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Nessun dubbio?

Sulla storia dello sciopero della fame della giornalista Paola Caruso, Matteo Bordone ha un'opinione minoritaria

Intanto, il direttore del Corriere della Sera chiede che Caruso si fermi

14 novembre 2010

Aggiornamento: qui la risposta a De Bortoli di Paola Caruso, qui un bel commento equilibrato di Massimo Mantellini.

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Oggi il Post ha raccontato dell’iniziativa presa da Paola Caruso – uno sciopero della fame – contro la sua condizione di precariato al Corriere della Sera: iniziativa che sta ricevendo molte solidarietà in rete. Stasera il direttore del Corriere della Sera si è espresso sulla vicenda, come riporta l’Ansa.

«Non ho mai ricevuto dalla collega Paola Caruso la richiesta di un colloquio. Se lo farà, la riceverò volentieri, come faccio con tutti. Prego la collega Caruso di smettere lo sciopero della fame e di ritrovare serenità e misura». Il Cdr ha reso noto di aver chiesto un incontro urgente con la direzione per discutere la vicenda.

Intanto, sempre su internet, Matteo Bordone ha argomentato le serpeggianti perplessità di molti altri osservatori della storia.

Io Paola Caruso non la conosco. Scopro oggi che è una collaboratrice del Corriere della Sera a contratto da sette anni. Non ha un posto fisso, insomma, come milioni di persone in questo paese. Ha però un posto, ed è un posto da collaboratore al Corriere della Sera, di quelli che tantissimi desidererebbero. Pur essendo RCS un grande editore, un’azienda con le dimensioni e il piglio di un ministero, è sempre un editore che vende tanta tanta carta. Per quanto possano essere inefficienti e cattivi, operano in un campo che sappiamo essere effettivamente in crisi in tutto il mondo.
Paola Caruso a quanto pare si aspettava di essere la prossima in fila, quella che, alla prima occasione disponibile, sarebbe stata assunta. Questo per via dei suoi sette anni di contratti a termine rinnovati. Trattasi però di una convenzione, di un uso: le aziende non sono la Magistratura, dove si avanza per anzianità secondo la legge.
Non solo, ma questo meccanismo, acerrimo nemico di qualsiasi forma di meritocrazia, in una struttura complessa e diversificata come un giornale può produrre mostri. Anime chete appena bravine che accumulano lustri di anzianità; collaboratori capaci e scalpitanti che cambiano testate e maturano esperienze, senza accumulare mai un monte sfiga spendibile con l’ufficio del personale.

(continua a leggere sul blog di Matteo Bordone)

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  • al78e

    e sull’etica del superdirettore che tra gli innumerevoli incarichi vanta anche quello di presiedere scuole di giornalismo (nelle quali se va bene appare due volte l’anno) dove succhiano tanti dindi per dar vita a una masnada di disoccupati proprio nessun dubbio?

  • suro

    Meno male che c’è Bordone!
    Essere precari per anni è faticoso, demoralizzante, snervante, lo dico per averlo vissuto in 2, entrambi precari e con figli a carico.
    Ma non c’entra niente con il corriere della sera, con l’assunzione di chi vuole a fare ciò che vuole. RCS non è un comune, o un ministero.
    Il problema è un mercato del lavoro drogato da milioni di co.co.pro. che non hanno nessun progetto se non quello di essere assunti, di partite iva che chiedono le ferie e fatturano il 27 del mese sempre la stessa cifra allo stesso committente (eventualmente con una fattura aggiuntiva a dicembre pari a 12/13 delle altre).
    Il problema è la mancata volontà di controllare e reprimere queste violazioni, la mancanza di volontà nei governanti degli ultimi 10 anni di gestire il fenomeno.
    Se lo scopo di Paola è puntare i riflettori sul problema italiano n.1 del 21esimo secolo, bene.
    Se vuole far credere di essere vittima di un’ingiustizia, prenda il numerino, ce ne sono milioni come lei…

  • trik

    Ma quale dubbio? Perché scrivete “dubbio” quando avete già espresso la vostra condanna riportando questo stralcio dell’opinione di uno che (io non lo conosco) ma ha tutta l’aria di ragionare da figlio di papà che non ha idea che ci sono persone che non si possono permettere di rischiare di rimanere senza lavoro intanto che il giudice avrà deciso se hanno ragione o torto?

    Ma che cavolo vuol dire “i giornali sono in crisi”… e di questo si devono assumere la responsabilità solo i collaboratori a progetto, i “giovani”? Non mi aspettavo da voi una presa di posizione di questo tipo. No perché non so se lo sapete, ma non è che, per via che non ci sono soldi, i direttori si siano diminuiti lo stipendio. Non è che rinuncino ai vari privilegi, ai ristoranti di lusso rimborsati dai loro giornali, eccetera…

    I sacrifici li chiedono solo a questi eterni collaboratori a progetto. Che se collaborano a progetto, eterni non devono essere.

    Il sistema è così malato che sì ci troviamo a ragionare come se questa povera giornalista avesse il diritto a essere assunta solo perché era lì da sette anni, questo sappiamo tutti che non è il modo di ragionare. Ma non è onesto farsi gioco di lei con questa aria di superiorità, perché dovremmo sapere (se siamo in grado di guardarci un attimo intorno per davvero) che se uno si trova in una situazione del genere, a un certo punto ha anche il diritto di sperare di poter avere un futuro un po’ più certo.

    Questa rassegna e la posizione di questo signor Bordone sembrano provenire diretti dall’Ancien Regime.

  • Luca Sofri

    Ehi, trik, darsi una calmata (e un nome e cognome, magari). Noi abbiamo riportato l’opinione della protagonista della vicenda stamattina, e segnalato e linkato le solidarietà che aveva ricevuto. Siccome stanno circolando anche molte opinioni diverse, diffusamente argomentate, segnaliamo anche queste. Quando vorremo dire la nostra, diremo la nostra.

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  • suro

    trik, ripeto, confondi rcs con un ente pubblico.
    Il direttore del corriere si può quadruplicare lo stipendio, assumere solo dipendenti a tre mesi e non rinnovargli mai il contratto, farsi rimborsare anche la suola delle scarpe che consuma per venire in ufficio, ecc. ecc.
    sarà eticamente condannabile, ma non fa niente di illegittimo.
    Se non fa quadrare i conti del giornale, lo cacceranno i soci, se viola la legge ci sono gli organi deputati (in teoria), da quando in qua dobbiamo fare i moralisti con gli imprenditori privati?
    O meglio in molti, me compreso, lo fanno già nel settore degli acquisti equi&solidali. Se una impresa adotta politiche legali ma che non condivido, non acquisto i suoi prodotti. Semplice e talvolta efficace, ma molto educativo.
    Tutti hanno poi diritto – e dovere – di sperare, ma senza cercare un capro espiatorio a caso, o il capo ufficio di turno.
    Vogliamo denunciare la situazione di milioni di precari? Giusto.
    Vogliamo condannare RCS per aver scelto un precario invece di un altro? Sbagliato

  • francescorocchi

    Caro Suro, e non ci capiamo!

    A prescindere dalle altre cose antipatiche-ma-non-illegali che tu menzioni, il punto della protesta è proprio che un Paese nel quale non è illegittimo tenere a lavorare una persona per anni con contratti trimestrali, è un Paese che non se ne fotte niente dei diritti dei lavoratori.

  • trik

    Caro direttore, quando ho scritto il commento non avevo ancora letto i commenti al post di Bordone sul suo blog, altrimenti sarei stata ancora più dura. Quelle che lei giudica “prese di posizione diffusamente argomentate”, io le considero “meschine insinuazioni” (visto che Bordone, come dichiara egli stesso, non conosce né la persona né la sua situazione professionale), che stanno alimentando un vero e proprio sciacallaggio da salotto a cui non mi sembra serio dare eco, vista la situazione GRAVE vissuta da milioni di lavoratori in questo paese.
    Sia Bordone (che scrive una cosa del genere) che lei (che ce la fa leggere) sembrate non rendervene conto. Questo mi addolora molto.
    Bordone scrive: “Non ha un posto fisso, insomma, come milioni di persone in questo paese. Ha però un posto, ed è un posto da collaboratore al Corriere della Sera, di quelli che tantissimi desidererebbero.” … e allora? Questo che vorrebbe dire che uno appena ha un tozzo di pane secco deve ringraziare Dio e non chiedere nient’altro perché c’è quelli che muoiono di fame? Forse una società moderna poggia su un’altra base, no?
    Lei scrive che quando vorrete dire la vostra, la direte. Giusto. Ma la linea editoriale di un giornale non passa anche da quello che si decide o non si decide di pubblicare?

  • http://www.foucault.it crack

    quindi il contratto a tempo indeterminato, la tredicesima, la malattia pagata, le ferie, la pensione, la liquidazione e trallallà spettano solo ai bravi? E l’enorme massa di quelli che si fermano alla medietà? I mediocri? gli scemi? Le anime chete appena bravine?

    niente ha provocato più guasti di questo becero meritocratismo.

  • maya

    Le cose che scrive Bordone sarebbero giustissime se fossimo in un Paese civile e normale, dove la parola “giustizia” valesse qualcosa.
    Ma così non è.
    E Bordone lo sa, quindi mi chiedo il perché di certe sue uscite.

    Come quando dice, ideona, di andare per avvocati.
    Certo, 7 anni di precariato sono già fuorilegge, sarebbe la cosa più logica.
    Ma cerchiamo di uscire dal mondo dei sogni.
    Fare causa al proprio datore di lavoro è una strada impraticabile per migliaia di persone, per il costo inaccessibile, per i tempi biblici, per l’essere costantemente sotto ricatto visto che non è che ci si può licenziare a cuor leggero e starsene per molto tempo senza stipendio nell’attesa di una sentenza (o di trovare un nuovo lavoro).
    I bei discorsi teorici devono fare i conti con una realtà dove avere giustizia non è cosa per tutti.
    E non è giusto dire (come ho sentito) che Paola al terzo anno di co.co.co., pensate un po’, doveva smettere di accettare quel contratto illegittimo, doveva puntare i piedi e non piegarsi. Cosa doveva fare, ritrovarsi per strada? Ma andateci voi, per strada.

    Ah, il Post fa sempre bene a riportare l’opinione di Bordone, come qualsiasi altra opinione ritenuta interessante sulla vicenda, soprattutto se questa opinione è minoritaria. Questo vuol dire portare elementi utili al dibattito, questo vuol dire fare informazione. Se non siete d’accordo con Bordone rispondete a Bordone, non al Post.

  • umanesimo

    Il fatto è che l’opinione di Bordone, venduta per “minoritaria”, è perfettamente allineata con chi queste decisioni le prende (sulla pelle degli altri), e non con chi le subisce.
    Ecco, spesso su “Il Post” succede che vengano presentate come “fuori dal coro”, pensieri che, guarda caso, vanno sempre in un’unica direzione: quella dei più forti (a livello di potere contrattuale), che però sono sempre presentati come deboli. E’ successa la stessa cosa – ricorderete – quando a un certo punto (per fortuna la campagna è durata solo qualche giorno), sembrò che, per qualche civico fischio, Dell’Utri (sodale del maggior magnate dell’informazione in Italia), non avesse più possibilità di dire la sua in tutto il paese.
    Bordone, poi, per finire, commette un errore di metodo, perché come lui stesso ammette, di questa Paola Caruso, della sua storia, dei suoi problemi, non sa nulla. E allora perché un giudizio così tranchant?
    A che pro? E a che pro, appunto, presentare una voce che (magari per caso) è assonante con quella del “padrone”, come voce “minoritaria”? Minoritaria rispetto a quel che in si legge nella anarco-nicchia del web, ma maggioritaria nel mondo dell’editoria (un mondo incestuoso, guardate i cda dei grandi player), dove pochi oligarchi si suddividono la torta del mercato, di fatto soffocandolo.

    Di diverso peso (e qualità) mi sembrano altre opinioni, lasciate sul web da persone che dicono di conoscerla bene, Paola Caruso.

  • http://www.distantisaluti.com Giovanni Fontana

    Trik,
    a proposito di “meschine insinuazioni” ti faccio solo notare:

    (io non lo conosco) ma ha tutta l’aria di ragionare da figlio di papà che non ha idea che ci sono persone che non si possono permettere di rischiare di rimanere senza lavoro

    e

    io le considero “meschine insinuazioni” (visto che Bordone, come dichiara egli stesso, non conosce né la persona né la sua situazione professionale

    Sono soltanto tue parole, non ci ho aggiunto nulla.

  • Pingback: L’Italia da distruggere, il giornalismo, le nostre vite

  • http://www.zingarate.com lowresolution

    A me sembra che nemmeno Bordone abbia molti dubbi. Eppure dovrebbe averli. E tanti.

    Sette anni consecutivi a lavorare in esclusiva con lo stesso datore di lavoro con contratti di varia natura sono una presa in giro: nel mondo normale si acquisisce il pieno diritto a essere assunti. Sono d’accordo sull’inutilità dello sciopero della fame. Invece, andrei diretto da un giudice del lavoro e basta.

    Questo a prescindere da qualsiasi considerazione sulle capacità della persona. Se non è all’altezza di svolgere il lavoro assegnato non gli fai nemmeno il contratto. Se invece usi il suo lavoro e pubblichi i suoi articoli per anni vuol dire che è all’altezza. Punto. Non ha senso trarre vantaggio economico dal lavoro, anche umile, di un lavoratore e poi sostenere che siccome è un lavoro mediocre non è all’altezza di essere assunto.

    Trovo dunque inaccettabile l’argomento per cui si può tenere contratto qualcuno che non è valido abbastanza per essere assunto. Questo vale per chi sta a contratto sei mesi, un anno. Può essere valido per chi lavora per più “clienti”, come fa un freelance.

    Bordone parla come un datore di lavoro che pensa di sfruttare gli ingenui che si accontentano di un tozzo di pane, e un contrattino da precario, per fare il lavoro di bassa lega, quello che i giornalisti veri, quelli bravi, non farebbero mai. Quel lavoro che serve altrimenti il giornale non esce. Questo argomento è molto discutibile e non ha nulla a che vedere con la meritocrazia. Le redazioni sono piene di gente che ragiona così, che si sentono appartenenti a una casta superiore che pensa di avere il diritto di sfruttare chi sta “sotto” e fa umilmente il proprio modesto lavoro tutti i giorni.

  • pifo

    Io ho letto il lungo commento di Bordone e ho letto le parole della Caruso, riportate grazie a ilPost. Qualche conto nell’analisi del Bordone non torna.

    - La Caruso non parla solamente per se e del “suo turno” ma fa riferimento a tutti coloro che al Corsera si trovano nella sua stessa condizione. Quindi non contesta il principio “meritocratico” asserendo che il suo carico personale di sfiga le dia diritti maggiori di altri ma esprime un sospetto plausibile, viste le condizioni al contorno che riguardano le condizioni economiche della testata: che il neo-assunto sia un raccomandato.
    Nel momento in cui mi dicono che per concorrere ad un posto bisogna aver accumulato una certa esperienza di collaborazione e io accetto, insieme ad altri, di accumulare questa esperienza, per poi un giorno concorrere alla pari con altri che hanno fatto altrettanto, mi insospettisco parecchio quando, la mia azienda, senza un soldo, assume improvvisamente una persona che questa esperienza non sembra averla.
    La sua quindi non e’ una semplice battaglia per difendere il proprio turno al posto di lavoro senza ricorrere alla causa civile ma un atto di accusa, che puo’ anche non essere fondato ma al quale il Corsera e’ chiamato a rispondere in mondo convincente, nel rispetto certo delle sue prerogative.

    - La Caruso scrive: ” … Io mi sono bruciata: al Corriere non entrerò più. Adesso voglio solo fare una battaglia. Creare un caso, un precedente, perché anche gli altri alzino la testa …” e questo … come si puo’ facilmente capire, da un senso alla sua iniziativa che manda quello che ha scritto Bordone completamente fuori bersaglio.
    Ora io direi a Bordone, in tutta sincerita’: era chiaro che la Caruso, iniziando questa protesta, si sarebbe bruciata ogni realistica e residua possibilita’ al Corsera. Lo sapeva lei e lo sapevamo noi maggiorenni come lei, Bordone incluso.
    Se la Caruso al posto di una tradizionale vertenza (che le avrebbe dato certamente qualche chance) ha scelto un atto romantico e plateale un motivo forse c’e’ e quindi … ha davvero senso quello che Bordone ha scritto sull’ etica dello sciopero della fame?

  • voldenuit

    Innanzitutto, le parole vanno valutate per quello che esprimono, per cui il fatto che ad averle scritte possa essere stato un eventuale “figlio di papà” (nonostante il fastidio che, lo ammetto, io stesso provo per molti di loro) è in fondo un’ennesima forma di discriminazione. In un paese libero chiunque ha il diritto di esprimere la propria opinione e questa non dovrebbe essere (s)valutata in base alle origini familiari, personali e, in generale, culturali di chi la manifesta.

    Detto questo, però, proprio a valutarle in maniera asettica, quelle parole mi sono sembrate decisamente inappropriate. In primo luogo perché, come da stessa ammissione di Matteo, basate su una scarsa conoscenza della vicenda; siamo al colmo, si critica una questione poco chiara senza fare chiarezza. Purtroppo, sindacare su quanto non si conosce è la peggiore abitudine del giornalismo italiano.

    In secondo luogo perché sette anni di precariato senza assunzione vengono fatti passare tout-court per una dimostrazione di incapacità professionale. Un’equazione cieca e irrispettosa che nulla ha a che vedere con la realtà dei fatti. A meno di non voler sostenere che per sette anni RCS le abbia fatto beneficenza, come ad esempio sembra sostenere il nostro governo in merito ai precari della scuola; in realtà per sette anni (giova ripeterlo) una persona è stata retribuita perché il suo lavoro, evidentemente, è stato ritenuto necessario, utile, fondamentale. Altrimenti le avrebbero dato subito il benservito. Non raccontiamoci favole. RCS, come la maggior parte delle aziende italiane, sfrutta una legge che nelle intenzioni avrebbe dovuto favorire il contatto tra aziende e lavoratori come escamotage per avere più forza lavoro senza troppe preoccupazioni.

    Fossi in loro mi preoccuperei, invece. Le aziende migliori sono quelle in cui i dipendenti ricevono la giusta riconoscenza, l’apprezzamento per il lavoro svolto, in una parola “rispetto”, ottenendone in cambio non soltanto semplici ore lavorative, e neppure cartellini timbrati, ma passione, partecipazione e, quando necessario, perfino sacrifici. E, vi assicuro, di aziende così ce ne sono. Poche, ma esistono e rappresentano l’eccellenza nei loro ambiti. A proposito di meritocrazia…

  • piti

    L’arroganza con la quale Bordone sostiene le sue tesi, le affossa.

    Le ragioni singole che screditano oggettivamente la tirata di Bordone sono state espresse, benissimo, da umanesimo, crack (con cui concordo in modo particolare), trik (non capisco: quasi tutti stiamo sul Post con un nick, e lui deve mettere nome, cognome, codice fiscale e segni particolari?) e altri.

    Quanto a una cosa evidenzata in particolare da umanesimo: ha ricordato la posizione che fu presa a proposito dei fischi a Dell’Utri. Siccome la libertà di espressione era tanto cara, da allora, dopo essermi espresso in termini non critici verso quei fischi, sono bannato (si dice così?) da alcuni dei principali blog che fanno capo al Post.

    Forse il PD dei giovani, per essere calvinianamente leggero, ha buttato la zavorra della D. Quella che sta per Democratico.

  • ro55ma

    La pratica del rinnovo di piccoli contratti a progetto, per la stragrande maggioranza di persone che ne usufruiscono, definisce una forma di mercato del lavoro che fuori dal Bel Paese è pratica normale per il 90% nel cd “ingresso al lavoro” e del 30-40% per tutte le altre forme di assunzione. Qui da noi, negli ultimi 15 anni, ha (anche) fornito lo “zoccolo duro” dei contratti a convenzione annuale che tengono in piedi la Pubblica Amministrazione per il blocco del turn over (e la “modesta produttività” dei dipendenti pubblici a tempo indeterminato in forza…) In realtà, ogni tanto, qualche Ministro ha assorbito in organico un pò di questi precari (sotto elezioni, ecc.) e questo ha fatto si che molti giovani rendessero disponibili a: conoscenza-raccomandazione -> assunzione a termine (con convenzione o in altra forma) -> reiterazione del contratto per n. anni -> assunzione pubblica (per la piccola minoranza di “fortunati”). Nel privato la cosa non funge così, ovviamente, ma il Corriere della Sera è un privato molto “particolare” e Paola Caruso (con la sua legittima aspirazione) mi pare però più riconducibile al meccanismo sopra descritto per i “dipendenti privati del pubblico impiego” che ad una anacronistica causa per assumere tutti a tempo indeterminato.

  • monty4329

    Piaccia o meno, il “posto fisso” per tutti, non sta piu’ nelle economie europee. Bello o brutto che sia, bisogna farci i conti con questo fenomeno. Se lo si vive con la mentalita’ dei nonni (magari statali), non solo non si risolve la questione, ma ci si fa anche del male da soli lasciando campo libero a chi se approfitta, a volte “schiavizzando” i precari, o i praticanti.

    Nel caso specifico: se sei da SETTE anni precaria al Corriere della Sera, cioe’ il piu’ grande giornale italiano, magari e’ anche un po’ colpa tua. Con SETTE (o cinque, o tre) anni di esperienza al Corriere, magari da un’altra parte ti prendono come dipendente. Se rimani, e’ perche’ VUOI lavorare al Corriere a tempo indeterminato; legittima aspirazione, e certamente anche stronzi al Corriere per farti credere che prima o poi ti assumono, ma non c’e nessuna ingiustizia.
    Ci sono centinaia di altre testate, e spesso ci scrivono semi-analfabeti: qualcuna sara’ interessata ad un curriculum di sette anni al Corriere…

    Ma se si continua a pensare che “tengo duro, tanto prima o poi mi assumono al Corriere, ed e’ fatta sono a posto tutta la vita”, magari ci si sistema, un bello stipendio(ne) e via, ma il mondo non gira piu’ cosi….

    Per inciso, il Corriere e’ il giornale dove scioperano perche’ la redazione cartacea DEVE essere separata da quella online, e si incazzano pure se il direttore gli spiega che il mondo va avanti e se vuoi scrivere sulla carta, scrivi anche sul sito oppure te ne vai.

  • idonthavetimeforthiscrap

    Certi commenti sono fantastici
    “niente ha provocato più guasti di questo becero meritocratismo”
    Eh certo
    Perchè premiare chi è bravo provoca gravi problemi
    Ma per cortesia… ce ne fosse, di meritocrazia, in italia. Metá dei problemi si risolverebbero.
    (se invece sei un troll, 8/10)