Ernesto Ferrero sulla Stampa racconta Gianni Rodari, che era nato il 23 ottobre del 1920, e suggerisce di ricordarsi di lui, di questi tempi.
«Per colpa d’un accento / un tale di Santhià / credeva d’essere alla meta / ed era solo a metà». A 30 anni dalla scomparsa, 90 dalla nascita (domani 23 ottobre) e 40 dalla consacrazione europea del premio internazionale Andersen, si può vedere benissimo che quella che Gianni Rodari ha introdotto sin dagli Anni 50 è stata una vera rivoluzione. Per dirla con l’apologo cinese: al bambino non bisogna regalare dei pesci (libri zuccherosi, stucchevolmente buonisti, ispirati da un’idea fasulla dell’infanzia), bisogna insegnargli a prendere i pesci, cioè dargli un meccano: una «grammatica della fantasia», un metodo sperimentato con il quale impareranno a inventare storie per conto loro. Bastano materiali poveri come le parole e strumenti alla portata di tutti: la filastrocca, la rima, l’associazione d’immagini, l’assurdo, il surreale, «i nonsensi e i plurisensi», perfino l’errore, il cortocircuito rivelatore.
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Grazie a voi (per la segnalazione) e anche a Ferrero (per il pezzo).
Fa bene, ogni tanto, riconoscere che anche uno scrittore con il gusto della levità e della naïveté può essere considerato un grande, in questo Paese così affezionato a una letteratura grve e cupa e che considera “divertirsi” una parolaccia.
«Se andrete a Firenze
vedrete certamente
quel povero ane
di cui parla la gente.
È un cane senza testa,
povera bestia.
Davvero non si sa
ad abbaiare come fa.
La testa, si dice,
gliel’hanno mangiata…
(La “c” per i fiorentini
è pietanza prelibata).
Ma lui non si lamenta,
è un caro cucciolone,
scodinzola e fa festa
a tutte le persone.
Come mangia? Signori,
non stiamo ad indagare:
ci sono tante maniere
di tirare a campare.
Vivere senza testa
non è il peggio dei guai:
tanta gente ce l’ha
ma non l’adopera mai».
Grazie davvero, un ottimo spunto anche per chi non ha figli.
«Un signore molto piccolo di Como,
una volta salì in cima al duomo
e quando fu in cima era alto come prima,
quel signore tanto piccolo di Como».
ho sempre voluto bene a rodari. ma tanto. è stato il protagonista del mio tema di italiano all’esame di V elementare.
rodari is not dead