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Felicemente truffati

4 settembre 2010

Sul Daily Telegraph, tradotto da Presseurop, spiegano perché l’acquisto dei beni contraffatti va a vantaggio dei consumatori e dei proprietari dei marchi originali, tanto da suggerire alle forze di polizia europee di impegnare le risorse altrove.

È un acquisto vacanziero, impulsivo. La borsa Louis Vuitton falsa o il Rolex taroccato, dati via per quattro soldi. Anche se dopo, in qualche modo, chi li acquista finisce per pentirsi. Di certo nessuno si lamenta del prezzo, ma sorge più di un dubbio sulla qualità, sulla legalità e su chi alla fine tragga profitto dal mercato dei falsi. A quanto pare, però, sono tutte preoccupazioni inutili. Un nuovo rapporto finanziato dall’Unione europea sostiene che comprare prodotti falsi va più che bene.

Lo studio, firmato tra gli altri da un consulente del ministero dell’interno britannico, sostiene che il mercato dei capi contraffatti a prezzi stracciati va a beneficio dei consumatori. Il documento respinge inoltre le istanze delle grandi firme, sostenendo che le perdite derivate dalla contraffazione sono largamente esagerate – chi compra un falso non sarebbe mai in grado di acquistare l’originale – e ipotizzando che i beni contraffatti possano in realtà promuovere il marchio originale.

Il rapporto suggerisce che la polizia non dovrebbe perdere tempo cercando di fermare i contrabbandieri, e smentisce le voci secondo cui il mercato dei falsi finanzierebbe il terrorismo e la criminalità organizzata. Oltretutto l’opinione pubblica non mostra un grande interesse verso un possibile inasprimento delle leggi: i consumatori si limitano a godere degli affari resi possibili dal commercio illegale, che nel Regno Unito raggiunge un volume stimato di 1,3 miliardi di sterline.

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8 Commenti

  1. E grazie, così sono capaci tutti e sopratutto gli inglesi, dopo che non producono più nulla e, quel poco che producono, è di proprietà straniera.

    Classico caso di fare il frocio col culo degli altri, ad esempio italiani

  2. Non del tutto peregrine come valutazioni. La contraffazione, checchè se ne dica, nasce già all’interno delle maison.Non si spiegherebbero i loghi ed i punzoni originali che spesso e volentieri vengono trovati nei capannoni della chinatown pratese ma anche di quella italiana in veneto o nelle marche. E così per l’usura che nasce all’interno del sistema bancario.

  3. piti

    Per quel che vale dal punto di vista della legalità, è evidente che chi spende sette euro per una borsa di Vuitton, non ne spenderebbe (non potendo o giudicandolo insensato) altrimenti una migliaiata e passa per una originale.

  4. pieros

    Finalmente un punto di vista originale. Da tempo penso che Louis Vuitton non sarebbe così conosciuto se non fosse per le borse false: un marketing virale ante litteram e questa è una conferma. Amico johndoe, di luoghi comuni come i tuoi non se ne può più. E poi sempre a sospettare che ci sia un basso interesse sotto: sembri uno di quelli che se la prendono con gli inglesi – che giustamente inorridiscono per il rapporto Berlusconi-Gheddafi – sostenendo che lo fanno solo perché il petrolio libico viene a noi e non a loro. Ma basta con la propaganda fascista della Perfida Albione!

  5. Più che un punto di vista originale, è un punto di vista elementare, quasi stupido nella sua semplicità. Solo che non è un molto borghese, per cui non è bene lo si dica. A me peraltro non me lo toglie nessuno dalla testa il sospetto che gli originali ed i falsi vengano in realtà prodotti, anzi, fatti produrre, dalle stesse sottopagate aziende cinesi.

  6. Beh, amico pieros, io che sono un fiero sostenitore della proprietà privata, difendo anche quella intellettuale. Che io scriva software o libri, componga musica o brevetti borsette e profumi, ritengo (forse impropriamente ai tuoi occhi) giusto che il mio lavoro sia tutelato.

    A me della perfida albione non fotte nulla, potrebbero essere esquimesi o maori e sarebbe la stessa cosa.
    Sugli inglesi facevo solo notare che loro, da tempo, non producono più una fava e, sul petrolio che tu citi, osservo sommessamente che anche io, al posto loro, sarei un pelino incazzato nel vederlo prendere la strada dell’italia.
    Sopratutto dopo aver liberato il bombarolo di Lockerbie perchè “moribondo”…

    E poi, se basta questo per darmi del fascistoide allora va bene così, facciamo che va bene e buona serata a te.

  7. qstar

    calma ragazzi..
    le griffe contraffatte sono pericolose solo se vengono vendute nei negozi autorizzati al posto di quelle vere. In pratica spendi 4000 euro per un borsa che presumi originale e ti ritrovi con un falso. Il cliente truffato e l’azienda detentrice del marchio subiscono un danno. Il discorso e’ comunque al netto della considerazione che comunque e’ illegale vendere griffe contraffatte, negozio o bancarella che sia.
    discorso diverso per la musica o i programmi craccati. Quelli si sono pericolosi per le aziende perche’ il prodotto contraffatto sostituisce ed opera come l’originale, facendo crollare gli acquisti degli originali appunto.
    In pratica non tutti i prodotti contraffatti hanno lo stesso impatto sul mercato. Tutto qui.

  8. unit

    non so per la musica, ma per i programmi craccati il discorso è più o meno lo stesso. Tra gli anni ’80 e ’90 Microsoft ci ha costruito un monopolio chiudendo tutte e due gli occhi davanti alle copie piratate di msdos e windows.

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