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Wikileaks ha danneggiato la democrazia in Zimbabwe?

L'Atlantic spiega come la diffusione di un rapporto diplomatico ha rafforzato la dittatura di Robert Mugabe

Il documento svela il doppiogioco del premier Tsvangirai, appoggiato dagli Stati Uniti

29 dicembre 2010

Secondo l’Atlantic, la pubblicazione di un cable dell’ambasciata americana in Zimbabwe avrebbe seriamente danneggiato il processo di democratizzazione del paese, dando al suo controverso dittatore Robert Mugabe armi diplomatiche con cui contrastare l’ascesa del premier Morgan Tsvangirai, apprezzato dalla comunità internazionale.

Uno dei punti chiave utilizzati dall’opinione pubblica e dalle organizzazioni internazionali per giudicare – anche legalmente – la bontà o meno del lavoro di Wikileaks è capire quanto la pubblicazione indiscriminata dei documenti riservati possa danneggiare ingiustamente persone, stati o organizzazioni. I talebani avevano promesso azioni contro i nomi presenti nei documenti statunitensi sulla guerra in Afghanistan (Wikileaks era stata criticata da molte ong per non averli eliminati), ma finora non si hanno avute notizie di rappresaglie dei militanti, mentre venti giorni fa il regista Michael Moore ha sbugiardato un cable dall’ambasciata americana a Cuba sul suo documentario Sicko, mettendo quindi in dubbio la credibilità a prescindere di tutti i rapporti. Questi due episodi non sono però — almeno per ora — particolarmente gravi, soprattutto se confrontati con la mole di informazioni effettivamente utili e interessanti che Wikileaks ha pubblicato.

Un cable dell’ambasciata americana in Zimbabwe, scrive l’Atlantic, potrebbe però modificare la percezione sulla bontà del lavoro dell’organizzazione di Julian Assange. Il presidente della nazione africana, ormai dal 1987, è il dittatore Robert Mugabe, criticato duramente dalla comunità internazionale, accusato di crimini contro l’umanità per le modalità con cui amministra il paese: persecuzione degli avversari politici, violenze sistematiche e, tra le altre cose, appropriazione degli aiuti internazionali per scopi personali. Il suo governo ha portato all’esclusione dello Zimbabwe dal Commonwealth, e sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea hanno negato a Mugabe l’accesso ai propri territori.

Nel 2008 si sono tenute le ultime elezioni presidenziali, in cui Mugabe ha superato al ballottaggio l’esponente dell’opposizione Morgan Tsvangirai, in un’elezione che la comunità internazionale ha definito una farsa. Sotto insistenza dell’Unione Africana Mugabe è arrivato al compromesso di un governo di unità nazionale, con Tsvangirai come premier. Al contrario di Mugabe, Tsvangirai è sostenuto dall’Unione Africana e dagli Stati Uniti come elemento chiave per il processo di democratizzazione del paese. In un cable, pubblicato sempre da Wikileaks, l’ambasciata americana definisce Tsvangirai un uomo “coraggioso, impegnato e democratico, al momento l’unico elemento in campo con ottime qualità e in grado di muovere le masse”, nonostante “non sia molto aperto ai consigli, non sia decisivo e scelga male gli uomini con cui lavorare”.

Il 24 dicembre 2009 Tsvangirai ha incontrato una delegazione di rappresentati da Stati Uniti, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Unione Europea, in cui si è parlato di Mugabe e della situazione nel paese. L’argomento della riunione erano le sanzioni imposte allo Zimbabwe da una serie di stati occidentali. In quella riunione, Tsvangirai ha detto alle autorità occidentali che, nonostante i buoni progressi dell’ultima annata, la strada verso la democrazia era ancora lunga, e le sanzioni erano necessarie per mettere in difficoltà Mugabe e indurlo a sminuire il suo potere politico, incontrastato anche grazie a una serie di modifiche alla Costituzione. Il premier Tsvangirai ha ammesso quindi esplicitamente il suo doppio gioco: contro le sanzioni davanti a Mugabe e al popolo, ma in realtà a favore di queste misure per indebolire il dittatore.

Queste informazioni sarebbero rimaste riservate, se Wikileaks non avesse diffuso il documento in cui l’ambasciatore americano ha raccontato la riunione al dipartimento di stato. La reazione del governo dello Zimbabwe alla lettura del cable è stata immediata: il procuratore generale nominato da Mugabe ha aperto un’inchiesta contro Tsvangirai e le sue affermazioni. E, scrive l’Atlantic, se è difficile che il premier possa venire incriminato unicamente per quanto dichiarato nel rapporto, il danno politico nei suoi confronti è già stato fatto. Le sanzioni al paese sono estremamente impopolari tra i cittadini, e ora Mugabe ha un’arma in più con cui attaccare il suo avversario, che ora viene considerato un doppiogiochista al soldo degli stati stranieri. Davanti al parlamento e al popolo, Mugabe ha inoltre ora una buona scusa per sciogliere il governo d’unità nazionale.

Il giudizio dell’Atlantic è netto:

Per i loro sostenitori, Wikileaks e Julian Assange sono eroi della causa democratica. Lo stesso Assange ha detto che la sua organizzazione promuove la democrazia rafforzando i media. Ma, in Zimbabwe, il nobile scopo di Assange ha dato a un tiranno le munizioni per danneggiare, se non uccidere, le speranze di una democrazia multipartitica. Qualche settimana fa, Assange ha affermato che “nessuno, nessuno di cui io sia al corrente, è stato danneggiato” da Wikileaks. Questo non è più vero, se mai lo è stato.

Qualsiasi danno possa aver fatto Wikileaks alle riforme democratiche non è causato da cattiveria, bensì dall’ingenuità. Probabilmente è sbagliato descrivere Assange, come ha fatto il vicepresidente Joe Biden, come un “terrorista tecnologico”. Lui, la sua organizzazione e i suoi sostenitori credono di essere in grado di promuovere la democrazia facendo della segretezza un nemico. Quello che stiamo vedendo in Zimbabwe, però, è che questi metodi non possono essere portati avanti senza danni collaterali.

Foto: DESMOND KWANDE/AFP/Getty Images
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  • http://www.youtube.com/danielabinello danielabinello

    A mio parere il giudizio dell’Atlantic è perlomeno frutto di una visione distorta di Wikileaks. WL è un grande e grasso contenitore di opinioni di questo e quel “tale” e li mette a dispo dei media, tutto lì. In sé per sé è come attingere a un’agenzia di stampa, con la differenza che questa qui è nuova e non la paghi tu, per cui – caso mai – occorre capire meglio chi la sostiene finanziariamente. Secondo me WL è utile come fonte. Per quanto riguarda le elezioni del 2008 in Zimbabwe in un mio servizio per RaiNews24 le raccontai così: http://www.youtube.com/watch?v=UPkPO6DVyu4

  • rensel

    L’articolo dell’Atlantic vuole presentare questa come una ingenuita`, un danno collaterale non previsto. A me sembra perfettamente in linea con i principi di WL: a conti fatti, abbiamo un leader che mentiva alla popolazione su come veramente la pensasse e che ora e` stato smascherato; faccia lui i conti con le conseguenze, come chiunque altro. Mi pare una distorsione considerare una maggiore informazione – e non solo il suo uso strumentale – un “danno per la democrazia”.

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  • mattcav

    più che altro, l’effetto collaterale di questa vicenda è riportare il luce la situazione dello zimbabwe (che io ad esempio conoscevo molto alla buona) e farsi un’idea su come vanno le cose laggiù.

    A leggere la sua storia su Wikipedia, Tsvangirai ha bisogno di un grosso sostegno, mentre Mugabe avrebbe bisogno almeno di un tribunale. Speriamo che questa vicenda circoli parecchio – e se ne capisca il senso.

  • barbarap

    Scusate, non ho capito perché il fatto che Michael Moore abbia dimostrato che un cable dell’ambasciata americana affermava il falso, metterebbe in dubbio la credibilità di Wikileaks.

  • andrea61

    La trasparenza totale e’ un’utopia e storicamente le utopie hanno portato solo lutti e infelicita’.

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  • mattcav

    uau letto così, Andrea61, è proprio sconfortante. Non solo non ci aspetterà mai una società di fratelli, trasparente e giusta, ma anche solo lavorare in questa direzione ci porterà lutti e infelicità.

    ora, se sappiamo porterà lutti e infelicità (inseguire l’utopia), sappiamo di contro cosa invece li tiene lontani? mh, così ad occhio direi: farsi i cazzi propri, guardare la tv, avere poche aspirazioni, credere che meglio di così proprio non è possibile.

    cui prodest? vabbè, da qua in poi è semplice immaginare come finisce il ragionamento…

  • http://www.mazzetta.splinder.com mazzetta

    “venti giorni fa il regista Michael Moore ha sbugiardato un cable dall’ambasciata americana a Cuba sul suo documentario Sicko, mettendo quindi in dubbio la credibilità a prescindere di tutti i rapporti. ”

    Chi ha scritto questa boiata (non saprei come definirla altrimenti) dovrebbe vergognarsi, poi chiedere scusa a chi ha avuto la sventura di leggerla

    Moore ha messo in dubbio la veridicità delle affermazioni trasmesse con quel cable (si diceva che a Cuba avevano censurato il suo film perché, dando una visione falsamente positiva della sanità cubana, avrebbe fatto incazzare i cubani)
    Moore ha svergognato l’autore del cable, non certo WL

    Poi Moore ha pure pagato la cauzione di Assange, tanto perchè anche gli stupidi capissero, ma evidentemente è stato inutile e chi ha scritto questo articolo se ne frega,preferendo tirare acqua al suo mulino

    Mancando l’indicazione dell’autore non è colpa di nessuno, anche se qualche ideuzza ce l’avrei, il modus fregandi è abbastanza riconoscibile e l’abitudine di raccattare robaccia da certi siti statunitensi pure

  • Pier Mauro Tamburini

    Barbarp e Mazzetta, l’articolo è mio. E non ho scritto che la smentita di Moore ha minato la credibilità di Wikileaks, ma dei rapporti delle ambasciate, fino a quel momento presi per oro colato dalla maggior parte dei media. Due cose completamente diverse.

    L’episodio di Moore ha mostrato che come è naturale anche i funzionari delle ambasciate possono sbagliare, e che quei rapporti non sono — o, meglio, non dovrebbero essere presi — come verità intoccabili a prescindere. Se un cable dice il falso, potenzialmente (potenzialmente) tutti i cable potrebbero dire il falso. Era ovvio anche prima di Moore, ma non ho dubbi che da quel momento in poi il Guardian, di solito molto attento a questioni del genere, abbia aumentato i controlli sulla fondatezza degli articoli che scrive a partire dai cable.

  • http://www.mazzetta.splinder.com mazzetta

    ok Tamburini, facciamo che non ci siamo capiti, ma veicolare acriticamente nello stesso pezzo l’opinione che “Ma, in Zimbabwe, il nobile scopo di Assange ha dato a un tiranno le munizioni per danneggiare, se non uccidere, le speranze di una democrazia multipartitica” espressa da una rivista che non fa una piega per il sostegno americano a tutte (o quasi) le altre dittature e governi assoluti, restituisce un effetto davvero fastidioso, tipo il maiale che da del porco alla colomba, che non può passare inosservato. Un articolo come quello dell’Atlantic non si può passare così senza che il lettore pensi ad una identità di vedute con chi lo ripropone

    quanto la fatto che gli autori dei cable potessero mentire o dire cose campate in aria, perdona, è più che ovvio fin dall’inizio, sono uomini, hanno una carriera da difendere ed operano in un’amministrazione che distrugge il dissenso e i dissenzienti in nome del finto patriottismo, che qualcuno sia tentato di scrivere quello che a Washington si aspettano di leggere non è una novità.

    semmai è merito di WL anche l’esposizione di questi falsi ad uso interno che iluminano un conformismo politico più degno della Cina che degli States

    Quanto allo Zimbabwe, è davvero ridicolo che si accusi Wl di mettere in pericolo il capo dell’opposizione, Mugabe non ha certo bisogno di assist del genere e non è certo la prima volta che il capo dell’opposizione e il paese subiscono le sue sfuriate

  • barbarap

    Caro Pier Mauro Tamburini,
    allora c’è un problema di chiarezza del testo. Siamo in un paragrafo in cui si parla della “bontà o meno del lavoro di Wikileaks” e se questo possa “danneggiare ingiustamente persone, stati o organizzazioni”. Quindi io lettrice mi aspetto che gli esempi che seguono cercheranno di dare una riposta a questo dubbio, come in effetti fa il primo esempio sui Talebani. Quando leggo
    “venti giorni fa il regista Michael Moore ha sbugiardato un cable dall’ambasciata americana a Cuba sul suo documentario Sicko, mettendo quindi in dubbio la credibilità a prescindere di tutti i rapporti”, questa credibilità di cui si parla immagino che sia quella di Wikileaks, visto che non mi viene detto che si sta cambiando argomento, e l’argomento è appunto “la bontà o meno del lavoro di Wikileaks”. Anche perché, ovviamente come dici tu, non serve una dimostrazione che i funzionari di ambasciate o i rapporti possono sbagliare, anche per il cittadino medio che normalmente non li legge, diciamo. Anche adesso che mi hai spiegato cosa intendevi, io non capisco se per te questo significa che Wikileaks fa un buon lavoro, oppure il contrario.

  • marquinho

    Comunque finora stiamo parlando solo di ipotesi. Al momento l’unica notizia proveniente dallo Zimbabwe dice che entro giugno sarà promulgata la nuova Costituzione da sottoporre a referendum entro Settembre.

  • Pier Mauro Tamburini

    Andando al punto della questione — la posizione dell’articolo nei confronti di Wikileaks — vi faccio notare come si conclude il paragrafo a cui fate riferimento: “Questi due episodi non sono però — almeno per ora — particolarmente gravi, soprattutto se confrontati con la mole di informazioni effettivamente utili e interessanti che Wikileaks ha pubblicato”.

  • http://www.mazzetta.splinder.com mazzetta

    beh Tamburini, se vogliamo stare alla lettera di quello che c’è scritto, avrei da ridire sul titolo, perché anche se qui c’è un punto interrogativo che sull’Atlantic non c’è: “How WikiLeaks Just Set Back Democracy in Zimbabwe”, in tutti e due gli articoli si parla di danni a una democrazia che non c’è, visto che si ammette ci sia una dittatura e di conseguenza un dittatore.

    questo, a prescindere dal resto, non è un buco da poco nella logica dell’articolo, che evidentemente è pochissimo interessato allo Zimbabwe e moltissimo interessato a cercare di squalificare Wl

  • barbarap

    scusa Tamburini, sicuramente sarà un problema mio, ma come si fa a dire “questi due problemi non sono particolarmente gravi”? posto che l’idea dell’esercito talebano che uccide gente spuntando un documento riservato mi sembra gravuccia, invece l’idea che il cittadino consapevole che legge i rapporti di wikileaks giunga alla conclusione che i rapporti d’ambasciata non sono credibili, mi sembra del tutto irrilevante ai fini della democrazia, visto che tanto non ne sarà mai lui il destinatario per fini politico-diplomatici. mi sembra irrilevante per la democrazia anche se il Guardian smette di considerarli una fonte attendibile.
    quindi di cosa stiamo parlando?