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  • venerdì 10 settembre 2010

Cina e Giappone litigano in mare

Il governo di Pechino ha richiesto il rilascio del capitano cinese arrestato nelle acque contese con i giapponesi

Il capitano è accusato di aver opposto resistenza alla guardia costiera giapponese, che gli aveva intimato di lasciare l'area

Il ministro degli esteri della Cina ha convocato, per la terza volta in meno di due giorni, l’ambasciatore giapponese per richiedere la liberazione del capitano di una nave cinese arrestato con l’accusa di aver causato la collisione con due imbarcazioni della guardia costiera del Giappone. L’incidente è avvenuto nelle acque nei pressi delle Isole Senkaku, un insieme di isole non abitate appartenenti al Giappone, ma reclamate da tempo dalla Cina e da Taiwan. Le autorità giapponesi sembrano essere intenzionate a perseguire il capitano della nave, nonostante le forti pressioni del governo di Pechino che vorrebbe risolvere quanto prima il contenzioso.

Zhan Qixiong ha 41 anni e rischia ora di passarne tre in carcere con l’accusa di aver opposto resistenza alle autorità marittime giapponesi martedì scorso. Il capitano della nave potrebbe essere rilasciato in tempi brevi solamente a una condizione: riconoscere di aver cercato volontariamente lo scontro con la guardia costiera. Gli altri membri dell’equipaggio, quattordici uomini in tutto, non sono stati arrestati, ma dovranno rispondere alle domande degli inquirenti e fornire la loro testimonianza sull’accaduto.

Stando alle prime ricostruzioni, Zhan si sarebbe rifiutato di allontanarsi dalle acque contese tra Giappone e Cina come richiesto dalla guardia costiera giapponese. Il capitano non avrebbe risposto all’invito, spingendo le autorità marittime a procedere per bloccare l’imbarcazione. Si parla di una collisione, senza particolari danni, tra le barche coinvolte nell’operazione, ma non si conoscono ancora tutti i dettagli.

La Cina ha inviato una propria nave nella zona, riferiva ieri il Guardian, ma non è ancora chiaro se l’imbarcazione di rinforzo servirà per pattugliare la zona delle isole Senkaku (Diaoyu per i cinesi), o per recuperare i membri dell’equipaggio della nave di Zhan. Il governo giapponese rivendica il proprio diritto nel condurre le indagini per scoprire la verità.

I due paesi escludono che l’episodio possa minare i loro rapporti diplomatici, ma non sembrano comunque intenzionati a tornare sui loro passi. Le isole Senkaku sono oggetto di una disputa territoriale che dura da oltre un secolo. Dopo la prima guerra sino-giapponese, la Cina cedette al Giappone l’isola di Formosa (Taiwan) e tutte le altre isole appartenenti alla stessa Formosa. Non fu mai chiaro se le Senkaku facessero effettivamente parte di Taiwan e dunque dovessero finire sotto il controllo giapponese.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale al 1972 le isole furono controllate dagli Stati Uniti, che avevano occupato Okinawa. Quando gli statunitensi abbandonarono i territori occupati, sia la Cina che Taiwan richiesero di riottenere la sovranità sulle isole. Le ragioni della contesa, che continua ancora oggi, sono principalmente di natura economica. Le acque intorno alle isole Senkaku sono molto pescose e potrebbero anche nascondere altre risorse, come gas naturale e petrolio.

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