Ieri è stato firmato un accordo tra Unicredit e i sindacati riguardo i 4.700 esuberi previsti dalla banca. L’accordo prevede che 3000 persone possano decidere volontariamente di lasciare il posto di lavoro: qualora al 15 novembre la cifra non sia stata raggiunta, è prevista l’uscita forzosa a cominciare dai dipendenti che hanno quarant’anni di contributi e quindi hanno la possibilità di avere una pensione piena. Ieri le agenzie di stampa aggiungevano un altro particolare dell’accordo, a prima vista piuttosto singolare. “Dopo ore di discussione”, si leggeva, Unicredit si è impegnata a “privilegiare le assunzioni dei figli dei dipendenti con due vincoli legati alla laurea e alla conoscenza della lingua inglese”. Sempre stando a quanto ha pubblicato la stampa, e che nessuno ha smentito, “Unicredit non ha invece accettato l’idea di un’assunzione automatica dei figli dei propri dipendenti destinati al prepensionamento”, che era stata proposta dai sindacati.
La questione è stata discussa un po’ online, durante la giornata di ieri, ma non ha trovato grande attenzione da parte della stampa nazionale. L’unico giornale a dedicare ampio spazio a questa storia oggi è il Mattino, con un articolo e un’intervista a Pietro Ichino.
L’articolo riassume la questione e racconta come questo genere di meccanismo sia piuttosto diffuso nel mondo delle banche e sia tradizionalmente merce di scambio e oggetto di trattativa con i sindacati. Ci sono varie sfumature: in alcuni istituti si tratta di un vero e proprio automatismo, col dipendente che può scegliere di andare in pensione senza incentivi ma indicando un proprio familiare da assumere a tempo indeterminato; in altri ai figli dei dipendenti viene attribuita una sorta di corsia preferenziale, così da essere preferito a chi non ha un genitore bancario, a parità di curriculum. Ci sono varie sfumature anche tra le posizioni, riguardo questo genere di misure. I sindacati in passato le hanno pretese e rivendicate, le banche subìte. Oggi le posizioni si stanno rimescolando: alcune sigle sottoscrivono malvolentieri accordi in così palese contraddizione con i principi di mobilità sociale ed equità che dicono di sostenere, qualche industriale invece ha messo da parte le sue perplessità.
Questo genere di meccanismi non è limitato alle banche ma è diffuso in molte aziende private e persino in Poste Italiane. L’accordo di ieri è stato commentato così da Alberto Bombassei, vice presidente di Confindustria: “Questa prassi potrebbe sancire un legame stretto della singola azienda con il territorio. Un tempo ci si rivolgeva al parroco per prendere notizie su una famiglia. Oggi, conoscendo la serietà di un padre, si è meglio disposti a prenderne il figlio”. Come se i ragazzi che non vengono valutati e assunti perché non hanno un padre bancario non venissero “dal territorio” ma da un altro pianeta.
Il resto lo spiega bene Pietro Ichino, sempre sul Mattino.
L’accordo Unicredit sugli esuberi appena siglato riserva tra le altre cose una quota di neoassunti ai figli dei dipendenti che vanno in pensione: le sembra un criterio giusto?
Questo accordo è una tipica manifestazione del regime di job property che caratterizza oggi il diritto e la cultura del lavoro nel nostro Paese: poiché il posto di lavoro è oggetto di un diritto di proprietà, è giusto che lo si possa lasciare in eredità a un proprio figlio o nipote.La si può considerare come una prassi tutto sommato adatta a un mercato del lavoro vischioso e un po’ asfittico come è quello italiano?
Direi proprio di no: questa prassi accentua la vischiosità di cui lei parla, accentua il familismo e il difetto di mobilità dei lavoratori, quindi peggiora l’allocazione delle risorse umane nel tessuto produttivo, limitando drasticamente la possibilità di selezione reciproca fra chi cerca e chi offre lavoro. Quando ci chiediamo perché il lavoro in Italia è meno produttivo rispetto agli altri grandi Paesi europei, dobbiamo considerare che anche il regime di job property contribuisce a questo difetto di produttività.Questa sorta di eredità lavorativa può secondo lei creare delle discriminazioni all’interno dell’azienda rispetto ad altri giovani che per essere assunti devono sostenere un regolare concorso?
La discriminazione è peggiore: perché, in questo modo, chi non parente di un “insider” non ha neanche la possibilità del concorso aperto, dal momento che il posto viene assegnato direttamente al figlio di papà per diritto ereditario.Potrebbe anche diventare una sorta di condizionamento per il futuro di un figlio?
Un condizionamento profondamente antieducativo per i figli dei lavoratori interessati, certamente. Invece di stimolarli al massimo impegno nello studio e nella formazione professionale, si invia loro il messaggio secondo cui il posto è comunque garantito in famiglia, senza bisogno di conquistarselo. Ma al tempo stesso si fa il loro danno, perché li si distoglie dal cercare il lavoro che preferiscono, quello per il quale sentono una vera vocazione. Più in generale, si tramanda loro una concezione del mercato del lavoro vecchia e falsa: quella di un mercato in cui se non sei raccomandato non hai alcuna possibilità. Perché impegnarsi per un lavoro migliore, in un mercato come questo?




Esperienza personale. Metà anni 90. Una nota banca senese (…) dopo una serie di acquisizioni si ritrova a dover fronteggiare un migliaio di esuberi. Il vertice prende il telefono e proclama a destra e a sinistra che deve tagliare 1500 posti di lavoro. I sindacati, i politici e tutto il mondo senese si indigna. La risposta della banca è di una semplicità unica: facciamo un bello “scivolo” con tanto di “megaincentivo” per coloro che desiderano andare in pensione con un po’ di “anticipo”. “Consigliarono” il prepensionamento a circa 1700 dipendenti e allo stesso tempo decidono di assumere 300 persone tramite concorso. Per cui il più grande licenziamento di massa della storia della banca diventa di fatto agli occhi della gente come la più grande assunzione.
Ad ogni candidato viene data una valutazione complessiva che però teneva conto del fatto se è figlio o parente di ex-dipendente della banca stessa. Se risiede nella città di Siena, nella provincia, in Toscana, fuori regione.
Non finisce qui.
Tutti i sindacati organizzarono dei corsi di preparazione al superamento del concorso. Quello che nessuno vi dirà mai ufficialmente è che i 300 posti in questione erano già stati spartiti tra i sindacati stessi. Di fatto, nessun candidato che non avesse partecipato ad uno di questi corsi di formazione ebbe la possibilità reale di essere assunto.
Non solo. La quota di assunzioni per sindacato fu proporzionale alla presenza di ciascuna sigla all’interno della banca (non sia mai che con questi 300 nuovi assunti ci sia una variazione nelle rappresentanze sindacali).
Frequentavo S.E.B. e molti dei miei amici parteciparono al concorso. 3 di loro lo vinsero. Tutti e 3 avevano partecipato ai corsi di formazione del sindacato. 2 Senesi. 1 figlio di un ex-dipendente, 1 nipote (ma pesante…).
Mi ricordo di Laura. Figlia dell’ex direttore dell’agenzia di Porta Camollia, senese della Lupa, sindacalizzata. Non assunta. Fu oggetto di scherno da parte di tutti noi!
Ho finito l’università e il tirocinio, a adesso mi sto confrontando col fantastico mondo del lavoro. Se durante gli anni da studente mi riusciva facile trovare lavoro (diciamo lavoretti di “manovalanza” varia), adesso che posso ambire a qualcosa di più, l’impresa sembra impossibile. Porte chiuse: colloqui inutili, curriculum che si accatastano nel dimenticatoio. Sono figlio di operai, e non ho conoscenze. Cosa mi sono messo in testa? Di avere un buon lavoro? Magari quello per cui ho studiato? Prima vengono i figli di papà!
Morale della favola: in questo periodo mi sono incattivito parecchio. Non ho nessun rispetto per l’autorità e ho voglia di spaccare facce in giacca e cravatta.
Una mazza da baseball…quanto bene gli fa..
P.S.:odio la parola “esuberi”. Di licenziamenti si tratta, quindi sarebbe corretto scrivere “licenziamenti” . Però pare brutto.
Questa singolare forma che il signor Ichino chiama “job propety” altro non è per vocazione etimo il Nepotismo, Dicasi favoreggiatore dei propri famigliari, poco diffusa, ma in passato, molto lontano tipo anni sessanta. Grossi gruppi di industrie, organizzavano proprie scuole specifiche, di specializzazione, di assertività per futuri quadri da inserire, nel loro ciclo produttivo, questi giovani erano tutti o una parte selezionata figli di dipendenti attivi, o in forza nel ciclo di produzione. In passato non tanto lontano, figli di Industriali o rampolli facevano il loro ingresso in fabbrica,(addirittura sotto falso nome) per conoscere dal basso la catena di produzione formavano il loro carattere alla vita lavorativa. Il condizionamento del proprio figlio per il futuro, comunque il posto di lavoro è garantito. In questo ordine di cose attualmente i giovani, sono preoccupati del futuro che non c’è quindi secondo il mio modesto parere ben vengano questi tipi di condizionamento. Anzi la vera selezione avviene quando un proprio figlio decide in piena autonomia visto che sicuramente non esiste l’obligarietà da parte del figliolo seguire le orme del genitore, a volte se il mercato lo permettesse la scelta, a quale indirizzo lavorativo prendere. Le dolenti note dell’attuale governo che taglia personale soldi alle scuole di qualsiasi grado, alla ricerca, ha allungato a 40 anni la vita lavorativa ovvero 65 anni, tutto il resto detto dal professore Ichino sono solo parole teoriche visto che propone, deroghe per raggirare art.18, per ventanni, quindi professore se gli impiegati operai, cedono il proprio posto di lavoro al figliolo, che destinato ad essere un futuro povero, per la pensione, in soldoni pari al 50% del salario percepito, e visto che il suo inserimento nel modo del lavoro, fatto gli studi si presuma a trentanni più quaranta, il giovane non più giovane ma settantenne, sarà dura per lui.
voglio aggiungere anche un altro post. in un film di virzì (la bella vita) il padre del protagonista si arrabbia perchè il figlio decide di uscire dall’acciaieria di piombino per mettersi in proprio e gestire uno stabilimento balneare insieme a degli amici.
il genitore si arrabbia proprio perchè si era licenziato 20 anni prima dall’acciaieria per fare assumere il figlio.
questo per confermare che questo sistema viene da molto lontano.
Eppure si leggono acutissime analisi che condannano senza appello il malcostume tutto italico per cui i figli dei notai fanno i notai e i figli dei farmacisti i farmacisti.
Poi capita di vedere casi come questi, dove proprio i sindacati assecondano questo andazzo.
Sindacati? O corporazioni?
Io opterei per la seconda.
“Sindacati? O corporazioni?
Io opterei per la seconda.”
Quando si “categorizza” si corre sempre il rischio di cadere nel qualunquismo. Purtroppo nonostante l’impegno di molti sindacalisti “onesti” e meritevoli a livello personale, anche il sindacato (inteso come struttura) fa parte del “sistema” e al suo interno riproduce gli intrallazzi e i maneggi tipici di qualunque organizzazione in cui ci sia da gestire un potere.
Mi sa che si chiama “familismo amorale”. Il cancro di questo paese.
che schifo, dopo i posti pubblici tramandati grazie a favori politici e di sesso anche quelli delle banche e del parlamento con una legge elettorale ecco perchè nonostante le chiacchiere sia xs che dx non cambieranno mai questa legge, altrimenti figli, nipoti, mogli, avvocati di famiglia, amici di primo letto o secondo come potrebbero sedere sugli scranni più desiderati dagli italiani!