Marianna Madia
  • Italia
  • giovedì 2 dicembre 2010

«Perché mi sono astenuta sull’emendamento Tabacci»

di Marianna Madia

Marianna Madia risponde alle critiche sul voto che ha diviso il Pd

Marianna Madia

Martedì il dibattito alla camera sulla riforma universitaria ha avuto un’appendice di tensione interna all’opposizione sul voto di un emendamento che metteva in gioco il finanziamento ai partiti e i costi della riforma. La bocciatura dell’emendamento ha attratto verso il Pd molte critiche da parte dei suoi elettori, alle quali l’onorevole Marianna Madia risponde sul Post.

La mia astensione, in sede di votazione della riforma universitaria, all’emendamento proposto dall’Api per stornare una parte dei rimborsi elettorali ai partiti a favore dei ricercatori ha suscitato molte polemiche. Vorrei rivendicare questo voto, che tornerei a esprimere, con alcune brevi considerazioni.

1)    Il finanziamento dell’università e il sostegno pubblico dell’attività politica sono due questioni fondamentali. Entrambe, non a caso, trovano spazio nella Carta costituzionale. Mi sono astenuta, cosa ben diversa da un voto favorevole o contrario, perché rifiuto il concetto che problemi come questi vengano affrontati in un emendamento che aveva l’unico e chiaro obiettivo di incassare un facile successo demagogico.

2)    E’ giusto riformare il sistema di finanziamento pubblico dei partiti? Sì, ma si discuta seriamente. Credo che il principio di un sostegno finanziario dello Stato all’attività politica sia una cosa giusta. Ogni democrazia possiede un sistema del genere. Altrimenti, la politica – che ha dei costi – se la possono pagare solo i ricchi. Ci sono altre esperienze europee a cui guardare, come quella tedesca, con un ferreo meccanismo di controlli delle spese. Si riformi allora la politica, si attui finalmente con una legge l’art. 49 della Costituzione, si intervenga sul ruolo dei parlamentari (basta con  doppi lavori e doppi incarichi, anche nel privato). L’emendamento Tabacci non aveva  niente a che fare con tutto questo.

3)    Quei soldi non avrebbero cambiato le sorti della ricerca in Italia. Il vero scandalo non sono i 20 milioni del Tabacci, ma i miliardi di euro che questa maggioranza (Lega, PDL e finiani) ha scippato alla scuola e all’università. E’ semplice parlare contro il PD perché si è diviso su questo emendamento. Ma perché non si parla delle decine e decine di altri nostri emendamenti (bocciati dalla maggioranza) che volevano restituire le risorse rubate all’università? Personalmente, ho presentato un emendamento – bocciato – che avrebbe istituito il contratto unico di ricerca per i precari dell’università. Un sogno per chi lavora gratis o, quando è fortunato, viene pagato 900 euro lordi l’anno e senza diritti.

4)    Non perché  sono dottore di ricerca ogni volta che sento la parola “ricercatori” debbo buttarmi a sostenere qualsiasi cosa. Penso che i rappresentanti debbano provare ad avere una visione generale del Paese. Altrimenti i medici si occupano degli interessi dei medici, gli avvocati degli avvocati, i giovani dei giovani, le donne delle donne e così via. Ma in modo miope, senza pensare all’interesse di tutti o di chi non ha sostenitori in Parlamento.

5)    Il berlusconismo forse è alla fine. Ce lo auguriamo. E forse è alla fine anche una stagione di demagogia. Che non ha risparmiato la politica. Quante volte Berlusconi ha tuonato contro i parlamentari che non lo fanno lavorare? Se c’è un sostenitore della demagogia e dell’antipolitica è il capo del PDL. Vogliamo porre fine all’era berlusconiana continuando a sostenere la sua demagogia? Meritiamo, per il futuro, qualcosa di meglio.

Il Pd e l’emendamento sui fondi ai ricercatori

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