Vediamo che è stato ripreso molto il post di Flavia Perina con attaccato in testa il titolo del post (“Più fascisti di noi”), che però è stato fatto in redazione, come avviene in ogni giornale. Quando riceviamo dei suggerimenti di titoli da parte degli autori di solito li usiamo, altre volte non ci sono proposte e ce ne occupiamo noi, come in questo caso: abbiamo sintetizzato grossolanamente il concetto (Perina parlava di un tratto storico muscolare del fascismo, non del fascismo ideologico). Ma visto che sta venendo attribuito erroneamente al testo stesso di Perina, lo rimpiazziamo con uno più coincidente esattamente con le sue parole.
— blog
Fascisti in redazione
2 settembre 2010
36 Commenti
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Era un po’ fortino in effetti! Comunque complimenti anche per post come questo. Ah scusate ma oggi va così.. la “s” nella parola fascimo ideologico;)
Mi spieghi, per favore, questo “come avviene in ogni giornale”. Forse, se si inventa “il Post”, c’è un’opportunità di non fare come in OGNI giornale?
Oppure, se c’è una redazione anche al Post (e non vedo perché non debba esserci), può spiegarcene i compiti?, e come differiscono da quelli della redazione di un giornale ‘mainstream’?
Per esempio, una volta ho letto un post sulla politica dei tassi di cambio del Governo Cinese, e avendolo insulso e pieno di assurdità fattuali, ho chiesto in un commento: “Come funziona il giornale? C’è qualcuno in grado di valutare nel merito un post come quello decidendo se pubblicarlo?”. Più di un lettore mi ha risposto “ma questo mica è un giornale: l’informazione libera funziona in un altro modo!”.
Vuole spiegarmi come funziona una redazione nell’informazione libera? O almeno come funziona al “Post”?
Perché, se è una cosa così diversa da non curarsi del fact checking in un post, deve poi funzionare come in OGNI giornale a proposito della titolazione?
Non è chiarissimo cosa tu chieda. Qui volevamo approfittare del caso Perina per spiegare come funziona la titolazione dei blog e abbiamo aggiunto per soprammercato l’informazione su chi fa i titoli dei giornali. L’obiezione sull’essere diversi non la capisco: ovviamente siamo diversi da molti giornali ma sulle cose che ci paiono opportune. Non teniamo un canguro in redazione, per esempio, malgrado questo ci faccia somigliare agli altri giornali. E lo stesso vale per i titoli: chi suggerisci li scriva, se non la redazione? Sul fact checking mi sembri inutilmente polemica: cerchiamo di essere accurati e mi pare che ci riusciamo. Quando sbagliamo qualcosa e qualcuno ce lo spiega, correggiamo.
Aggiungo: se ci sono opinioni diverse vengono raccolte e ospitate, come è stato fatto nel caso cinese.
Non è ‘polemica’ tutto quel che ti sembra tale <- QUESTO è 'polemico'.
Vorrei sapere COME funziona la redazione del Post. Perché fa i titoli, per esempio.
Vorrei sapere se c'è un processo di peer review redazionale, o se i lettori e i loro commenti ne svolgono implicitamente il ruolo. Sull'economia, per esempio, vorrei sapere se il Post vuole essere più preciso (non dico 'intellettualmente onesto', anche se mi piacerebbe) di La Repubblica, e poiché mi pare che ci provi, vorrei sapere COME ci prova o si propone di ottere questo.
Poiché dici "quando qualcuno ci spiega un errore noi corregiamo", vorrei sapere chi è "qualcuno" e come "vi spiega": sono i lettori che commentano?
Vorrei sapere se è lo standing pregresso di chi 'spiega' o il merito della 'spiegazione' il criterio per decidere se c'è una spiegazione, e dunque un errore, e dunque qualcosa da correggere. Se è il merito vorrei sapere se c'è qualcuno che sia in grado di esaminarlo, e se non c'è come si ovvia a questo.
Sono domande pertinenti, mi pare, non polemiche.
Parlando di errori, è scappato un “fascimo” nella fretta.
Pero’ un canguro in redazione sarebbe un’idea simpatica.
Francesca, secondo me la spiegazione è molto più semplice.
E’ che con tutta questa “destra moderna” da sdoganare, con tutti questi gemellaggi coi Secoli d’Italia da consolidare, con tutti questi ex-missini da difendere ogni giorno più volte al giorno, al Post ogni tanto vanno in confusione. Immagina: tu sei di sinistra, quella buona e giusta, inizi a fare un giornale e lo imbottisci di destra, quella che prima era brutta e cattiva ma adesso è diventata buona e giusta perché va contro Berlusconi. Ogni mattina devi spiegare a te stesso cosa stai facendo, perché lo fai, per quanto ancora dovrai farlo facendo sembrare che non lo fai. E’ normale che a volte l’inconscio ti tradisca. O no?
State bene.
Enzo
@francesca molto spesso nei commenti, per la loro istantaneità e brevità, le parole assumono un tono più forte di quello che avrebbero se pronunciate a voce… anche io ho trovato un filino di aggressività nei tuoi, ma è possibile che tu non ne avessi nessuna intenzione ;) Per esempio, hai usato il maiuscolo per evidenziare delle parole, ma sappi che in questi contesti viene interpretato un po’ come “gridare”.
A parte questo, io personalmente ho lavorato e lavoro in redazioni, agenzie di comunicazioni, uffici stampa. Il giornalista suggerisce un titolo, ma è la redazione solitamente che poi decide, per vari motivi:
1) (tecnico) la lunghezza del titolo può dipendere dall’impaginazione (e l’autore dell’articolo può non averla presente);
2) in un processo di revisione collaborativa, è più efficace che qualcuno che non sia l’autore escogiti un titolo, a mente fresca, che sintetizzi e centri l’argomento;
3) ci può essere una linea redazionale sui titoli, e quindi vanno uniformati anche se il contenuto dell’articolo rispecchia lo stile personale dell’autore;
4) un giornalista può essere una grande penna, ma un pessimo titolista (eh sì);
5) (e che rabbia quando capita) la redazione appiccica un titolo fuorviante per far dire al tuo articolo cose che in realtà non dice… bè, ho lasciato le redazioni in questione.
Discussione molto interessante, spero ci siano altri contributi.
scusate, ma la perina non scrive più per il post? mi dispiacerebbe molto. certamente la redazione ha fatto un errore e di questi tempi un errore lo fanno pagare molto, soprattutto all’autrice
enzreale: io credo che “il Post” sia un tentativo SERIO di allontanarsi dalla cialtroneria generalizzata, che non è soltanto nei ‘media’ (è appunto generalizzata) ma che lo è particolarmente nei media, dove ha l’occasione di vestirsi a festa e sculettare in uno show-business provinciale e meschino.
Cialtroneria di cui non mi interessa affatto sapere se è più coquette se fa battute sui canguri, o più astuta perché, come te, la ‘sa lunga’ su cosa c’è dietro, davanti, di fronte o di lato; insomma se è “ironica” o se è “second guessing”.
Quello che non so è se questo tentativo SERIO è anche attrezzato, se è veramente ‘thought trhough’, se ESSENDO serio FA anche sul serio. Se sa COME fare. Perché, quanto a me, non lo valuto dalle sue intenzioni, meno che mai da quanto è ‘seducente’ o da quanto è ‘astuto’, ma da ciò che FA.
Reta/ credo tu abbia frainteso. La Perina ha ancora il suo blog qui al post. “Fascisti in redazione” non era da prendere alla lettera:)
Grazie, maya.
Capisco benissimo che in UN giornale si faccia così. Mi chiedo però perché al “Post” si faccia come in UN giornale.
Se Civati afferma sul “Post”: “E poi ci vuole una rivoluzione della politica. Sul serio. Che tolga argomenti alla famosa anti-politica”, non sei curiosa di sapere se il modo in cui funziona il “Post” ha qualcosa a che fare con la ‘rivoluzione’, o almeno con “sul serio”?
adoro francesca. anche se, quando scrive, capisco meno della prima volta in cui mi addormentai in classe alla lezione di latino: colpa mia ora, come allora.
Vedo che non sono solo, e questo mi rassicura: rispondo solo sull’unica cosa che ho capito, per evitare equivoci ulteriori. Le rivoluzioni le facciamo dove necessarie, ma siamo tendenzialmente riformisti.
Del commento di Francesca personalmente salverei il concetto base (se l’ho afferrato), e cioè che se l’avventura del Post è nata con l’obiettivo ambizioso di creare il “giornale che non c’era”, è legittimo che il lettore pretenda molto. Solo che a mio avviso il Post sta ampiamente mantenendo le promesse e per me è diventato una delle principali fonti di informazioni ma soprattutto di stimoli. Se su Repubblica o Corriere vedo qualche sciatteria giornalistica di certo non sto a scrivergli per segnalarlo. Il giorno in cui il Post riprenderà il terribile caso dei gattini chiusi nelle bottiglie di vetro, beh a quel punto forse due righe le manderei.
Sul resto delle rivendicazioni di Francesca confesso che c’ho capito poco e punto.
Non vorrei sembrare pedante, ma l’affermazione “Quando sbagliamo qualcosa e qualcuno ce lo spiega, correggiamo.” non è vera.
Lo stesso direttore ha sostenuto a spada tratta che negli Stati Uniti non si pubblicano le intercettazioni e quando gli sono state mostrate quelle del caso Blagojevic non ha corretto l’articolo per difendere il quale era intervenuto e neppure ha dato il minimo cenno di riscontro.
Basterebbe mettere un disclaimer sugli articoli che trattano di politica (anche estera)con il quale si segnala ai lettori che lì si possono trovare anche delle balle perché si tratta promuovere qualcuno o qualche tesi.
Preventivo, così almeno la fairness è salva e si può continuare a fare i diversi senza l’insopportabile stridio di unghie sui vetri che accompagna questi pezzi :D
Buh, non so, quando a me è capitato di segnalare un errore quello è stato corretto poco dopo…
Io non ricordo di aver “sostenuto a spada tratta che in America non si pubblicano le intercettazioni”. E sono quasi sicuro di essere il direttore del Post.
allora dev’essere stato un omonimo che ha commentato l’articolo di Facci dedicato ai minorati, articolo che afferma ancora oggi che:”All’estero, in pratica, pubblicare intercettazioni è vietato, o, se non lo è, non vengono pubblicate mai: parliamo per esempio di Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Spagna”
Frase platealmente falsa, ma mai rettificata, visto che almeno negli Stati Uniti la pubblicazione non è vietata e nel caso Blagojevic le ha pubblicate la procura, a processo pendente, per di più
Pezzo benedetto da due commenti di tale Luca Sofri che tendono a sostenere l’ipotesi di Facci, ad esempio:
“Luca Sofri scrive: 22 luglio 2010 – 14:11:47
spiego ancora più comprensibilmente: ovviamente non ho scritto che le registrazioni Mel Gibson siano una bella cosa né che lo sia la loro pubblicazione. Non lo so. Quello che ho scritto è che usarle per portare acqua a una o a un’altra tesi sulla legge intercettazioni italiana non ha senso. Come non ha senso usarle per sostenere che negli USA si pubblicano le intercettazioni giudiziarie. Poi uno può parlarne quanto vuole, per carità. Ma non si possono usare argomenti privi di valore, e alla dimostrazione della loro mancanza di valore sostenere le obiezioni siano “lana caprina”. Certo, poi le cose importanti sono altre. Sono sempre altre.”
Evidentemente un malvagio si deve essere impadronito della tua firma e va in giro a farti scherzetti…