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Le imprese di Daniela Santanché

Il grande business della sua concessionaria pubblicitaria produce più relazioni che profitti

L’Espresso di questa settimana in un piccolo boxino rende conto delle difficoltà economiche dell’agenzia pubblicitaria Visibilia, fondata da Daniela Santanché, che si occupa della raccolta pubblicitaria di vari quotidiani italiani, tra cui Libero, il Giornale e il Riformista. È una storia interessante, e d’altra parte bisognerebbe spiegarla dall’inizio: partendo da Daniela Santanché, arrivando alla sua agenzia pubblicitaria e infine alle sue difficoltà economiche.

(Da dove viene Daniela Santanché)

Niente paura: non che sia necessario ripercorrere una per una le tappe della carriera di Daniela Garnero (Santanché è il cognome del suo primo marito, che continua a utilizzare malgrado il divorzio). Però un po’ sì, perché la storia della sua attività imprenditoriale si intreccia più volte con la sua attività politica. Santanché nel 1999 viene eletta consigliere provinciale a Milano, nel 2001 si candida alla Camera: non sarà eletta, ma subentrerà a seguito delle dimissioni di una collega di partito. Rieletta nel 2006, sopporta malamente le prime evoluzioni del pensiero di Gianfranco Fini (sulla procreazione assistita, sulle coppie di fatto, sul voto agli immigrati). Il rapporto si interrompe: Fini rimuove Santanché dall’incarico di Responsabile pari opportunità di AN e lei esce dal partito e si unisce alla Destra, il partito di Francesco Storace, di cui diventa portavoce nazionale. Nel 2008 si candida a premier per la Destra, attaccando Berlusconi con grandissima violenza: otterrà il 2,4 per cento dei voti e inizierà un graduale riavvicinamento a Berlusconi, che la porterà a uscire dalla Destra, fondare un suo movimento e diventare, a febbraio del 2010, sottosegretario all’attuazione del programma.

Per sapere di Visibilia, invece, bisogna fare un passo indietro fino al 2007. Daniela Santanchè è in AN, ancora per poco, e fonda una concessionaria pubblicitaria in società al 50 per cento con la famiglia Angelucci, editrice di Libero e del Riformista. Una concessionaria è una società che si occupa della raccolta pubblicitaria per una o più testate giornalistiche, tenendo per sé una commissione. Visibilia comincia bene, ereditando proprio la raccolta pubblicitaria dei quotidiani della famiglia Angelucci: Libero e il Riformista.

Un anno dopo, al momento di stendere il primo bilancio, le cose iniziano però a traballare. La raccolta pubblicitaria di Libero arretra rispetto a quanto raccolto dalla precedente concessionaria, Publikompass, che ottiene anche un cospicuo risarcimento per la risoluzione del contratto subìta per far posto a Visibilia. Per il Riformista le cose vanno ancora peggio: girano voci di perdite intorno all’ottanta per cento e di una possibile rottura del contratto.

Alla fine del 2008 il bilancio di Visibilia parla di 11 milioni di fatturato e appena 20 mila euro di utili: l’amministratore delegato Bruno Bolondi viene sostituito dalla stessa Santanché, che intanto ha appena lasciato la Destra per fondare il suo Movimento per l’Italia (e ricorderete i giganteschi 6×3 nelle città italiane). Nel 2009 Visibilia fa un altro salto di qualità, accaparrandosi la raccolta pubblicitaria dei free press DNews e Metro e poi addirittura quella del Giornale, edito da Paolo Berlusconi, che lascia la Mondadori Pubblicità per affidarsi alla Visibilia. Sembra che Santanchè non si fermi e sia a un passo dal raggiungere un accordo persino con l’Unità, e la stessa titolare della società ne parla apertamente in un’intervista a Giancarlo Perna. Non se ne farà nulla. Pochi mesi dopo il riavvicinamento con Berlusconi si completa: Santanchè aderisce al PdL ed entra nel governo come sottosegretario all’attuazione del programma di governo, tra le contestazioni e i fischi degli stessi parlamentari di centrodestra. Santanché lascia allora gli incarichi dirigenziali in Visibilia, pur rimanendone proprietaria e azionista.

Il portafoglio dei clienti di Libero cambia – ne scrisse nel dettaglio Marco Lillo sul Fatto – ma gli affari continuano a non andare benissimo. Questa settimana l’Espresso scrive del ritardo con cui Visibilia paga le competenze a Libero, e il Mondo conferma che secondo l’ultimo bilancio i crediti della società verso i clienti sono lievitati da 7,6 milioni nel 2008 a 11,2 milioni, tanto da costringere gli amministratori a incrementare il fondo di svalutazione crediti e da sestuplicare i debiti della società verso le banche.

A questo punto si spargono due voci: una per cui Libero penserebbe di tornare a Publikompass, la sua vecchia concessionaria, e una per cui la stessa Santanché sarebbe sul punto di acquistare il Giornale in società col direttore Vittorio Feltri e il condirettore Alessandro Sallusti. È più di una voce, visto che viene avallata dallo stesso Sallusti: “Mi risulta che ci sia un’intenzione seria di aprire il Giornale al mercato, soprattutto in presenza di conti che stanno dando segnali molto interessanti di risanamento e che nel giro di un anno saranno, ci auguriamo, risanati”. Il condirettore del Giornale parlò di una “squadra capitanata da Feltri” che poteva legarsi al Giornale “attraverso una partecipazione azionaria”.