Gli Arcade Fire e il videoclip del futuro

Per il loro ultimo singolo la band canadese ha collaborato con Google usando le immagini di Street View

L'ultimo loro album, The suburbs, è arrivato primo nelle classifiche americane e inglesi

Era già successo che band indie — nel senso letterale della parola: prodotte da etichette musicali indipendenti — vendessero bene e diventassero casi musicali, elogiate anche da riviste non di settore. Ma quello che sono riusciti a fare gli Arcade Fire con il loro ultimo disco, The suburbs, ha sicuramente dell’eccezionale: primi negli Stati Uniti (156.000 copie vendute in una settimana) e primi in Inghilterra (61.000 copie). Certo, l’uscita estiva ha facilitato le cose per la mancanza di una concorrenza agguerrita, ma vedere in testa alle classifiche un disco prodotto dalla Merge, casa discografica indipendente da sempre distante dalle vendite delle major, fa un certo effetto.

Ora, dopo aver suonato al Madison Square Garden un concerto girato dal regista (ex Monty Phyton) Terry Gilliam seguito in streaming su You Tube da quasi due milioni di persone, gli Arcade Fire hanno messo in piedi un progetto che probabilmente ricorderemo negli anni a venire quando i video interattivi saranno all’ordine del giorno. Insieme al Google Creative Lab e al regista Chris Milk, la band canadese ha girato un videoclip pensato per andare oltre la visione passiva e diventare un’esperienza personale dello spettatore. Il progetto si chiama The Wilderness Downtown e la canzone, il nuovo singolo, We used to wait.

Il video è sviluppato interamente con tecnologia HTML5, una versione più ricca e avanzata di linguaggio delle pagine web, con Google Maps e Google Street View. Ora: se non volete rovinarvi la sorpresa potete andare direttamente al sito, inserire l’indirizzo della vostra casa d’infanzia e vedere che succede, altrimenti continuate a leggere per scoprire in cosa consiste il video.

L’idea alla base del video sembra quella di voler ricreare una certa malinconia del passato, in tema con il testo della canzone. Dopo aver inserito l’indirizzo della via dove abitavate da bambini (è possibile che, in caso sia troppo in periferia, il sistema non la riconosca e sarete costretti a provare con indirizzi più centrali) parte un video con un ragazzino che corre, cappuccio della felpa calato. Si aprono altre finestre del browser, a tempo di musica: uno stormo di uccelli che reagisce al movimento del  mouse, e soprattutto le immagini della via che avete inserito, inquadrata a volo d’uccello. Al centro della vostra via, lontano, il ragazzino che corre. Le finestre del browser continuano poi ad aprirsi e spostarsi: gli uccelli sorvolano la vostra casa, l’inquadratura si avvicina al portone quando il ragazzo smette di correre, e tutto inizia a girare intorno a lui. Gli uccelli volano via, noi ci allontaniamo di nuovo verso il cielo e sullo schermo appare un foglio bianco, in cui ci viene chiesto di scrivere o disegnare — con mouse e tastiera — un messaggio per il bambino che un tempo viveva lì, con un segno che si disperde poi in rami e rivoli. Lasciato il messaggio si torna nella vostra via, dove gli uccelli si lanciano in picchiata verso la strada, diventando alberi allo scontro con l’asfalto, e ricoprendo di verde la città.

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