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  • giovedì 14 ottobre 2010

Chi erano i fratelli Dandolo

La storia dei due patrioti risorgimentali cui è dedicata la scuola di Adro, quella dei simboli della Lega Nord

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Dopo una lunga discussione, il consiglio di istituto della scuola elementare di Adro, in provincia di Brescia, non ha solamente deciso di rimuovere tutti i simboli della Lega Nord presenti nell’edificio, ma ha anche scelto di mantenere la vecchia intitolazione della scuola ai fratelli Enrico ed Emilio Dandolo. L’amministrazione comunale aveva deciso di intitolare l’intero complesso scolastico all'”ideologo” della Lega Nord Gianfranco Miglio, il docente universitario che ispirò il partito nelle sue prime fasi, quando Umberto Bossi era ancora sconosciuto ai più. La scuola del paese non ricorderà così uno dei teorici della secessione, ma due patrioti ed eroi risorgimentali che contribuirono all’unità d’Italia.

Emilio Dandolo nacque a Varese il 5 luglio 1830 e non ancora diciottenne partecipò delle Cinque giornate di Milano insieme al fratello Enrico, nato sempre a Varese nel giugno del 1827. La città insorse il 18 marzo 1848 contro gli austriaci che controllavano il Lombardo – Veneto. L’insurrezione portò alla liberazione di Milano divenendo uno dei principali episodi della storia risorgimentale italiana. I due fratelli furono successivamente volontari della Legione Manara partecipando alle campagne militari del Bresciano e del Trentino contro le forze austriache.

Nel 1849, Emilio ed Enrico parteciparono alla costituzione della Repubblica Romana, lo stato sorto in seguito alle rivolte nello Stato pontificio e governata dal triumvirato costituito da Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi. I fratelli Dandolo si occuparono principalmente della difesa del territorio dalle truppe francesi, sul posto per tutelare il Papa, combattendo con il Battaglione bersaglieri lombardi guidato da Luciano Manara, con il quale avevano già collaborato durante le Cinque giornate di Milano.

Nel corso della difficile battaglia di Villa Corsini, Emilio rimase ferito ed Enrico morì, nella notte del 3 giugno. Le truppe francesi riuscirono a liberare Roma dagli insorti: Emilio fuggì in esilio a Marsiglia e successivamente ripiegò a Lugano, in Svizzera.

Quando le acque si calmarono, Emilio decise di tornare in Italia e si diede da fare per organizzare la ripresa delle ostilità contro le forze austriache che controllavano ancora parte del Nord del paese. Decise di partecipare come volontario alla guerra di Crimea, ma fu rimandato a Milano e messo sotto controllo dalle forze di polizia perché ufficialmente cittadino austriaco.

Nell’inverno del 1859, Emilio Dandolo si ammalò gravemente di tisi e morì il 20 febbraio prima di vedere la Lombardia completamente liberata. La partecipazione dei cittadini milanesi al funerale fu molto numerosa e non mancarono le manifestazioni antiaustriache. Per evitare disordini, le autorità austriache decisero di portare la salma di Emilio Dandolo fuori da Milano e di seppelirla nel paese di origine di suo padre, Adro.

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