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L’inglese dei politici italiani

Da Berlusconi a La Russa passando per Mastella e Rutelli: chi se la cava e chi meno

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Il tema della mancanza di un’adeguata preparazione della politica italiana rispetto a quelle degli altri paesi europei è antico, ricorrente e fondato, e vale anche se per preparazione intendiamo semplicemente un’istruzione media: la cultura di base, le cose che bisogna sapere per fare dignitosamente il lavoro di politico e rappresentante dei cittadini.

Negli anni, il dibattito si è nutrito – e continuerà a farlo, chissà per quanto ancora – di tutta una casistica di episodi e precedenti: strafalcioni, esibizioni e rivendicazioni della propria mancanza di cultura, figuracce nazionali e internazionali. C’è stato, per fare uno degli esempi più celebri, il giochino – inquietante e demagogico insieme – con cui le Iene interrogavano i parlamentari e ne esibivano le ignoranze. Ma c’è un banco di prova più adeguato che ha a che fare con la competenza di base e non col nozionismo, perché non contiene alcuna trappola e perché contribuisce da solo a segnalare l’esistenza o la mancanza della volontà di capire le cose del mondo e di prepararsi ad affrontarlo, che per chi fa politica dovrebbero essere prioritarie: la conoscenza dell’inglese.

Quindi abbiamo fatto un po’ di ricerche, abbiamo scavato nella nostra memoria e su YouTube e abbiamo trovato un po’ di politici italiani che parlano inglese. E non è una galleria di zimbelli: alcuni fanno ridere, sì, ma alcuni sono bravi e altri almeno ci provano.

Silvio Berlusconi
Cominciamo col grande classico. Che il premier non sia affatto a suo agio con l’inglese non è una novità. Circola da tempo il video di un suo discorso alle Nazioni Unite così sballato, incerto e monocorde che fa quasi tenerezza: parla senza avere idea di cosa stia dicendo – ui mast address tudei – e senza staccare lo sguardo dal foglio, con l’aria di uno che non poteva sottrarsi e non vede l’ora che finisca. C’è stata una volta, però, che ha fatto tutto da solo: nessuno lo costringeva a parlare in inglese, ma lui ha avuto coraggio e si è buttato. Era con l’allora presidente statunitense Bush, appena arrivato a Camp David. E ci teneva un sacco ad aggiungere-una-cosa-ancora. Video memorabile, ancora oggi visto milioni di volte: e il perculamento finale di Bush non ha prezzo. Comunque, alla fine il voto al premier è solo un 5. Per il coraggio e perché invece se la cava bene col francese.

Clemente Mastella
Si trova a costretto a parlare inglese solo perché vittima di un piccolo incidente diplomatico a Bruxelles. Sua moglie viene fermata dalla polizia e lui reagisce impapocchiando qualcosa a metà tra l’inglese e il dialetto di Benevento. Si lamenta che stanno succedendo cose’e pazz’, dice che è un parlamentare europeo – ai em parlamentari europei! – e alla fine tenta di far capire alla polizia belga che la donna che hanno fermato è sua moglie, urlando che lui è sua moglie. Voto 2, anche per la deprimente esibizione anglofona del lei-non-sa-chi-sono-io.

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