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«Rappresento l’Asia intera»

di Matteo Miavaldi

La sfrontatezza di un giornalista cinese davanti a Obama ci dice qualcosa sulla Nuovissima Cina

24 novembre 2010

Rui Chenggang è una delle facce della Nuovissima Cina. Quelle della Nuova e basta, come viene chiamata qui la Cina da Mao in avanti, sono immagini datate, di un’altra epoca fatta di berrettini e divise rivoluzionarie prima, giacche a vento blu marina ed occhiali dalla montatura importante poi.

Il giovane Rui, classe 1977, incarna la nuova generazione rampante dei cinesi che ce l’hanno fatta, dei Norman Bates dagli occhi a mandorla che ostentano sfrontatezza e ricchezza, girano in Spider o Ferrari per le vie microscopiche ed affollatissime del centro di Pechino, profumati ed impomatati nei loro completi di manifattura italiana. Le maniere misurate e gelidamente calcolatrici della classe dirigente cinese sono destinate, col cambio generazionale, ad essere sostituite da impavidi ex enfant prodige tutti tronfi nella loro marcatissima pronuncia americana e nei loro ricordi di gioventù, passati negli Starbucks di Chicago o nelle fratellanze di Yale.

Il siparietto inscenato – involontariamente – durante la conferenza stampa del G20 coreano di Barack Obama è valso all’anchorman di punta di CCTV, Rui Chenggang, un quarto d’ora di ribalta internazionale, complice una clamorosa gaffe (?) in mondovisione.

La scena è la seguente (qui si trova il video): dopo aver chiamato per nome e cognome tutti i giornalisti americani al suo seguito e risposto alle loro domande, Barack Obama decide di rompere il protocollo della conferenza stampa, annunciando di voler rispondere anche ad una domanda di un giornalista sudcoreano, lodando l’organizzazione impeccabile dell’ultimo G20 ad opera di Seul. «Anyone? Anyone?» La telecamera è fissa sul presidente americano, che indica di dare il microfono ad un giornalista seduto nelle prime file,«molto insistente». Obama avverte di aver bisogno di un interprete, non avendo nessuna conoscenza del coreano e presupponendo un’ignoranza speculare dell’inglese da parte dell’intervistatore.

Rui stringe il microfono, come uno dei mokaccino bevuti scottandosi la lingua in uno dei suoi viaggi invernali a New York -- o Boston, chissà – e in dizione perfetta incalza «Unfortunately I have to disappoint you, Mr. Obama, but I’m actually chinese». Risate diffuse. Obama tentenna, e l’inviato di CCTV si esibisce spavaldo in un’affermazione che, in altri tempi, avrebbe portato come minimo ad una crisi diplomatica: «I think I get to represent the entire Asia. We are one family in this part of the world». Il presidente, in evidente imbarazzo, asseconda Rui e risponde alla domanda, incentrata sul problema dell’essere mal interpretati e su come essere certi di far arrivare chiaramente un messaggio nell’arena mediatica febbrile del giorno d’oggi.

Domanda e risposta sono interessanti, ma non quanto l’analisi delle 19 parole pronunciate da Mr. Rui, che quando va in onda sul canale inglese di CCTV, la Rai cinese, si fa chiamare Ray. Approfittando, giustamente, della timidezza dei colleghi coreani, Rui si auto proclama rappresentante unico continentale, dalla Turchia al Giappone, ripetendo il mantra della grande famiglia asiatica, una formula che piace da impazzire alle autorità di Pechino ma che scommetto non avrà fatto saltare dalla gioia il premier indiano Singh o il giapponese Kan.

Dietro questo episodio apparentemente insignificante – un giornalista che fa una gaffe – in realtà si cela un pensiero dominante molto popolare in certi ambienti cinesi. E’ il tema della leadership dovuta, della rivalsa, del “riprendiamoci quello che è nostro” nel quale vivono i nuovi self-made man della Repubblica Popolare. Nel suo seguitissimo blog, Rui Chenggang ha lamentato chiaramente l’assenza di domande orientali nella scaletta di Obama, insistendo sull’importanza del primo G20 organizzato in un Paese in via di sviluppo, in Asia. Insomma, a casa loro.

Perché per le autorità cinesi e portavoce relativi, come lo stesso Rui, in un certo senso si è tornati al sistema degli stati tributari di epoca imperiale: coi poteri forti, India e Giappone, ci si scontra per trovare un equilibrio, il mitico win-win, mentre le due Coree, Vietnam, Laos, Cambogia, Myanmar, Thailandia, Mongolia, Taiwan – ribelli ingrati – sono il giardino di Pechino, sono casa loro. Ed un ospite in casa d’altri deve portare rispetto.

L’insofferenza cinese per questo ruolo non ancora riconosciuto a livello internazionale è uno dei nervi scoperti della Cina contemporanea. E quando si batte su quell’aspetto, le reazioni variano dal permaloso all’aggressivo: basti pensare alle dichiarazioni al vetriolo in seguito alla vittoria del Nobel di Liu Xiaobo, o le dimostrazioni anti-giapponesi più recenti, passando per i vari ammonimenti, più o meno velati, di rispettare e non interferire con la politica interna cinese. In parole povere, fatevi gli affari vostri.

Il China Daily ha recentemente pubblicato i risultati di due sondaggi proposti da Tencent e sina.com.cn, i due principali portali internet cinesi. Chiedendo agli utenti se appoggiassero o meno il comportamento di Rui, rispettivamente il 96% e l’81% hanno sostenuto il conduttore di BizChina, il programma di approfondimento economico che Rui cura su CCTV2, in prime time.

La popolarità di un personaggio come Rui, sfacciatamente filogovernativo, cool e simbolo di una gioventù cinese acculturata e preparata a dovere, pronta a conquistare il mondo, è un chiaro segno dei tempi. Se non si fosse ancora capito, le aspirazioni della Nuovissima Cina hanno già travalicato i confini nazionali. Sono tanti, sono ricchi, sono ambiziosi ed impavidi. Vogliono tutto, e lo vogliono ora.

Fotografia: ERIC PIERMONT/AFP/Getty Images

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17 Commenti

  1. Lewis H. Tonna

    Rui stringe il microfono, come uno dei mokaccino bevuti scottandosi la lingua in uno dei suoi viaggi invernali a New York — o Boston, chissà –

    Urgh.

  2. giorgioblangetti

    Ottimo post, veramente ben scritto!

  3. stefanoc

    “Norman Bates”? Forse volevi scrivere Patrick Bateman?

  4. luckyluke

    complimenti, bel articolo

  5. splarz

    siamo fottuti.

  6. ormazad

    Ci preoccupiamo adesso o aspettiamo che tirino fuori dagli archivi della storia ” L’Asia agli asiatici ” ??

  7. pifo

    L’Asia intera?
    Inclusi stati caucasici, iranici e i centrali?
    Bella faccia di bronzo ‘sto Rui Chenggang.
    Molto buono il pezzo, grazie.

  8. max74

    Se la dizione e’ perfetta com’e’ che l’autore dell’articolo capisce “Unfortunately I have to disappoint you” invece di “I hate to disappoint you”?

  9. Davide

    bell’articolo ma devo obiettare che la Corea del Sud proprio un “paese in via di sviluppo” non lo é…

  10. franco1

    Non dimentichiamo che Gengis Khan fondò il più vasto impero del mondo, e poi… questi sono un miliardo e mezzo, se volessero venire in Europa due ci tengono e uno ci mena!

  11. giovannim

    @ max74

    che t’aspetti da uno che tira fuori la patetica, miserevole cazzatina del mokaccino, saltando a piedi pari il fatto che gli orientali, per quanto a vote odiosi come Rui Chenggang, negli USA, le lauree non le hanno comprate come a Cosenza o Bari e, last but not least, hanno inparato -bene- non solo l’inglese ma anche un alfabeto diverso.

    >> — o Boston, chissà –
    questa pseudo precisazione è irritante oltre ogni immaginazione

  12. giovannim

    @ Davide

    che t’aspetti da uno che (bla bla)

  13. Grazie a tutti per i commenti. Cerco di rispondere alle critiche sollevate, siate clementi però, sennò devo dare retta a quelli che mi sconsigliano di rispondere ai commenti dei miei pezzi.

    Vado per punti:
    -Bates/Bateman: avete ragione, col senno di poi ci stava meglio Bateman, ma mentre scrivevo mi è venuto mi è venuto in mente lui subito, ed ho deciso di usarlo. Insomma, con Bates volevo semplicemente indicare una tipologia di persona con dei disturbi della personalità, cercando di rendere il dualismo di “cinese generalmente glaciale/ isterico quando toccato nel vivo” che affronto dopo nell’articolo. Ma forse si, Bateman sarebbe stato più azzeccato.

    -I have to/ I hate to: la dizione di Rui è davvero ottima, non tanto si può dire del mio udito. ho riascoltato e dice davvero hate! (se la redazione vuole correggere, per me va bene)

    -Corea del Sud paese in via di sviluppo? Non sono mai stato in Corea del Sud, quindi non posso purtroppo basarmi su osservazioni in prima persona. Mi sono limitato a citare le parole di Rui e quelle generalmente propinate dalla propaganda nazionale qui in Cina. Ad ogni modo ho fatto un paio di ricerche su internet e sembra che a livello internazionale la Corea del Sud sia ancora considerata un Paese in via di sviluppo (pure la Cina e l’India lo sono, se è per questo).

    Ad ogni modo, su http://www.china-files.com ci sono altri articoli che affrontano la questione Cina dal di dentro (siamo un gruppo di giornalisti e sinologi freelance che vivono attualmente in Cina). Vi consiglio di farci un salto, anche per scongiurare reazioni come “siamo fottuti” e simili.

  14. pifo

    Ehm … mongolo, Gengis Khan era mongolo.
    I Cinesi … no.
    :-)

  15. franco1

    “Va be’ sempre parenti sono!” (cit. Totò – Fifa e arena);-)

  16. Davide

    Caro Matteo,
    scusa se mi incarognisco su questo argomento ma la Corea paese in via di sviluppo dal Post proprio non me l’aspetto. Queste sono le boiate che dicono i giornali “normali” e chi non si rende conto che il mondo cambia e che i paesi non possono essere “in via di sviluppo” per sempre. Dopo essere stati “in via di sviluppo” diventano “sviluppati”, come nel caso della Corea.

    Non so quali dati hai consultato, ma il FMI classifica la Corea come “Advanced Economies” da un bel po’ (nella stessa categoria di N.Zelanda, Svezia, R.Ceca, per dire).

    Poi: “pure la Cina e l’India lo sono, se è per questo”. Se per questo pure il Congo e la Bolivia lo sono, ma cosa centra.
    Anche se posso capire che in Cina piaccia l’idea della Corea come paese non cosí avanzato, il GDP pro capite della Cina di circa 6.000 dollari, quando quello della Corea é ~27.000 dollari.
    Quindi ovvio che la Cina sia considerata in via di sviluppo, ma mica possiamo metterli tutti insieme perché tanto “sempre parenti sono” no?

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