Fastweb diventa svizzera

Swisscom vuole ottenere il completo controllo della società italiana, che uscirà dalla Borsa

Dopo mesi di ipotesi e indiscrezioni i piani di Swisscom, il principale operatore telefonico svizzero, sono chiari: la società vuole ottenere il completo controllo di Fastweb. Swisscom possiede già l’82% delle azioni dell’operatore italiano e mira all’intero capitale di Fastweb e al conseguente addio della società dalla Borsa di Piazza Affari.

L’offerta di Swisscom è pari a 250 milioni di euro: dunque per il 17,9% delle azioni ancora sul mercato la cifra per ogni azione è pari a 18 euro. La proposta della società supera del 40% i valori medi delle azioni Fastweb degli ultimi sei mesi, ma è comunque molto distante dai 47 euro pagati per ogni azione da Swisscom nel corso della precedente acquisizione di titoli azionari nel 2003. Quando Fastweb arrivò sul mercato attraverso e.Biscom, il valore delle azioni era pari a 160 euro. Tutto merito della bolla speculativa della new economy, che si sarebbe poi sgonfiata riportando i valori dei pacchetti azionari verso cifre molto più basse.

A dieci anni dal proprio debutto in Borsa, Fastweb potrebbe dunque non essere più quotata in italia. Ma la società svizzera assicura che per i clienti italiani non cambierà nulla e che «Fastweb manterrà la propria italianità», ma non è chiaro se Fastweb cambierà nome e marchio, omologandosi alla proprietà. Niente scossoni, dunque, anche se secondo Simone Filippetti del Sole 24 Ore l’uscita dal listino della Borsa (il delisting) sarebbe dovuto avvenire prima:

Semmai, è il delisting che arriva in ritardo. Da anni il mercato speculava su un affondo di Swisscom per avere il 100%: vista la quota già detenuta ha senso un delisting, soprattutto perché Swisscom è a sua volta già quotata. Ma l’ad Carsten Schloter aveva sempre negato questa eventualità (l’ultima volta risale allo scorso marzo). Ora l’improvvisa inversione di rotta, dopo che pochi giorni fa erano circolati rumors di Borsa (e il titolo era schizzato del 18%): Swisscom si era limitata a definire il delisting un’ipotesi. Poi l’inattesa accelerazione e vista la determinazione degli svizzeri nel voler in ogni caso portar via dal mercato la compagnia (tanto che non è esclusa l’ipotesi di un’eventuale fusione con la capogruppo), per gli azionisti di minoranza non c’è alternativa al consegnare i titoli.

L’offerta pubblica portata avanti da Swisscom è sostenuta principalmente dalla banca Credit Suisse. L’operazione partirà a metà ottobre e proseguirà fino a metà novembre. In un mese la società svizzera spera di poter passare dall’attuale 82% al 95% di controllo di azioni Fastweb. Se il piano andrà in porto come previsto, Swisscom potrà ridurre i costi riorganizzando parte delle proprie strutture ed eliminando i doppioni di alcuni uffici con Fastweb.

Nel corso dei suoi dieci anni in Borsa, la società italiana ha faticato non poco nel trovare la propria strada verso i profitti. L’obiettivo è stato centrato nel 2008 e si sarebbe ripetuto anche lo scorso anno, ma alcuni accantonamenti straordinari non lo hanno consentito. In compenso la gestione industriale è in utile per almeno 35 milioni di euro. Dei problemi giudiziari della società, Swisscom al momento preferisce non parlare, come spiega oggi La Stampa:

Nemmeno un accenno, nella nota di Swisscom (che insiste sull’italianità e gli investimenti in Italia) che annuncia l’Opa a 18 euro per azione con un esborso totale massimo di 256 milioni, all’inchiesta giudiziaria su riciclaggio e false fatturazioni (che coinvolse anche Telecom Sparkle) che lo scorso febbraio ha portato in carcere l’ex fondatore Silvio Scaglia e costretto a lasciare l’ad Stefano Parisi. Ma è chiaro che proprio quest’ultimo guaio è la goccia che ha fatto traboccare il vaso convincendo Carsten Schloter, numero uno di Swisscom, ad accelerare un’operazione che priva di un altro titolo la già misera Piazza Affari.