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Alla rivoluzione senza programmi

di Matteo Renzi

Il sindaco di Firenze comunica le istruzioni per l'uso del weekend dei rottamatori

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Stanno arrivando decine di richiesta per avere il “programma” del fine settimana fiorentino. La parola programma ci piace poco, fin dai tempi delle 281 pagine dell’Unione. Ma non è questo il punto. Il punto è che il programma non c’è. Avete letto bene, il programma non c’è. Siamo allo spontaneismo organizzato, dunque? Peggio. Molto peggio.

Andiamo con ordine.

Da qui a venerdì ci sono ancora tre giorni pieni. Vi invitiamo a riempirli inondandoci di idee, proposte, pensieri (la email è: prossimaitalia@gmail.com). La nostra manifestazione non è un talk show dove ci sono tracce già decise e applausi telecomandati. E chiunque voglia è invitato a mettersi in gioco. Oltre a mandare email ci farebbe piacere usare in queste ore le bacheche facebook (qui c’è la mia, qui c’è quella di Pippo Civati, qui c’è quella dell’evento) e gli strumenti della rete per far girare critiche e suggestioni. Se c’è una cosa bella di queste ore è la passione con cui tante persone esprimono il desiderio di non rassegnarsi alla desolante politica del nostro tempo. Tanta gente, insomma, torna a crederci. Bene. Fatevi sotto, allora.

Venerdì sera vi aspettiamo a Firenze, alla stazione Leopolda (una fermata di tram dalla stazione SMN) a partire dalle 19.30/20. Fino alle 21 ci incontriamo e ci rifocilliamo insieme (chi volesse contribuire anche economicamente può farlo cliccando qui). Alle 21.15 chi c’è c’è, noi si inizia. Domanda: chi può fare la relazione introduttiva? Risposta dei più: uno di noi, un professore universitario, uno che buchi il video, un ottantenne pro rottamazione che dimostri in modo chiaro che stiamo ponendo una questione generale e non solo generazionale, una questione politica non anagrafica. Risposta esatta: nessuno di tutti questi. Oddio, l’idea di iniziare con un ottantenne gagliardo ci esaltava molto e il bello è che ne avremmo anche trovati una mezza dozzina capaci di farci sognare. Ma abbiamo deciso che non ci saranno relazioni introduttive: chi sentisse una struggente nostalgia dalla serie “Adesso la parola al compagno Tizio per la relazione introduttiva” e vai con quarantadue cartelle in Times New Roman dieci, può evitare di venire alla Leopolda.

Abbiamo infatti detto in tutte le salse che il nostro obiettivo è confrontarci su quello che serve all’Italia e su come ridare dignità alla parola politica. Che non è una parolaccia, anche se non sembra. Per questo giocheremo sulle parole. Anziché il tavolo dei moderatori sul palco, ci sarà una postazione-consolle a fianco. E l’incontro sarà condotto come se fosse una lunga diretta radio. Ciascuno dei relatori partirà da una parola: il proprio contributo all’iniziativa. Fisco, merito, qualità, welfare, tagli, sogni, passione, onestà, ambiente, lavoro, precari, università, educazione, impegno e l’elenco potrebbe continuare. Da quella parola ciascun relatore partirà per dire la sua.
Su ogni parola, proposta, idea, sarà possibile dibattere non solo intervenendo, ma anche partecipando alla discussione che faremo in tempo reale dalla consolle e su facebook, smessaggiando, contestando, controproponendo.

Sabato si parte alle 9 precise del mattino e si va avanti fino a serata inoltrata con lo stesso schema: non una lunga liturgia congressuale, ma una sorta di non-stop radiofonica dal vivo. È prevista una pausa pranzo per la quale gli organizzatori guidati dal mitico Samuele Rocca suggeriscono con trepidazione di prenotare. Alla sera si va avanti fino allo sfinimento. I fiorentini stanno organizzando una sorta di programma sociale, come fanno quelli dei CRAL per il bomba libera tutti che dovrebbe arrivare intorno alle ventuno. Imperdibile una visita a Palazzo Vecchio, uno dei pochi musei italiani aperto fino alla mezzanotte (ho evitato di dire – lo apprezzerete – grazie-al-lavoro-di-una-tenace-amministrazione-pubblica)

La domenica mattina per chi soffre di insonnia o per chi ha saltato la Maratona di New York solo per stare con noi, un gruppo di ardimentosi va a correre alle Cascine, il parco accanto alla stazione Leopolda. L’appuntamento è alle 7.00: chi se la sente si porti le scarpe da casa. Alla Leopolda si parte alle 9 precise. L’ultima parola della giornata la dirà Pippo intorno alle tredici, quando scatterà il rompete le righe. E chi vorrà potrà andare a vedere il secondo tempo di Fiorentina-Chievo, che è la vera, drammatica concomitanza organizzativa. Il punto è che in questo caso, a differenza di altri, abbiamo sbagliato noi perché alla Federcalcio non glielo avevamo detto.

Possono parlare proprio tutti? Sì, proprio tutti. L’unica eccezione sarà fatta per le nipoti di un qualsiasi presidente egiziano qualora siano nate dopo il 1990 cui impediremo di parlare se non vengono accompagnate dall’igienista dentale o a scelta dall’igienista mentale. Si può parlare di tutto? No, è democraticamente proibito parlare delle recentissime divisioni tra dalemiani e veltroniani, un fatto inedito, un’autentica novità della politica italiana. Diciamo che è democraticamente proibito parlar male dei leader della sinistra. Meglio non parlarne proprio e concentrarci sull’Italia che vogliamo. Un’Italia che sta aspettando il nostro entusiasmo.

Siamo notoriamente un po’ maleducati. Quindi al 5° minuto vi zittiamo. Preparatevi, fate le prove davanti allo specchio, costringete il fidanzato a risentirvi il discorso, fate come volete. Ma noi al quinto minuto interrompiamo, altrimenti non ce la facciamo. Avete trecento secondi, non uno di più. Tra un intervento e l’altro, cercheremo di sorprendervi dalla consolle senza effetti speciali.

Chiuderemo con due documenti. Il primo è una sorta di vocabolario della speranza, che riunisca le parole che ci stanno arrivando in queste ore via email e quelle che pronunceremo insieme. Ci stiamo lavorando e ci lavoreremo: Pippo fa da riferimento su questo. Non sarà possibile averlo forse domenica alle tredici, ma sarà il testo di buon senso su cui lavorare per le settimane che verranno. Perché non è che si fa una manifestazione e poi si sparisce, eh…

Il secondo è la carta di Firenze, il senso di ciò che ci unisce. Sarà bello scriverlo insieme in queste ore. Anzi chi ha idee mi contatti direttamente, via email.

Ho scritto anche troppo. Però è fondamentale dire che per chi ha figli piccoli è previsto un servizio animazione/babysitteraggio. È una piccola cosa, lo sappiamo. Però che una mamma non possa partecipare a un convegno perché deve tenere i figli è un oggettivo handicap nella vita del nostro Paese. Se vogliamo incentivare la partecipazione femminile alla politica, forse, è bene partire dalle piccole cose.

Chi non avesse ancora un letto a Firenze può informarsi su www.prossimaitalia.it: occasioni per tutti i portafogli, pare.

A venerdì, allora. Matteo.

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