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— Politica

E adesso che succede?

di Francesco Costa

Una serie di scenari possibili sulla sorte del governo Berlusconi

9 novembre 2010

Il discorso conclusivo di Fini al congresso fondativo di Futuro e Libertà ha rimesso ufficialmente in discussione la stabilità e la salute del governo, che fino a qualche giorno prima stava approfittando dell’effimera ma evidente tregua seguita alla fiducia votatagli dalle camere alla fine di settembre. Cinque settimane dopo aver votato la fiducia al governo – a questo governo – su quei cinque punti, il presidente della Camera ha definito quella piattaforma “cinque punticini” e, di fatto, ritirato il suo appoggio al governo: ha chiesto a Berlusconi di dimettersi per formare un nuovo esecutivo, allargato all’UdC, e ha detto che se questo non accadrà i ministri e i sottosegretari di Futuro e Libertà si dimetteranno dai loro incarichi.

Ora, da due giorni i quotidiani e gli opinionisti si affannano nel fornire letture e analisi del comportamento del presidente della Camera. Sinteticamente, a noi sembra che il discorso di domenica sia l’ennesima tappa della strategia di logoramento messa in piedi ormai da più di un anno dei finiani nei confronti di Berlusconi: una strategia il cui obiettivo ultimo è sì defenestrare il premier, ma al termine di un processo lento e lungo. Non con uno shock improvviso, quindi, ma con una serie di mosse volte ad alzare l’asticella progressivamente – ognuna sempre un po’ più forte di quella prima, e seguita poi da un periodo di tregua apparente – e a far arrivare la fine del premier come un evento inesorabile, inevitabile, e non come il frutto di uno scontro all’ultimo sangue. Per questo i finiani non sfiduciano il governo in parlamento, come sarebbe opportuno, ma in tv; per questo i membri del governo appartenenti a Futuro e Libertà non rimettono il loro mandato nelle mani del premier, come dovrebbero, bensì poco elegantemente in quelle del loro leader di partito; per questo non minacciano di sfiduciare il governo in parlamento, ma di uscirne; per questo propongono di allargare la maggioranza all’UdC, che però dice di non volerne sapere.

Però questa è l’analisi, appunto: altri avranno legittimamente opinioni diverse su quanto accaduto. Vediamo allora di concentrarci su quanto accadrà o potrebbe accadere. Gli scenari possibili sono molti, e tutti ugualmente incerti. Noi ne abbiamo individuati quattro.

La goccia cinese
Avete presente quella tecnica di tortura volta a far impazzire un prigioniero tenendolo immobilizzato e facendogli cadere sulla fronte una goccia d’acqua gelida a intervalli regolari? Alla fine si muore di pazzia e disperazione, di rassegnazione: non di violenza cruenta e improvvisa. Secondo questo scenario, Fini continuerebbe a rosolare Berlusconi ancora per un bel po’, fino all’ultimo momento disponibile. Futuro e Libertà ritirerebbe i suoi ministri dal governo, garantendogli l’appoggio esterno, in attesa della prossima puntata: e intanto alzerebbe la posta su tutti i capitoli legislativi aperti, dalla legge costituzionale sull’immunità per le alte cariche dello Stato fino alla legge elettorale e la stessa legge finanziaria. Una di queste sarà il pretesto per alzare l’asticella la prossima volta, probabilmente col nuovo anno.
Probabilità: 90 per cento.

Ognuno per la sua strada
Futuro e Libertà ritira la sua delegazione al governo, come promesso da Fini, e i suoi parlamentari votano la sfiducia al governo approfittando di una mozione presentata dall’opposizione. Di fatto, passano ufficialmente dalla maggioranza all’opposizione. Il governo ha i numeri per stare in piedi al Senato ma probabilmente non alla Camera: partirebbe un’altra campagna acquisti sfrenata ma alla fine difficilmente Berlusconi potrebbe fare a meno di andare al Quirinale e rassegnare le dimissioni. Da lì si aprirebbero poi altri mille scenari possibili, ovviamente.
Probabilità: 50 per cento.

Come dite voi
Berlusconi ci prova, e asseconda i finiani. D’altra parte portare al governo l’UdC è il suo obiettivo da sei mesi, e l’unico modo per farlo è aprire una nuova fase, promettere una nuova agenda di governo, un progetto di responsabilità nazionale e tutto quanto. Una volta allargata la maggioranza, poi, il PdL tenterà di blindare un accordo con Casini così da avere mano libera con Futuro e Libertà, e poterne eventualmente fare a meno. Ma perché mai l’UdC dovrebbe entrare in una maggioranza in dissoluzione quando caduto il governo dietro l’angolo potrebbe esserci il loro Santo Graal, il governone tecnico di unità nazionale?
Probabilità: 15 per cento.

Non succede niente
«Se non ci sarà un colpo d’ala, se Berlusconi sarà preda dei cattivi consiglieri è evidente che Ronchi, Urso, Menia, Buonfiglio, non rimarranno nel governo un minuto in più». Così diceva Fini domenica. Ora, va bene che è ancora martedì, ma Berlusconi ha fatto sapere da subito di non avere alcuna intenzione, manco lontanamente, di dare retta a Fini e dimettersi. Di minuti ne sono passati parecchi, insomma, eppure Ronchi, Urso, Menia e Buonfiglio sono ancora lì, al governo. Va bene che il mantra di Fini è il deve-essere-lui, però qualcosa devono farla anche loro. Invece potrebbero far passare dei giorni, aspettare, magari simulare un’altra tregua. E giocarsela un’altra volta, la chiave dell’uscita dal governo, ché stavolta hanno già fatto abbastanza casino.
Probabilità: 30 per cento.

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10 Commenti

  1. Negli scenari possibili manca un elemento imprescindibile: il 14 dicembre, data in cui la Consulta si pronuncerà sul Legittimo impedimento, lasciando il cappotto addosso a Silvio ancora per una decina di mesi, oppure togliendoglielo in pieno inverno.
    Non possono prescindere da quell’appuntamento le tattiche attuali, né quello che succederà da quel giorno in poi.

  2. L’analisi politica è lucida e puntuale, meno il calcolo delle probabilità; considerando gli scenari non sovrapponibili e conservando i rapporti tra gli indici, le probabilità corrette sono 48,64%, 27,03%, 8,11%, 16,22%.

  3. pifo

    Costa, cerca di mostrare verso le tue “sviste” e verso coloro che te le fanno notare, lo stesso senso dell’umorismo che non lesini normalmente agli errori altrui.

  4. piti

    Costa, capiamoci, dopo tutto il resto sul suo blog, mi censura perchè osservo che ha fatto i conti male con le percentuali?
    Che miseria, che piccineria. Che vergogna. Che uomo.

  5. kekko66

    Ricapitolando: Fini aveva detto a Berlusconi di dimettersi altrimenti avrebbe chiesto (ordinato direi io) ai suoi fedeli ministri di dimettersi (questi poi che annunciano di rimettere il mandato solo se glielo chiede Fini, il presdellacamera). Berlusconi non si dimette.
    I ministri non si dimettono.
    A quando il prox penultimatum?

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