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Le tette di Wired

Una lettrice delusa dalla nuova copertina scrive una lettera aperta, il direttore Chris Anderson risponde e si difende

«L'ultima volta che una donna è finita su una vostra copertina per aver realizzato qualcosa di importante è stato nel 1996»

13 novembre 2010

La nuova copertina dell’edizione americana di Wired è occupata per intero dalla foto di un seno nudo. Il titolo è “100% Natural. Who needs implants?” e introduce il servizio principale del numero, dedicato all’ingegneria del tessuto e al futuro della medicina. Parliamo del mensile superfigo-da-geek-bibbia-della-modernità, che oggi ha le canoniche “tette in copertina”: è il salto dello squalo, come si dice di ciò che esaurisce un suo periodo di ammirata qualità?

Mercoledì, Cindy Royal, lettrice appassionata di Wired e insegnante di web design e multimedia journalism alla Texas State University di San Marco, ha pubblicato nel suo blog una lettera aperta indirizzata a Wired, in cui, addolorata, contesta la scelta editoriale della foto e racconta perché ha maturato la decisone di non rinnovare l’abbonamento alla rivista.

Quando ho trovato la rivista nella mia cassetta delle lettere, l’ho avvicinata con la stessa trepidante attesa che accompagna questa operazione ogni mese. Non ho neanche dato troppo peso alla foto di Jennifer Aniston nuda nella pubblicità di GQ. Voglio dire, è solo pubblicità. Dovete sbarcare il lunario in qualche modo, giusto? Poi, ho girato la rivista, per vedere quali argomenti affascinanti avreste affrontato questo mese. Tette. Proprio lì, in copertina. Un seno senza testa, senza il resto del corpo… soltanto tette. Certo, accompagnavano una storia sull’ingegneria del tessuto, quale altra immagine avrebbe potuto rappresentare meglio un argomento del genere se non un paio di tette? Non c’era un altro modo?

E non è la prima volta. L’abbiamo visto anche in passato. Le vostre copertine non sono per niente amichevoli con le donne, e questo mi rende triste. Avete avuto Pam di “The Office” nuda nel 2008 (pensavate di essere così intelligenti con quella copertura trasparente, voglio dire, in che altro modo puoi rappresentare la trasparenza?). Nel 2003, avevate una bella ragazza coperta da diamanti sintetici. Avete avuto personaggi femminili manga ritratti in pose molto sexy e LonleyGirl15 e Julia Allison con i loro sguardi ammiccanti. E Uma Thurman, quella è una signora, ed era in copertina… ma aspetta, quella era per un personaggio che stava interpretando in un film basato su un romanzo di Philip K. Dick.

Pensateci un attimo. L’ultima volta che una donna è finita su una vostra copertina perché aveva realizzato qualcosa di importante è stato nel lontano 1996, con Sherry Turkle. E l’unica altra volta è stata nel 1994, con la musicista Laurie Anderson. E questo perché da allora, immagino, nessun’altra donna ha fatto nient’altro di notevole nel campo della tecnologia che non avesse a che fare con il suo corpo? Davvero?

Quindi la lettera continua ricordando le altre volte in cui Wired avrebbe potuto dedicare la copertina a una donna e invece ha preferito scegliere qualche altra cosa. E chiede alla rivista di rispondere a una domanda molto semplice: «Come dovrebbero sentirsi esattamente le donne rispetto al loro ruolo nell’ambito della tecnologia se dovessero giudicare solo dalle vostre copertine?» Poi invita Wired ad assumersi le responsabilità che il suo prestigio richiede e conclude amaramente dicendo che non rinnoverà il suo abbonamento.

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