Ghannouchi.
16.16 La televisione di stato sarebbe stata occupata dai manifestanti che avrebbero diffuso un appello alla rivolta.
16.08 Le reazioni della folla ieri, dopo il discorso del presidente Ben Ali.
16.06 I morti di questo pomeriggio sarebbero già quattro.
16.02 Alcuni manifestanti hanno attaccato le abitazioni di familiari del presidente Ben Ali.
15. 59 Secondo la Reuters altre dodici persone sarebbero state uccise durante gli scontri di stanotte nella capitale e nella città di Ras Jebel. La notizia sarebbe stata confermata da alcuni medici e da un testimone, che avrebbe detto: «Ho visto due persone morte con i miei occhi dopo che la polizia aveva sparato contro un gruppo di giovani».
15.55 Gli aggiornamenti sono sempre più preoccupanti. Angelique Chrisafis, su Twitter: «Sentiamo colpi di arma da fuoco intorno a noi e sulle strade intorno al ministero dell’Interno. Violenza estrema della polizia. I manifestanti sono inseguiti sui tetti».
15.53 Dagli aggiornamenti su Twitter la polizia starebbe rincorrendo e picchiando i manifestanti in molte strade delle capitale. Alcuni poliziotti avrebbero aggredito anche un gruppo di persone che stavano protestando pacificamente.
15.50 L’ambascitore della Tunisia per l’Unesco, Mezri Haddad, ha dato le dimissioni dicendo che non può più tollerare questa repressione.
14.29 La polizia ha attaccato i manifestanti che protestavano davanti al ministero dell’Interno sparando gas lacrimogeni e sferrando colpi con i manganelli. Secondo Associated Press la polizia ha sparato anche contro alcuni manifestanti che erano saliti sul tetto dell’edificio.
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Migliaia di persone stanno marciando per le strade di Tunisi per chiedere le dimissioni del presidente Ben Ali, che ieri sera durante un discorso trasmesso in televisione ha annunciato concessioni senza precedenti in risposta alle rivolte di questi giorni. I manifestanti portano uno striscione con la scritta «Non dimenticheremo», riferendosi alle quasi settanta vittime degli scontri con la polizia delle ultime settimane. Il corteo è partito in concomitanza con lo sciopero che era stato indetto per questa mattina dall’unico sindacato presente nel paese.
Le proteste contro la disoccupazione e la corruzione del governo erano iniziate il 17 dicembre dopo che un giovane venditore ambulante si era dato fuoco per contestare il sequestro della sua merce: dopo di lui almeno altre cinque persone si sono date fuoco. Secondo la versione ufficiale, che ha parlato solo di pochi morti negli scontri, si è trattato di «legittima difesa da parte delle forze dell’ordine intervenute per difendere alcuni edifici governativi». Lunedì sera il presidente Ben Ali, durante un primo discorso alla nazione trasmesso dalla televisione di stato, aveva promesso che avrebbe creato 300mila nuovi posti di lavoro. Ma la rivolta ormai era già esplosa -- anche grazie al passaparola sui social network -- e martedì era arrivata per la prima volta anche nella capitale.
Mercoledì mattina avevano iniziato a girare alcune voci su un possibile colpo di stato militare in corso contro il presidente Ben Ali, che sarebbe stato addirittura sul punto di scappare verso il Canada. La notizia è stata poi smentita e seguita invece dall’annuncio della sostituzione del ministro degli Interni, della liberazione di tutti i manifestanti arrestati negli ultimi giorni e dalla costituzione di una commissione speciale che indaghi sulla corruzione e sui comportamenti di alcuni funzionari pubblici. Anche se secondo molti osservatori si tratterebbe solo di una mossa strategica del governo, che starebbe cercando di placare la rivolta per poi ripristinare pienamente il suo potere. A guidare la protesta sono soprattutto i giovani, che in Tunisia costituiscono circa il 55 per cento della popolazione, e che sono i più colpiti dalla disoccupazione che sta piegando il paese.
- Puntate precedenti: Cambiare regime





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