Probabilmente l’abbiamo più visto fare nei film che fatto nella vita, ma l’immagine del bacio sotto il vischio a Natale e Capodanno è ben chiara nella mente di tutti. Slate ha provato a ricostruire la storia della pianta, per capire come sia diventata simbolo di fortuna. Innanzitutto un po’ di coordinate: il vischio è ufficialmente conosciuto come Viscum album, ed è una pianta sempreverde epifita, cioè parassita di alberi come pioppi, querce, tigli, olmi, pini. È in grado di compiere la fotosintesi come le altre piante (da qui il colore verde), ma la mancanza di sali minerali come l’azoto la obbligano a chiedere aiuto ad altre piante.
La prima menzione del vischio associato a poteri particolari fu di Gaio Plinio Secondo, storico romano che tra le altre cose studiò le scienze naturali. Plinio prese in giro i druidi del primo secolo avanti Cristo, convinti che «bevuto, il vischio garantirebbe fertilità a tutti gli animali sterili”. Si pensa poi che il “Ramo d’Oro” che permette a Enea di discendere nell’Ade nell’Eneide sia proprio il vischio, all’epoca considerato simbolo di vitalità da molte popolazioni per la sua natura sempreverde.
“Nascosto entro un albero ombroso c’è un ramo, d’oro le foglie e la verga flessibile, sacro all’inferna Giunone: e tutto il bosco lo copre, entro le oscure convalli protetto lo tengono l’ombre. Ma non prima è concesso scendere sotto la terra che si sia colto dall’albero l’auricomo ramo. Strappalo via, con la mano: da solo verrà, sarà facile se i fati ti chiamano; se no, né con forza nessuna, né con il duro ferro piegarlo o stroncarlo potrai.”
L’aura del vischio venne poi ampliata dal mito norreno (insomma, dai vichinghi) che racconta la storia di Baldr e sua madre, Frigg, la dea dell’amore e del matrimonio. Secondo la leggenda, preoccupata che potesse accadere qualcosa al figlio Frigg radunò a sé tutto ciò che c’è nel mondo (piante, animali, pietre, ecc) e fece promettere a ognuno di questi elementi di non toccare Baldr. Frigg tralasciò però il vischio, considerato troppo giovane, che il dio del disordine Loki usò poi per uccidere Baldr. In un’altra versione della storia, sono le lacrime di Frigg a trasformarsi in bacche del vischio, spingendola a decretare la pianta simbolo dell’amore.
È però intorno alla fine del Diciottesimo secolo che i britannici hanno iniziato ad appendere il vischio come celebrazione del Natale. In un racconto del 1820, Washington Irving descriveva il vischio tra le decorazioni natalizie, ed è stato Charles Dickens nel 1836 a fare per la prima volta riferimento al bacio, ne Il circolo Pickwick, raccontando una scena di massa sotto il vischio: le ragazze “urlarono e si dimenarono, si nascosero negli angoli, fecero di tutto tranne lasciare la stanza, fino a quando… tutte insieme capirono che era inutile fare ancora resistenza e si lasciarono baciare di buon grado”. In questo caso, il vischio era visto come un portafortuna per le coppie che si baciavano sotto la pianta. Qualcuno, scrive Slate, dice che l’etichetta vorrebbe che si staccasse una bacca dal vischio a ogni bacio.
Ancora oggi, nel mondo delle erbe mediche persiste la convinzione che il vischio sia una pianta curativa, nonostante siano pochissime le prove che possa davvero curare malattie. Estratti della pianta sono stati talvolta usati nei laboratori per tentare di combattere il cancro, ma l’American Cancer Institute ha stabilito che “non ci sono prove di effetti del vischio sul sistema immunitario che aiutino a combattere il cancro”.




Gaio Plinio Secondo, detto il Vecchio per distinguerlo dal nipote Plinio il Giovane, morì per un attacco d’asma scatenato dalle polveri sottili della catastrofica eruzione del Vesuvio (da allora detta pliniana)che stava osservando da vicino nel 79 dopo Cristo. Ovviamente nel I secolo avanti Cristo non era ancora nato. A chi lo aveva sconsigliato di avvicinarsi troppo aveva detto “fortes fortuna juvat” (non audaces, sbagliatissimo), ma non fu ugualmente aiutato dal fattore k.
Grazie, corretto.
Durante i suoi soggiorni a Roma, Sigmund Freud fu fortemente suggestionato dalla lettura del Ramo d’oro, opera monumentale nella quale l’antropologo scozzese Frazer aveva esposto la sua teoria sulla magia, intesa come inizio di un complesso percorso che la vede evolversi prima nella religione e poi nella scienza. Frazer definisce la magia come un fenomeno di simpatia tra le cose, capace di instaurare legami per omeopatia, similitudine (come nel caso dei riti vodoo) o contagio (due cose in contatto fra di loro continuano ad avere un influsso l’una sull’altra anche dopo essere state separate). Freud, partendo da Frazer, concepì l’idea del testo considerato il più importante dell’antropologia psicoanalitica, ovvero Totem e Tabù, concordanze nella vita psichica dei selvaggi e dei nevrotici (1913). Per farla breve è da lì che Freud tirò fuori il “complesso di Edipo” ovvero il desiderio inconscio di uccidere il padre per potersi unire alla propria madre, colonna portante della psicoanalisi. In seguito, anche a causa delle ultime deludenti prestazioni cinematografiche di Woody Allen, è apparso chiaro che la suddetta psicoanalisi, con tutte le sue terrificanti variabili, non è altro che una scienza minore, che con il tempo verrà considerata alla stregua della lettura delle interiora di una quaglia, chiudendo quindi il cerchio con il Ramo d’oro, la magia, i tabù, i riti vodoo e l’acqua santa di Trapattoni.