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  • venerdì 19 novembre 2010

I rischi di Obama sul trattato con la Russia

Obama vuole che il trattato venga votato in Senato entro la fine dell'anno nonostante il no dei Repubblicani

Il trattato, siglato con la Russia lo scorso aprile, impegna i due paesi sul disarmo nucleare

Barack Obama ha deciso di giocarsi un bel pezzo del suo capitale politico sul trattato START, l’accordo bilaterale sulla riduzione delle armi nucleari sottoscritto lo scorso aprile tra Stati Uniti e Russia. Nonostante i repubblicani abbiano già annunciato di volersi opporre alla ratifica, il presidente degli Stati Uniti ha deciso che il trattato sarà comunque votato in Senato entro la fine dell’anno. Il rischio a questo punto è che se il voto non dovesse passare, la sua posizione – già indebolita dalla batosta delle elezioni di metà mandato – ne risulterebbe ulteriormente logorata.

«La ratifica dello START è un imperativo per la sicurezza nazionale, il trattato deve essere ratificato entro quest’anno», ha detto ieri Barack Obama «non esiste un’altra priorità nazionale in materia di sicurezza per il Congresso». Anche il vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, era intervenuto lunedì per ammonire che la mancata ratifica del trattato comporterebbe «una minaccia alla sicurezza nazionale», visto che in questo modo che le due nazioni resterebbero a lungo all’oscuro delle reciproche intenzioni nucleari. La mancata ratifica rischierebbe anche di compromettere le relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Russia, su cui Obama ha investito un bel pezzo della sua credibilità in politica estera.

Lo START è un aggiornamento del primo trattato stipulato nel 1991 tra Statu Uniti e Russia, ed è volto a ridurre in modo ancora più incisivo il numero delle testate nucleari delle due nazioni. Per entrare in vigore ha bisogno di essere ratificato dai parlamenti dei due paesi, nello specifico dalla Duma in Russia e dal Senato negli Stati Uniti. Di norma si tratterebbe di un’operazione di routine, ma l’esito delle elezioni di metà mandato ha improvvisamente complicato le cose per i democratici che si sono ritrovati ad avere una maggioranza molto risicata al Senato.

Per approvare il trattato servono 67 voti, cioè quelli dei due terzi dei suoi componenti. Sebbene i trattati internazionali siano spesso argomento di facile incontro tra democratici e repubblicani, in questo caso figure molto influenti come Mitt Romney hanno espresso apertamente la loro contrarietà al contenuto del trattato, sostenendo che lo START indebolisce gli Stati Uniti. Anche un importante senatore repubblicano come Jon Kyl ha detto che non c’è abbastanza tempo per appianare le differenze e ratificare il trattato prima della fine dell’anno: i repubblicani lamentano l’eccessivo indebolimento per l’arsenale statunitense e chiedono quindi che alla ratifica siano accompagnati investimenti sulla modernizzazione e lo sviluppo di nuove tecnologie militari.

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