La nostra famiglia vive a Roma da 45 anni, io ne avevo tre quando arrivammo da Taranto, e mio padre – oggi ottantottenne – è stato un alto ufficiale delle forze armate, di sani principi morali, grandissima cultura ma con questa maledetta “fissazione” di non buttare via mai nulla, tantomeno le cose rotte o inutilizzabili.
Io ho iniziato a percepire il disagio verso i 15 anni, dopo che, frequentando le case di altri ragazzi, mi resi conto che tutto quell’accantonamento di cianfrusaglie non era comune e sarebbe stato difficilmente giustificabile agli occhi di eventuali amici che avessero varcato la soglia di casa mia. Dovevo mentir loro quotidianamente e riuscivo a far spingere fino alla mia camera solo le persone con cui avevo più confidenza.
In molte occasioni mi sono sentito un pezzente: da piccoli non si hanno le sicurezze che nel tempo indurendoci si acquisiscono. E ne ho sofferto molto.
Mio fratello, di 10 anni più grande di me, senza grandi piazzate o minacce manifestava a nostro padre il suo dissenso: era il cocco di casa con magnifici risultati sia sportivi che scolastici. Ma nel 1980 fu ucciso da un agente di polizia che lo investì passando col rosso. La questione passò a mia sorella di 5 anni più grande di me, ma sempre senza alcun risultato. Per mio padre averci dato un tetto ed un istruzione fino alla laurea era sufficiente a giustificare il suo vivere in condizioni disordinate e miserevoli. Non avendo lui alcuna intenzione di invitare amici a casa per cena o per un caffè, doveva valere per noi la medesima situazione.
Mia madre non l’ho mai sentita entrare nel merito di questa situazione, manifestando un carattere debole che, dopo la morte di mio fratello, l’ha portata a disinteressarsi della cosa (posso capire ora da padre che una perdita del genere renda tutto quanto il resto superfluo, ma non so ancora giustificarla pienamente). Doveva spesso mentire alle amiche che la invitavano a casa per delle partite a carte e che si aspettavano di venir ricambiate, cosa impossibile visto che da subito, dopo il nostro trasloco dalla precedente casa di Roma in quella nuova appena acquistata, nostro padre aveva saturato il soggiorno con tutte le cose inutili che aveva fatto portare incomprensibilmente dal traslocatore (come le vecchie reti dei letti che piazzò in verticale su di una parete del nuovo soggiorno). Noi provavamo in tutti i modi a farlo ragionare, ma il risultato erano o delle sfuriate micidiali o inutili promesse.

Alla fine ci feci il callo e appena ho guadagnato il mio primo stipendio a 24 anni, sono uscito di casa e me ne sono andato in affitto in una casetta che si portava via più della metà dell’introito mensile, ma che mi faceva finalmente sentire libero di fare entrare a casa mia chiunque volessi.






Complimenti giorgiotheking per come hai affrontato la situazione. Ci hai permesso di avvicinarci alla tua storia anche per la sincerità con cui hai parlato delle tue emozioni.
Se sei scappato da giovane evidentemente non hai smesso di elaborare il dolore di essere sopravvissuto ad una famiglia complicata, arrivando preparato al momento in cui si invertono i ruoli genitori-figli e non si deve più scappare ma rincorrere.
E magari si recupera un rapporto di solidarietà e affetto con gli altri membri del nucleo famigliare, fratelli e sorelle.
Bravo e un abbraccio forte
Carmela, vedo che hai capito tutto, complimenti.
Giorgio, auguri per il futuro!
Giorgio, in parte mi devo ricredere. Pensavo che le cose stessero in un altro modo, ma credo di aver capito quali sono i sentimenti che ti muovono. Per questo vi auguro di aver fatto la cosa migliore e vi faccio un grosso in bocca al lupo. E a te personalmente i complimenti, spero che si realizzino i tuoi propositi e che finalmente possa recuperare il rapporto con tuo papà, se lo vuoi.
Applauso!
Bravo Giò, non ci crederai, ma il racconto della conclusione di questa tua avventura (perchè dell’avventura ci sono tutti gli ingredienti: fatica, sacrificio, rischio, corsa contro il tempo, bluff, intrichi familiari, suspense e colpo di scena finale) a me ha strappato un gran sorriso, credo proprio che fino all’ultimo avresti potuto aspettarti qualsiasi reazione, anzi avrei scommesso per un gran litigone, ma si vede che comunque tuo padre è una persona di buon senso e che tu hai saputo toccare le giuste corde con l’aiuto di tua sorella… solo che però hai fattoò un altro casino, perchè il tuo metterci in questa condizione di intimità facendoci partecipi anche delle immagini di quel “magazzino sfollati” ha fatto sorgere, almeno in me, una curiosità incredibile di sapere come sono venuti questi fantomatici lavori, magari hai trovato la tua nuova ispirazione… Pimp My House!! :)
p.s.
Naturalmente scherzavo, è cosa buona e giusta che la casa di tuo padre abbia la riservatezza che merita, non siamo mica in un reality!
p.p.s. carmela, sei una stronza, vacci a vivere tu nel museo di Ettore Guatellisarcippa.
Mi fa piacere che tutto sia andato per il meglio, auguro a te e a tuo padre serenità e armonia per il tempo a venire.
cara carmela, da fuori è facile fare i saccenti ma ti avrei fatto vivere io in un truogolo per 20 anni e poi mi avresti capito meglio. vedo che gli “amici” del post ti hanno apprezzato e questo ci fa capire che non tutti siamo perfetti ! Apprezzo le critiche costruttive ma di quelle inutili come la tua ne posso fare serenamente a meno.
Al resto degli “amici” dico grazie !!! Senza Luca che mi spronava ad approfondire questo stato di malessere che covava in me fin dall’infanzia, probabilmente non avrei potuto muovermi così accuratamente, avendo ricevuto dei saggi consigli da tutti i partecipanti, compreso coloro che hanno manifestato un lieve dissenso costruttivo e che mi hanno fatto riflettere anche su altri aspetti, magari meno evidenti, ma altrettanto utili.
Oggi comunque sono andato nuovamente da ikea … :-) sesta infornata di materiali utili alla vita quotidiana, dal porta ombrelli, alle tende passando dai lampadari e via dicendo.
Sicuramente dovrò continuare a dargli un’assistenza oltre che morale anche “tecnica”, ma adesso tutto mi pesa meno e sono addirittura convinto che già queste 30 ore mi abbiamo riavvicinato ad un uomo che tanto mi aveva turbato.
Riguardo alla curiosità dell’amico Brandavide, potrebbe darsi che ti accontenti , magari con qualche scatto non invasivo ;-)
La storia non finisce qui, sono convinto che ci sarà altra da raccontarvi e ne sarò felice. Grazie ancora del conforto che mi avete dato e grazie ancora a Luca, vero esempio di giornalismo attento. Vi devo lasciare, mio padre sta venendo a cena a casa nostra e non vorrei farmi trovare con le mani davanti al pc. ciao
Carmela: collezionare non è accumulare ed accatastare. Una passione non è una malattia mentale.
giorgiotheking, infatti io rientro nell’altra categoria (sono molto più giovane di tuo padre quindi i miei esempi non sono ancora dei casi limite): quelli che si sentono dire ‘ma che te ne devi fare?’, quelli che si sentono dire ‘ma qui non ci si può più stare, dovresti buttare qualcosa’… ‘e quanta polvere’, e bla bla bla; e rientro anche nella categoria di quelli cui un bel giorno, guarda caso proprio quando sono partita per un viaggio di tre mesi, hanno buttato un’intera ‘collezione’ di bottiglie che ‘narrava’ di un periodo molto bello… sono rimasta attonita (anche perchè incazzarsi a cosa sarebbe servito??) e non ho potuto fare altro che constatare l’immaturità delle mie amiche che non avevano mai discusso con me questa cosa e che hanno approfittato del fatto che non ci fossi per agire.
Io non ti credo. Dal tuo racconto emerge il desiderio di rivalsa e di voler rendere pan per focaccia a tuo padre, lui ti ha costretto a vivere in quella che era la sua normalità… tu lo costringi nella ‘tua’ normalità (ti ostini a ripetere che sei stato a fare acquisti ad ikea… non ho nulla contro ikea ma sicuramente non offre un elevato livello di pesonalizzazione degli interni).
Per rispondere a Guido Baldoni, credo che converrai con me riguardo al fatto che i limiti tra le opposizioni che hai proposto sono molto sottili oltre che fluidi; collezionare è anche accumulare e accatastare (per questo portavo l’esempio di Guatelli, i collezionisti che ho avuto modo di conoscere sono gran collezionisti che accumulano e accatastano roba…) così come certe passioni se non hanno una prospettiva o un progetto o se non sono condivise possono sfociare in ‘ossessioni’ termine che preferisco a ‘malattia mentale’).
La scorsa settimana sono stata accolta nello studiolo di un anziano signore… un delirio di libri, oggetti, portatili rotti e polvere perchè semplicemente in situazioni del genere non è possibile tenere pulito… il resto della casa era qualcosa di simile ad un normale bazar… un po’ più sobrio ma ugualmente pieno di cumuli di roba… sia da parte sua che da parte della moglie non c’è stata alcuna vergogna, e non sto parlando di due disadattati, anzi hanno un’attiva vita sociale.
Sia nella storia del padre di giorgiotheking che nella storia di quei due fratelli americani io ci vedo una profonda solitudine.
cara carmela, già così il tuo intervento mi sembra molto più costruttivo. Questa tua irrequietezza deriva probabilmente da una tua “forzata” esperienza che ti ha fatto soffrire e mi dispiace per te.
Riguardo al non credermi purtroppo non saprei come convincerti e tantomeno lo troverei opportuno, ma è pur vero che non è questo l’oggetto del contendere e quindi pace.
Se poi entriamo nel merito di IKEA posso dirti che le spese da sostenere sono state innumerevole e , non so per te, ma per me spendere complessivamente circa 20.000 euro non sono pochi. Vorrà dire che se ci sarà una seconda volta ti chiederò consiglio, magari nella vita sei un’arredatrice d’interni che con pochi euro ti rende una topaia una reggia ….
Tornando sempre alla scarsa considerazione che hai del Sig. Ikea, se compri l’arretrato di agosto 2010 di AD, potrai vedere in copertina e poi all’interno una magnifica villa in grecia (serifos). Questa villa, che abbiamo preso casulamente in affitto a fine agosto, è completamente arredata con mobili Ikea reinterpretati e personalizzati da un architetto del luogo…. cos’altro dirti ?
Cara Carmela ci vuole un pò di fantasia nella vita, non si può campare solo puntando il dito contro il prossimo perchè si è subita un’ingiustizia, ma cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno con serenità e fiducia. Vedi tu, io ho appena finito di cenare con mio padre che mi ha ringraziato per aver fatto quello che lui desiderava fare da anni ma che non aveva coraggio di chiederci vista la mole di lavoro che, oltretutto, agli occhi di un anziano era ancora più colossale.
In bocca al lupo e se domani incontri il vicino di casa che ti sta sulle scatole da sempre salutalo con un bel sorriso, lui rimarrà sbalordito e tu inizierai la tua giornata con una nuova positività. ciao
Salve a tutti,sono un amico di giorgiotheking e l’ho aiutato in quei primi roventi giorni dello scorso agosto a risolvere il problema dell’appartamento di suo padre;ho una mia ditta di traslochi e sgomberi e devo dire che ho incontrato più volte nel corso dei miei venti anni di attività, problematiche di questo genere, uno per tutte,appartamento di circa 180 mq.in Roma,completamente invaso di materiali di ogni genere fino ad una altezza di m.1.60,tanto da non riuscire ad aprire la porta di ingresso;la quantità di materiale ivi accumulato non permetteva a chi vi abitava,di raggiungere il bagno per cui tutte le umane deiezioni venivano espletate in un angolino vicino l’ingresso,luogo dove tra l’altro era collocata una poltrona dove il poveretto dormiva,essendogli ormai impossibile raggiungere la camera da letto…..e poi tanti altri casi ancora….sembrerebbe un fenomeno dai contorni molto metropolitani.
So che è passato molto tempo dall’ultimo commento, ma solo ora ho letto la storia di Giorgio e vorrei dirgli che lo capisco, perchè a me è capitata una cosa simile. Mia nonna soffre da sempre di disposofobia:oltre a non buttare via nulla, finchè è stata in salute, era solita portare a casa ciò che trovava in strada o nei cassonetti dell’immondizia. Io non vivevo con lei, ma immaginerete la disperazione di mia madre quando eravamo costretti ad andare a cena da lei ed io e mia sorella eravamo solo delle bambine. Quando poi mia madre morì, giovanissima, non trovando disponibilità da parte dei parenti di mia madre, mio padre decise che era assai più sicuro lasciarmi a casa da sola insieme a mia sorella, piuttosto che mandarmi a vivere dalla nonna. Solo molti anni dopo, quando mia sorella se ne andò da casa ed io raggiunsi la maggiore età, mi annunciò che saremmo entrambi andati a vivere dalla nonna. Io scelsi una stanza, piccolissima, ci misi 2 giorni per svuotarla (ovviamente trasferii il tutto in un’altra camera, guai a buttare via qualsiasi cosa), pulirla e disinfettarla. Fortunatamente in casa c’erano due bagni, io mi appropriai di uno che, una volta svuotato, pulito, disinfettato, chiusi e nascosi la chiave in camera mia, sempre chiusa a chiave anch’essa. Mio padre, solo dopo il mio trasloco, decise che non si sarebbe trasferito perchè non poteva vivere a 50 anni con la madre (ci credo, dopo esserci cresciuto, come avrebbe potuto tornare in quel tugurio?). Per me è stato un incubo, non ero libera di buttare la spazzatura che prima di uscire di casa veniva attentamente selezionata da mia nonna. Vivevo in una casa immensa (2 sale, una cucina, 2 bagni, 5 camere, cantina, garage, giardino, terrazzo immenso) completamente ingombrata da schifezze, polverose, unte, rotte, sporche. L’unico angolo libero era la mia camera, che per contrastare avevo sistemato in maniera asettica, spoglia, perchè ogni superficie potesse essere facilmente lavata, pulita, disinfettata. Mangiare non era facile: le stoviglie venivano abbandonate in giardino al servizio dei gatti, recuperate, lavate e riposte nella credenza e poi magari usate per cucinare il pollo arrosto. In frigo avanzi di mesi e mesi, finchè non ammuffivano o il gatto non li esauriva. Per casa insaccati, formaggi, taniche di olio di 10 anni fa, un odore di muffa da togliere il fiato. Inoltre, lei aveva anche l’ossessione di toccare ogni oggetto sul tavolo, compreso il cibo nei piatti: anche pranzare o cenare era diventato uno stress. Così mi attrezzai con stoviglie mie che nascondevo in camera e mangiavo quando lei già dormiva. Poi accadde qualcosa: un giorno mi chiamarono dicendo che era finita in ospedale a causa della rottura del femore. Sembrerà crudele, ma io fui felice: una casa piena di scale, non potrà più muoversi e seminare sporcizia e fetore in ogni angolo. Chiamai subito una donna delle pulizie e ci mettemmo una settimana intera per svuotare e pulire solo la sua camera, la cucina, il bagno e le sale (1/4 della casa per intenderci). lei restò fuori credo 2-3 mesi. Tornado era palesemente a disagio nella pulizia e nell’ordine, per nonparlare di tutto quello che era stato buttato via, così diventò isterica, doveva assolutamente riempire tutto quello spazio vuoto. Era una lite il solo buttare la spazzatura, sia con me che con la sua badante che ragionevolmente dava segni d’isteria ed alla fine se ne andò. Tronando a mia nonna, quando tornò a casa rimasi stupita e schifata da quanto una persona potesse aver perso qualsiasi tipo di dignità ed umanità. Rifiutava l’aiuto della badante per lavarsi, andare in bagno, pulirsi. Poichè ogni movimento era diventato faticosissimo tralasciava di rivestirsi uscendo dal bagno, chiudere la porta (e sapete gli anziani al bagno non sono uno spettacolo nè per la vista nè per l’olfatto) senza badare alla presenza di una ragazza di 18 anni in casa. Ovviamente era impossibile starle accanto senza avvertire conati di vomito a causa del fetore che emanava (era costretta ad usare il pannolone, che ovviamente utilizzava per giorni interi, sai che spreco sennò!). Ora io vivo lontana da 1 anno e non torno a casa da 8 mesi. Mio padre mi ha detto che mi ha preparato una camera a casa sua per quando torno, eprchè da nonna “è un casino”. Prima di andarmene mi sono spedita tutte le cose a cui tenevo, anche se inutili ai fini dello studio, perchè sapevo che al ritorno sarebbero state inutilizzabili. Il resto l’ho imballato, sperando di fermarla di fronte agli scatoloni chiusi, ma ci spero poco. Questa la storia di poco più di 3 mesi di convivenza con una disposofobica.
Ciao Giorgia,
è passato molto tempo da quando hai scritto, tuttavia vorrei sapere ad oggi come si sente tuo padre. Sto vivendo una situazione analoga e stiamo cercando di aiutare la persona a noi cara con tutti i mezzi a disposizione. Visto che in passato è stato tentato ciò che hai fatto anche tu, ma con una reazione drammatica da parte dell’interessato, non abbiamo avuto il coraggio di ripetere l’esperienza. Nonostante ciò la situazione è abbastanza ingestibile ormai e ci troviamo costretti a fare qualcosa. Vorrei sapere ad oggi com’è la situazione e come ha reagito di preciso tuo padre nei giorni che sono seguiti al suo rientro nella nuova casa.
A Carmela vorrei dire che ho dato un’occhiata al museo Gualtelli, molto bello, ma la sua “disposofobia” è insolita, in quanto è tutto in perfetto ordine e catalogato secondo temi precisi. Si tratta piuttosto di collezionismo compulsivo, ma con una logica e un ordine quasi maniacale che lo rende affascinante. I dispofobici, come le persone che stiamo cercando di aiutare accumulano e basta senza logica e soprattutto senza un ordine indispensabile per riuscire a convivere con questa moltitudine di cose.
Credo che tutte le persone che hanno questo disturbo tendano a giustificarsi come fai tu, ma di Ettore Gualtelli ne esiste uno solo, le case degli accapparattori sono ben diverse da quelle fantastiche stanze.
Grazie Giorgio
Giorgia
Ciao Giorgio, è passato del tempo, ma solo ora mi interesso al problema, spero tu mi possa indicare la via d’uscita. Pregherei la gentile Carmela, con il “suo” museo Guatelli, impropriamente citato, dall’astenersi dai commenti che non gradisco, grazie. Da quando ero piccola, la mia mamma tendeva ad accumulare giornali che non leggeva, cose inutili. La situazione era, alla fine, mantenuta sotto controllo: c’era mio padre, molti amici suoi che venivano a casa, un minimo di vivibilità era garantito. Poi le cose sono peggiorate: mio padre si rifuggiava nel lavoro, mia madre svolgeva una serie di attività benefiche/volontariato, ma acendo così, entrambi trascuravano la casa.
Quando mio padre si è ammalato e poi morto, la situazione è precipitata. Quando sono arrivata al suo capezzale, la casa era piena di tutto. Passavo le notti a portare via chili di roba, di notte, perché di giorno la mamma si vergognava di… far vedere ai vicini cosa portavo via e quanta fosse. Ho riempito tre cassonetti condominiali, scatenando le proteste dei vicini per l’immondizia che straripava: questo solo con cose non riciclabili perché il resto lo portavo alle stazioni apposite. Ho trovato i pacchi natalizi mandati da me o dai miei conoscenti, mandati anni prima, gamberetti nei vasi comprati (da me) anni prima (aperti ma conservati intatti per il resto), pezzi di carne del cane sotto i mobili, giornali dovunque, cose più strane nei posti più strani. Un enorme spreco di denaro, risorse, un enorme rischio per la salute, una situazione insostenibile. Non oso pensare cosa sia successo in questi anni: un po’ non ci potevo andare e, onestamente, un po’ non ci volevo andare: durante le imprese di pulizia mia madre mi ha picchiata e minacciata diverse volte. Potrei anche diffendermi, ma non me la sento di picchiare una donna anziana, d’altro canto non posso subire schiaffi, sputi, insulti, calci e botte e dormire su un mucchio di giornali. Mi mette paura andare a casa sua (che sarebbe anche mia) e vedere cosa sia diventata. Io non ho 20 mila euro da spendere. D’altra parte questa persona è in casa e, probabilmente, cercherebbe di impedire qualsiasi “blitz”, strillando, chiamando la polizia etc. Inoltre sono preoccupata: non è che sia un disturbo che manifesterò anche io? Lei, Giorgio, che ha avuto tanto coraggio, conosce dei buoni specialisti?
Grazie e scusi lo sfogo
Maria