L’editoriale di apertura dell’Unità oggi è molto lungo. L’ha scritto il direttore Concita De Gregorio, esausta.
Ce lo possiamo permettere? Chiediamoci questo. L’Italia, noi italiani viviamo in un paese così prospero, così egualitario, così giusto, così salubre e così efficiente, in un paese così ricco di tutte quelle ricchezze che fanno dignitosa la vita degli uomini da poterci permettere – in questa democrazia avanzata e matura, solida e coesa – la bizzarria di avere a capo del governo un uomo anziano ossessionato dalla sua stessa vecchiaia, avvelenato di farmaci che gli assicurano apparente vigore e devastato dalle plastiche che ne fingono l’eterna giovinezza, un ex chansonnier piduista di tortuose fortune e discutibili amicizie oggi impegnato a tempo pieno a garantirsi l’impunità dai molti processi e a comprarsi le alleanze che lo portino al Quirinale oltrechè, da una certa ora del giorno in poi, ad organizzare notti in villa e trasferte in dacia così da poter ricevere in accappatoio bianco le ospiti procacciate a nugoli dai suoi servitori intanto messi a capo di imprese commissioni parlamentari reti televisive e ministeri, riceverli con il calice in mano e fare le sei del mattino raccontando barzellette di sapore africano dei tempi di Macario, e tutti giù a ridere prima di tuffarsi in piscina o nel letto? No perché penso, in fondo, che se l’Italia fosse un paese così sano produttivo progredito ed autosufficiente potrebbe persino sopportare il temporaneo vuoto di potere democratico (che dell’assoluto arbitrio di uno solo è sinonimo) determinato dalla provvisoria permanenza al governo di Silvio B. In fondo dieci anni o anche venti di fronte all’eternità sono un attimo. La Roma di Augusto, l’Italia di Einaudi potrebbe sopravvivere facilmente a questa caricatura di imperatore che gli è toccata in sorte: che si è scelta per motivi che solo gli storici con saggezza chiariranno, le responsabilità è ovvio che siano tra tutti equamente distribuite. Tra chi lo ha scelto e chi non ha saputo o potuto opporre alternativa e rimedio.
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Da appalusi.
Concita for President
concordo con concita. però, sinceramente, ricordiamoci la premessa che ha fatto anche lei, all’ inizio del discorso : “le responsabilità è ovvio che siano tra tutti equamente distribuite. Tra chi lo ha scelto e chi non ha saputo o potuto opporre alternativa e rimedio.”
La vacua consistenza della Sinistra, in termini di palle e di sostanza concreta nei discorsi e nei fatti è equamente corresponsabile di questo governo.
Ha saputo porre alla sua guida solo persone senza personalità, vacue o semplicemente noiose, incapaci di essere leader e promotori di una reale spinta.
Voterei per Cacciari, per dire, o per chi mi desse una speranza concreta di un governo migliore, fatto di testa, palle, critica, personalità e soprattutto sostanza.
Vincerà ancora Silvio B.? Pazienza, che ci vuoi fare, io sono stanco di votare a Sinistra solo per votare il meno peggio, una scelta per cui mi sono turato il naso più volte, con delusione, e che non intendo più fare.
Vedi, più recentemente, anche l’ intervento di Scalfarotto, per dire, nella risposta a Marchionne qui al Post. E le risposte della base,nei commenti. Quella tanto declamata base cui non si danno, spesso, risposte. Ma solo principi, educazioni e belle parole.
http://www.ilpost.it/ivanscalfarotto/2010/10/26/cosa-avremmo-dovuto-rispondere-a-marchionne/
ps anch’io, come concita, sono esausto. Stanco di chi sa bene criticare, ma mai fare. Chi sa dire “no, così non va” ma proposte alternative concrete, fattibili e reali, non ne propone. Chi si lamenta, ma mentre si lamenta, si lamenta sempre guardando a Silvio B., foss’ anche che scorreggiasse. E’ una Sinistra succube di Silvio, che è leader, nel bene e nel male, sia di destra che di sinistra. Nessuno è capace, a sinistra, di propporre un discorso slegato da Silvio: tutto ruota attorno a lui, anche a Sinistra. E la Sinistra, senza identità, non sa proporre nulla: sta lì nell’ angolo, a insaccare, a vedere cosa fa Silvio e a lamentarsi, senza aver costruito nulla, nel frattempo, nemmeno uno straccio di partito con una ben precisa identità.
Da portare avanti senza guardare cosa fa Silvio.
E’ una Sinistra che, per prima, non crede in se stessa. Lo si vede in quelle facce tristi di Bersani e Fassino. Sono proprio tristi. E lo comunicano. E non c’è comizio, intervento, proposta in cui sappiano non parlare di Silvio.
Sono stanco, di questa Sinistra che si lamenta. Datemene una nuova, giovane, allegra, che sappia scrollarsi e vivere Silvio come un po’ di polvere sulle spalle, e non come un’ incubo continuo.
Regalate alla Sinistra un po’ di Sole, perdio, altrimenti poi ve lo meritate, di sentirvi dire che la Sinistra è grigia e sa solo piangere.
La Sinistra non ha bisogno di guardare cosa fa Silvio. Proponga una sua idea, libera e indipendente, e lo faccia con gioia e forza e fiducia: verrà scelta !
Ma così, incupendosi su se stessa nell’ antiberlusconismo, non sa vedere altro che un incubo continuo. E quello trasmette.
Con l’ augurio che la Sinistra sappia ritrovarsi e riproporsi nel modo più solare, fiducioso e indipendente possibile.
[mode sfogo: off]
Che sia cacciato per avere fatto patti con chi vuole smembrare il Paese, per avere dato lustro e rappresentanza a tutti quelli che hanno problemi con la giustizia e odio per i giudici, per avere tagliato i fondi a tutti i servizi sociali, alla scuola, alla ricerca, per avere attentato alla Costituzione in tutti i modi, per avere ignorato sistematicamente le priorità del Paese per inseguire le proprie, per avere imbrogliato gli italiani dopo avere concluso un patto televisivo degno di un commesso viaggiatore di quart’ordine.
Insomma, che sia cacciato politicamente e non per essere andato a donne, anche se qui ci sono reati piuttosto grossi, da aggiungere alla lista.
E che siano dannati tutti quelli che lo hanno votato lasciandosi imbonire dalle promesse di un commesso pagato a percentuale. Inseguiamoli su ogni pianerottolo, fermiamoli quando escono dal giornalaio con la stampa di regime in mano, facciamogli vedere la realtà.
Siano dannati anche quelli che lo sostengono a corrente alternata cercando di guadagnarsi una patente di indipendenza non sul campo di un voto di fiducia ma sui media.