Due anni fa, durante una conferenza stampa, il presidente del consiglio parlò con i giornalisti della crisi economica in corso e dei suoi effetti sulle aziende quotate in Borsa e sui risparmiatori.
A un certo punto Berlusconi fece un paragone tra la crisi in corso e quella del 1929. “Non è come allora. Nel ’29 le azioni a Wall Street crollarono perché le aziende valevano 100 ed erano quotate 1000. Oggi è il contrario. Le aziende valgono 100 e sono quotate 50. Aziende quali ENI, ENEL, Mediaset…”. Subito dopo completò l’argomento, consigliando di “comprare Eni e Enel, perché le azioni con quei rendimenti dovranno ritornare al loro vero valore”. Il video della conferenza stampa è qui. Berlusconi disse che i risultati deludenti sui mercati erano da imputare al pessimismo generato dall’eccessivo indulgere dei giornali sulla crisi economica, e che nel giro di un paio d’anni i titoli di quelle aziende avrebbero raddoppiato il loro valore.
All’epoca ci furono varie polemiche: un po’ perché le dichiarazioni di Berlusconi condizionarono l’andamento del mercato, facendo salire il valore delle azioni citate; un po’ perché tutte e tre le società vedono in misura minore o maggiore un interesse dello stesso Berlusconi, in qualità di imprenditore o in qualità di capo del governo. Qualcuno nell’opposizione si lamentò, denunciando un’operazione al limite dell’aggiotaggio. Dopo una settimana, però, della promessa già non ne parlava più nessuno: una di quelle cose infilate in una conferenza stampa per tenere in piedi una dichiarazione e giustificare qualche titolo dei giornali.
Intanto però sono passati due anni: abbastanza da verificare la bontà dei consigli dati dal premier ai risparmiatori italiani. Durante questo periodo il blog Jonkind ha tracciato pazientemente, mese dopo mese, l’evoluzione del portafogli di un investitore immaginario, “Emilio”, alle prese con le dritte di Silvio Berlusconi. Emilio ha investito 120 mila euro in ENI, ENEL e Mediaset, due anni fa, con la promessa di raddoppiare il suo capitale. Il risultato non è stato all’altezza delle aspettative.
Invece che raddoppiare il loro valore, come diceva Berlusconi, le azioni dell’ENEL hanno perso il 15 per cento. Quelle dell’ENI hanno aumentato il loro valore del 16 per cento: abbastanza da annullare le perdite delle azioni ENEL ma ben lontane dalla quota promessa. L’aumento migliore è registrato dall’azienda del premier, Mediaset, che è cresciuta del 38 per cento: lontano dal 100 per cento promesso dal premier ma comunque parecchio. In definitiva, però, il pacchetto consigliato dal premier non frutta che il 15 per cento. Emilio guadagna 17 mila euro in due anni, avendone investiti 120 mila.
Nel corso della conferenza stampa, Berlusconi consigliò di puntare su aziende con price earning – il rapporto tra prezzo e utili – compreso tra 8 e 20, alludendo al fatto che quelle con un rapporto superiore a venti fossero sopravvalutate e quindi destinate a perdere terreno. In quel momento tra le aziende con un price earning superiore a 20 c’erano Apple, Google e Amazon. Jonkind ha fatto allora un’altra simulazione, per vedere cosa sarebbe successo se Emilio avesse investito il suo patrimonio sulle aziende sconsigliate dal premier: e insomma, invece che perdere terreno, i titoli di quelle aziende in questi due anni hanno attraversato crescite ripidissime. Emilio avrebbe guadagnato il 241 per cento del suo capitale, quasi una volta e mezza.
Non che si possa fare una campagna – giornalistica, o politica – riguardo questa piccola storia: è troppo lontana rispetto ai temi oggi in agenda, temporalmente e concretamente, e la dichiarazione di Berlusconi non fece abbastanza scalpore da far sì che gli italiani se la ricordino, adesso. Nonostante ciò è comunque utile raccontarla. Per il meritevole esercizio di costanza e memoria rispetto alla volatilità delle dichiarazioni di molti politici che hanno la tendenza a spararla grossa, senza un orizzonte che non siano i titoli dei giornali dell’indomani. E perché torna sempre comodo avere un link da girare a quelli che Berlusconi è bravissimo a fare i soldi per lui, quindi sarà bravo a farli fare a noi.




Bisogna fare i complimenti a Jonkind oltre che per il suo blog anche per economíca che è andata in onda su radio nation.
Beati quelli che seguono B. pensando di trarne un vantaggio… Non vedono e non capiscono. Sono resi miopi dal loro rancore e dal desiderio di stare dalla parte del più forte per sentirsi più forti. La verità, anche quella dei numeri, è ben diversa. B. lavora e parla solo per il proprio vantaggio. Noi lo sappiamo ma non siamo stati abbastanza cinici. Avremmo potuto comprare azioni Mediaset, certi di fare un affare. Non siamo come B., è evidente.
“Il caffè del Pestalozzi!” Divertente, oltre che intelligente.
Sorry, il 241% del capitale non è due volte e mezzo il capitale stesso?
Io vorrei sapere come e dove è nato il mito dell’imprenditore re Mida. Quest’omino non perde occasione per dimostrare di essere, oltre che un uomo ignorante e volgare, un imprenditore incapace. Abbiamo a che fare solo con il classico furbetto con una vera e propria foresta sullo stomaco che ha accantonato qualunque scrupolo per fare soldi, cominciando con il servirsi di fondi oscuri, per continuare facendo l’italiano che si serve degli amici degli amici e finendo con il truccare le regole del gioco per salvarsi. In tutto questo, la sua fortuna la deve a collaboratori tanto scaltri quanto altrettanto privi di scrupoli che hanno fatto il lavoro sporco o, più di rado, quello che avrebbe dovuto far lui. Aveva ragione l’Economist: è “unfit” e oggi è più che patetico.
non per fare il bastian contrario ma anche se non hai fatto l’affare del secolo il 7.5% circa di guadagno annuale mi sembra buono
Il mio consulente finanziario, non cito di che gruppo perché non so se si possa, in questi ultimi tre anni mi ha fatto perdere l’1% e mi ha detto di star contento, visti i chiari di luna.
Fosse l’unica che non ha azzeccato…!