L’alcol
“Per gli standard dell’epoca non ero neanche lontanamente un beone, e praticamente a pranzo potevo toccare alcolici solo a Natale. Se considero però il quadro generale, ero ai limiti. Un whisky o un gin tonic prima di cena, poi due bicchieri di vino, a volte mezza bottiglia. Insomma, non troppo: conoscevo i miei limiti. Ma sapevo che era diventato un sostegno”.
La coalizione
“Non voglio creare problemi a David Cameron: so quanto è complicato fare il primo ministro e ho simpatia e rispetto per chiunque svolga quell’incarico. Il vero problema della coalizione sarà molto semplice: conservatori e libdem non vanno d’accordo su molte cose. In molte cose di politica interna, i conservatori daranno il meglio di sé quando faranno le cose a modo loro. Daranno il peggio di loro quando dovranno sforzarsi di trovare compromessi con l’anima più di sinistra dei libdem”.
Le domande al primo ministro
“I question time sono stati senza dubbio l’esperienza più snervante, scombussolante, terrorizzante dei miei primi tempi da primo ministro. Avete presente quella scena del Maratoneta in cui il dottore nazista interpretato da Laurence Olivier usa il trapano sui denti di Dustin Hoffman? Alle 11,45 di tutti i mercoledì mattina, avrei scambiato la mia mezz’ora di question time con mezz’ora di quella roba lì”.
Cambiare le cose
“La cosa più importante che ho imparato dal mio primo mandato fu che la politica del nostro tempo ha molto a che fare con cambiamenti strutturali, gestione e realizzazione di progetti, piuttosto che con fissazioni ideologiche, sinistra contro destra, o con l’idea che il governo può cambiare le cose in un baleno, a colpi di editti”.
L’Iraq
“Non posso pentirmi della decisione di andare in guerra. Posso dire che non immaginavo che genere di incubo sarebbe diventato, e questa è una mia responsabilità. La verità è che non siamo riusciti a prevedere il ruolo che avrebbero avuto Al Qaida e l’Iran. Il fatto che avremmo dovuto farlo è un altro discorso, e come avremmo dovuto affrontare la questione è ancora un altro discorso. L’angoscia e la tristezza che mi davano le vittime non può essere descritta e va molto oltre la generica compassione che si avverte quando si sentono quelle notizie. Ci sono state anche molte lacrime, ma non bastano a spiegarlo. Sono disperatamente dispiaciuto per loro, per chi ha avuto la sua vita spezzata, per le famiglie il cui lutto è stato reso più doloroso dalle polemiche sul perché i loro amati sono morti. Non so dire quanto mi dispiace con le parole. Posso solo sperare di redimermi in qualche modo dalla tragedia della morte, grazie alle azioni di una vita, la mia vita, che continua ancora”.





“La cosa più importante che ho imparato dal mio primo mandato fu che la politica del nostro tempo ha molto a che fare con cambiamenti strutturali, gestione e realizzazione di progetti, piuttosto che con fissazioni ideologiche, sinistra contro destra, o con la nozione che il governo può cambiare le cose in un baleno, a colpi di editti”.
è un pensiero molto lucido che dovrebbe riguardare anche chi governa dalle nostre parti.
Se non le chiamiamo fissazione ideologiche ma principi di fondo (quali che siano), è la stessa cosa e suona meglio.
E soprattutto orientano i cambiamenti strutturali, la gestione e la realizzazione di progetti. Che non sono un dato a priori o un elemento oggettivo come la pioggia o la data sul calendario, ma scelte che si fondano, appunto, su dei principi.
Chi nega di seguirne, credo ne segua di non confessabili.
Quella sul question time è un inno (inconsapevole) al modello Westminster: che invidia!
Bisogna sentirlo parlare per capire il perché del suo successo, un comunicatore formidabile. Mi accontenterei di una sua metà qui da noi.
Ma state scherzando? Questo cretino è quello stesso che insieme a Bush ha innescato il disastro irakeno forse addirittura bevendosi le balle dei servizi italiani sulle fantomatiche armi di distruzione di massa di Saddam. Quasi quasi mi consolo che da noi abbiamo un pagliaccio che almeno si limita a fare danni ai suoi connazionali, che poi siamo noi, e ai disgraziati che scompaiono nel mare nostro o nei container libici.