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È lui o non è lui?

Matteo Renzi continua a ritirare la mano, ma il sasso di una sua candidatura a guidare il PD è già in volo

"Dobbiamo liberarci di un'intera generazione di dirigenti del mio partito. Non faccio distinzioni tra D'Alema, Veltroni, Bersani... Basta. È il momento della rottamazione. Senza incentivi"

29 agosto 2010

L’intervista di Matteo Renzi a Repubblica di stamattina non stupisce nella spietata perentorietà del suo attacco alle attuali classi dirigenti del Partito Democratico a cui appartiene: il sindaco di Firenze ha abituato a linguaggi e opinioni drastiche e indifferenti al conformismo e alle diplomazie. Però il comune sentire in una estesa parte del PD che sia lui l’unico “nuovo” con i numeri per guidare il partito e trovare consenso convincente ne viene rafforzato, per quanto lo stesso Renzi si premuri ancora – in modo sempre meno convincente – di insistere che la questione della leadership non riguardi lui.

Cos’è, un’autocandidatura alla leadership del Pd?
«Il mestiere di sindaco di Firenze mi diverte moltissimo, e qui voglio stare. Fossi stato a sentire D’Alema, Veltroni e Bersani mai sarei entrato a Palazzo Vecchio, macinato dalle primarie. Certo, appena apro bocca è sempre la stessa musica: il solito Renzi, l’ambizioso. E che ci vuoi fare, unifico il partito, c’ho tutti contro. Ma sai che c’è? Meglio un’accusa di arroganza che un processo per diserzione. La questione della leadership non riguarda me ma il tema esiste. Eccome».
Chi riguarda allora?
«Di nomi ne vedo parecchi. Fra la gente che viene dal territorio. Da scegliere con le primarie, ovunque».
Chiamparino, Zingaretti, Vendola?
«Sicuramente sì. Tre nomi che, con caratteristiche diverse, sono in grado di dire e dare qualcosa di nuovo al Pd. Lontani dal balletto di agosto al quale stiamo assistendo con scambio di lettere o cartoline fra i nostri dirigenti da un quotidiano all’altro. Litigando».
Anche lei però aveva litigato con Zingaretti, accusandolo per la mancata candidatura alle regionali nel Lazio.
«Abbiamo litigato, ci siamo chiariti davanti ad una bistecca alla fiorentina. Ma poi, chissenefrega della polemica, di qualche parola di troppo se poi in realtà sei sulla stessa lunghezza d’onda. Io penso che oggi Nicola sia fra quelli che nel Pd rappresentano le novità».

Di sicuro la strategia di Renzi è opposta alla tanto criticata scelta di Nichi Vendola di proporsi prima ancora che i giochi si aprissero. Renzi sta evidentemente aspettando sviluppi, sapendo che il suo credito di novità, parlar chiaro e risultati elettorali non scadrà presto. Ma sui temi politici nazionali mostra di avere opinioni nette e dissidenti rispetto ai dirigenti del PD, e nessun timore di esserne messo in scacco: gli avvenne già una volta di mettersi in battaglia contro di loro – candidandosi a sindaco – e vinse.

«Nuovo Ulivo? Uno sbadiglio ci seppellirà. Mandiamoli tutti a casa questi leader tristi del Pd».
Ambizioso programma, sindaco Matteo Renzi.
«Non è mica solo una questione di ricambio generazionale. Se vogliamo sbarazzarci di nonno Silvio, io così lo chiamo e non caimano, dobbiamo liberarci di un’intera generazione di dirigenti del mio partito. Non faccio distinzioni tra D’Alema, Veltroni, Bersani… Basta. È il momento della rottamazione. Senza incentivi».
Rottamare i “vecchi” del Pd vuol dire automaticamente sbarazzarsi di Berlusconi?
«È la precondizione, il punto di partenza. Ma li vedete? Berlusconi ha fallito e noi stiamo a giocare ancora con le formule, le alchimie delle alleanze: un cerchio, due cerchi, nuovo Ulivo, vecchio Ulivo… I nostri iscritti, i simpatizzanti, i tanti delusi che aspetterebbero solo una parola chiara per tornare a impegnarsi, assistono sgomenti ad un imbarazzante Truman show. Pensando: ma quando si sveglieranno dall’anestesia? Ma si rendono conto di aver perso contatto con la realtà?».
Che cosa propone di fare?
«Lo statuto del Pd parla chiaro, anche se ovviamente è rimasto inapplicato: dopo tre mandati parlamentari, giù dalla giostra. Se davvero si va alle elezioni anticipate, anche se personalmente ci credo poco, alla prima assemblea nazionale per le candidature vado alla tribuna e lancio il seguente ordine del giorno: facciamo riscoprire il piacere della semplice militanza ai nostri parlamentari che hanno varcato la soglia delle tre legislature. E, potendo, anche a Di Pietro, un altro che da 20 anni pontifica su tutto, e abbiamo visto i risultati».
Resta però aperto il problema: che rapporti con Fini, con Casini, con la sinistra?
«Fini? Uno che passa da Almirante e Le Pen alla Tulliani e Barbareschi, di certo non fa per me. Però, non voglio nemmeno entrarci nel gioco del piccolo chimico. Piuttosto mi fate capire, per favore, che dice il Pd sul lavoro che cambia? Sull’innovazione? Sull’ambiente? E sulle tasse? Facevo ancora la maturità e già Berlusconi e Tremonti promettevano la riduzione a due sole aliquote. Quando siamo andati al governo noi, l’unico slogan era l’agghiacciante pagare le tasse è bellissimo. Ci sarà pure una via di mezzo…».

In realtà non è detto che ci sia, una via di mezzo, nell’Italia che ha già dimostrato in molte occasioni che le soluzioni possono anche non arrivare mai e il fondo è sempre un po’ più in là. E non è detto nemmeno che quella via di mezzo possa rappresentarla il sindaco di Firenze, i cui atteggiamenti trovano consensi ma anche molti fastidi e risentimenti nel partito e tra una parte dei militanti: stiamo pur sempre parlando di un ex rutelliano, e come si sa l’unico non comunista che ha avuto un ruolo di guida nel PD – Dario Franceschini – non è andato lontanissimo. Ma adesso i casi sono due: o qualcuno si fa avanti in rappresentanza di ciò che Renzi dice e molti pensano, o dovrà farlo lui e prendersi i rischi del caso. Oppure, niente.

Sembra di sentire Nanni Moretti.
«Io però faccio politica col Pd e sono impegnato nel mio ruolo di amministratore. E soprattutto quel grido di piazza Navona, «andate a casa», allora era di un solo intellettuale. Oggi temo sia condiviso della stragrande maggioranza del popolo democratico».

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  • http://www.dotcoma.it dotcoma

    è lui! O, almeno, lo spero :)

  • stefano78

    ecco le cose che voglio sentire.

  • gioacchino

    Anch’io spero sia lui. O forse spero solo ci possa essere qualcuno e se fosse lui benissimo! Non posso dire di conoscere approfonditamente Renzi ma mi fa piacere ricordare un episodio. La prima volta che l’ho visto parlare in tv non sapevo assolutamente chi fosse e non essendoci nessuna disdacalia rimasi senza riferimenti ad ascoltarlo. Le domande che venivano poste erano su argomenti di natura politica ma le risposte che Renzi dava erano di un tale sarcasmo e legerezza che mi convinsi si trattasse di un nuovo cabarettista(!!) Prima che qualcuno si indigni va detto che mi sono interrogato a lungo poi sul perchè ero arrivato a quella considerazione e non fu difficile trovare la risposta: le domande fatte erano talmente banali e in qualche caso anche mal poste che il tono di Renzi era il più adeguato – a mio giudizio – per rispondere e anche per sbeffeggiare l’interlocutore. Proviamo infatti ad immaginare giornate politiche diverse da quelle che spesso portano i vertici del PD a commentare come serie – e di fatto a legittirmane l’importanza – tutte le dichiarazioni dei politici anche di terza/quarta schiera del PdL. La novità positiva di quell’intervista fu proprio questa (e la caparbietà con la quale Renzi ha conquistato Palazzo Vecchio mi sembra la riprova e un ottimo viatico): non ebbi neppure per un attimo la sensazione che stesse inseguendo, tantomeno il commento alle frasi di altri ma che rispondesse con i suoi convincimenti per le domande che riguardavano lui e sue iniziative mentre non prendesse nemmeno troppo sul serio le domande che gli chiedevano di commentare le opinioni altrui. Tradurrei dicendo: sono un politico e un amministratore, se mi chiedi come la penso su un problema ti rispondo e ti dico anche cosa propongo per affrontarlo, ma se mi chiedi di commentare l’ultima uscita di Cicchitto manco mi impegno. Ragazzi…magari fosse!!

  • http://www.terradiconquista.tumblr.com Edoardo

    l’unico con tutte le carte in regola per salvare questo Paese.

  • sire

    ok, tutto bello, se non che:
    a) l’elettore medio del pd ha l’età media di bersani, d’alema e veltroni e non di renzi, ergo alle primarie contro uno di loro perderebbe.
    b) non è uno che “spacca” per prendere voti fuori dall’area del PD, ergo perderebbe contro berlusconi anche nel caso in cui le primarie fossero bypassate.
    renzi dovrebbe fare politica in inghilterra, qui è troppo alternativo. ahimè.

  • Luca Sofri

    In Inghilterra andrebbe forte: è uguale a Cameron.

  • piti

    A me sembra un astuto paraculo.

    Perchè non lo dice lui, che è tanto intelligente, come si rapporta il PD con il lavoro che cambia, l’innovazione, l’ambiente, le tasse?

    E’ il sindaco di una delle dieci maggiori città italiane, nonchè tra le più famose del mondo, mica un consigliere di circoscrizione di Sasso Morelli. Non ha un’opinione sua, sui temi che cita, che sarebbe comunque autorevole data la fonte, cui aderire o no?

    E’ un opportunista smaccatamente privo di ogni (ehm) ideale. E gli opportunisti vanno bene fino alla prima opportunità personale contraria la bene comune.

    Vendola a volte è un po’ ridicolo col suo linguaggio e i capelli da Giulio Cesare, come dice la Tornabuoni, ma sembra un po’ più sincero.

  • http://www.dotcoma.it dotcoma

    @sire: alle Primarie per il Comune di Firenze, però, ha vinto…

    @piti: Vendola è uno che parla di “un Nord lombrosianamente razzista che strangola il Sud”. E che pensa di fare il bene del Sud, con queste minchiate.

  • dalecooper

    continuo a chiedermi perche’ tra i possibili leader del pd venga incluso anche vendola. che non e’ del pd.

    lui poi, tra l’altro, le primarie del suo partito (rc) le ha gia’ perse, e ne ha fondato un altro.

    facciamo le primarie in sel o nell’idv

  • gianniburzi

    Penso che Renzi saprebbe fare meglio che impacchettare queste quattro sciocchezze demagogiche e inconsistenti che mandano in fregola alcuni redattori di questo blog. Lo penso, ma non sono sicuro, e mi preparo al giorno in cui si commentera’ con la stessa emozione una sua affermazione del tipo “l’e’ tutto un magna magna”.
    Sono sicuro invece che la politica come esibizione di chi la spara piu’ grossa, come demagogia spicciola, spacconate e delirio per ogni trombone che faccia vibrare la panza, insomma il berlusconismo nella sua forma piu’ pura, abbia vinto defintivamente la battaglia per l’ egemonia culturale in Italia, anche a sinistra. Forse non in UK, ma di questo non sono sicuro, meglio chiedere a Luca Sofri.

  • sire

    @dotcoma: e che vuol dire? se avesse fatto le primarie per diventare sindaco a torino, invece che a firenze, avrebbe perso!

  • http://www.dotcoma.it dotcoma

    @sire: cosa stai dicendo? Cosa c’entra Torino? Io sto rispondendo al tuo punto a) che hai scritto il 29 agosto 2010 – 16:35:43 e in cui dici che perderebbe le primarie del PD (nazionale) contro Bersani, D’alema o Veltroni perchè i tesserati del PD hanno piuttosto l’età di questi qui, e non di Renzi. Ora, per prima cosa non è detto che gente di 60 anni voti a tutti i costi gente di 60 anni. Mio nonno, che di anni ne ha 95, è da almeno 20 anni che si lamenta che ci sono in giro, in politica e in tivù, sempre le stesse facce, gente da pensione. E, soprattutto, chi sono i candidati che Renzi ha battuto nelle Primarie per il Comune di Firenze? Erano tutti giovanotti, oppure ha già battuto anche dei matusa? Il tuo punto b), per finire, magari ha anche senso, ma non c’entra nulla con quello di cui stiamo parlando, o con Firenze, o con Torino.

  • clorenzo

    almeno questa volta perderemmo (perderebbero?)con stile..

  • Pingback: matteo renzi non le manda a dire | Simone Weil

  • sire

    @dotcoma: ripeto il concetto in altre parole. eventualmente (caso ipotetico), renzi contro chiamparino perderebbe.
    per qualsiasi tipo di elezione, chiaro ora?
    le primarie di firenze le ho seguite anch’io, credimi. contro certa gente avrebbe vinto SICURAMENTE anche tuo nonno.
    e cmq, di cosa stiamo parlando, se non di ipotesi?

  • alco

    Non so se Renzi sia la soluzione, ma ha ragione da vendere quando chiede la ROTTAMAZIONE dei brontosauri e dei loro apparati locali.
    Una macchina BLOCCATA dalla ‘conservazione della posizione’ e dei relativi benefici, piuttosto che mossa da ideali o interessi sociali.

    Quindi prima si cambia meglio è!

  • http://www.dotcoma.it dotcoma

    @sire: ma chi l’ha detto che Renzi perderebbe contro Chiamaparino? Io, per dire, Chiamparino so chi è, ma non ho idea di che faccia abbia. E’ perchè non l’ho mai visto io in tivù? Perchè non va quasi mai in tivù? O perchè non è uno che si fa notare? Perchè queste sono tutte cose importanti – non è solo importante amministrare bene. Io a febbraio 2006 – sì, ho testimoni – ho dichiarato che Obama sarebbe diventato Presidente degli Stati Uniti. Non ti dico in quanti mi hanno detto, per praticamente tre anni, che… “ma dai, figurati”, “non scherziamo” etc…

  • sire

    @dotcoma: senti ma pronosticami allora chi vince le prossime elezioni, poi passo dalla snai…eh eh

  • piti

    Ma come fate a dire questo o quello, così? Che posizione ha, Renzi, per dire, sui temi che indica nella sua intervista?
    Perchè, a fare come negli anni ’60, lo schemino “yè-yè vs matusa”, siamo capaci tutti, anagrafe permettendo.

    Ma dentro i suoi (mi pare) 35 anni che cosa c’è?

    Ci sono le due aliquote IRPEF (che sempra rimpangere) che sono una fregatura per i poveri (i ricchi pagano meno e il welfare diminuisce) o pagare le tasse è bellissimo che è una fregatura per i ricchi?

    Come si fa a essere credibili quando da un lato si esprime una critica molto severa e poi non si dice quale idea si ha in testa, eccetto quella di autopromuoversi?

  • franco1

    Non posso giudicarlo come sindaco in quanto non fiorentino!
    Per il resto mi pare che non potrà fare più danni di quanti ne abbiano fatti i suoi predecessori.

  • broono

    “Per il resto mi pare che non potrà fare più danni di quanti ne abbiano fatti i suoi predecessori.”

    Interviste varie:

    B.: A sinistra sono un po’ preoccupati che lei sia troppo centrista. Adesso, mi dica in successione cosa pensa di questi temi. Mi dica se è favorevole o contrario: Matrimonio gay?

    R.: Matrimonio. Contrario.

    B.: Legge sulle unioni civili?

    R.: Dipende da che cosa c’è dentro. Favorevole

    B.: Favorevole anche per le coppie omosessuali?

    R.: A Firenze c’è già un registro delle unioni civili per i ragazzi…un registro per le unioni civili, che è stato frutto di una battaglia ideologica durissima…in 11 anni si sono iscritte 37 coppie, di cui…

    B.: Lei è favorevole o contrario?

    R.: Se è una cosa che funziona per dare dei servizi particolari. Favorevole. Per quanto mi riguarda potrebbero bastare gli accordi privatistici, però vediamo che c’è dentro.

    B.: Legge 194 sull’aborto?

    R.: Io sarei per applicarla, cosa che non viene fatta.

    B.: Diritto all’eutanasia?

    R.: Sono contrario.

    B.: Liberalizzazione droghe leggere?

    R.: Contrario.

    —–

    I giovani:

    «Lo scout di oggi non corrisponde all’identikit moralista della giovane marmotta, ma è un ragazzo come gli altri che vive le contraddizioni del suo tempo. Il punto vero è riuscire a dare una proposta educativa forte a una generazione spesso privata di maestri e di punti di riferimento. Lo scoutismo è una proposta di grande efficacia».

  • robertogianantoni

    Esclusivo – Quel che so di Schifani – una testimonianza choc: parla Giovanni Costa, imprenditore condannato per riciclaggio
    pubblicata da Roberto Gianantoni il giorno giovedì 2 settembre 2010 alle ore 20.09
    “Era il mio consulente, l’uomo che risolveva i casi più difficili”. Parla Costa, imprenditore condannato per riciclaggio. Che i pm ascolteranno dopo Spatuzza”

    La verità sull’avvocato Renato Schifani dice di conoscerla bene l’imprenditore palermitano Giovanni Costa, con un patrimonio di centinaia di milioni di euro posto sotto sequestro e una condanna sulle spalle a nove anni per riciclaggio, accusa per la quale è in corso il processo d’appello. È una verità finora inedita e se fosse riscontrata dalla magistratura potrebbe portare ad attivare nuove indagini. Il nome di Costa, 56 anni, compare nell’elenco delle persone che la Procura di Palermo intende interrogare, insieme al dichiarante Gaspare Spatuzza: dall’imprenditore i pm pensano di ricavare notizie ancora riservate sull’ex avvocato.In particolare gli inquirenti vogliono far luce su eventuali collegamenti che ci sarebbero stati nei primi anni Novanta tra Schifani ed esponenti di Cosa nostra, in particolare i fratelli Graviano autori delle stragi siciliane del 1992 e di quelle di Roma, Milano e Firenze del 1993.

    Per il presidente del Senato questa ipotesi “è priva di ogni fondamento”, ma ha assicurato “la massima disponibilità con l’autorità giudiziaria qualora decidesse di occuparsi della questione”. Alle rivelazioni di Spatuzza si aggiungono ora i retroscena di cui è a conoscenza Costa, che racconta a “L’espresso” una storia che spetterà poi ai magistrati verificare.Secondo il suo racconto, Costa è stato per anni uno dei clienti dell’amministrativista Schifani incaricato di fargli da consulente in alcuni affari sui quali hanno indagato gli investigatori antimafia.”Lui era il mio consulente, la persona che mi consigliava, quello che riusciva a mettere le carte a posto controllando i documenti con i quali chiudere affari senza avere problemi”.Questa volta il dito contro il senatore eletto nel collegio di Corleone non lo punta un ex sicario come Gaspare Spatuzza, bensì un imprenditore che in passato avrebbe avuto contatti con la mafia palermitana e da anni si è trapiantato a Bologna dove ha portato avanti società immobiliari, assicurative e di costruzioni. Il giro d’affari gestito da Costa fra gli anni Ottanta e i primi Novanta era enorme e su questo patrimonio i pm hanno puntato le indagini con le quali hanno accertato che si trattava, in parte, di riciclaggio. “Ho sempre fatto le mie mosse con la consulenza di Schifani, lavoro per il quale gli pagavo dal 1986 uno stipendio mensile di due milioni di lire per seguire i miei lavori a 360 gradi. Era il mio consigliere. Ma nel processo in cui sono stato condannato lui, chiamato a testimoniare, non ha detto la verità. Ha preso le distanze stravolgendo i fatti, sostenendo addirittura che lo avevo inserito nel consiglio di amministrazione di una società di Milano a sua insaputa. E invece era stato lui a chiedermelo perché voleva lasciare Palermo, per questo gli proposi l’incarico di presidente o di amministratore delegato. Poi decisi che non se ne faceva più nulla”.

    Costa in passato sarebbe stato collegato a un boss di Villabate, cittadina alle porte di Palermo, e secondo l’accusa avrebbe ripulito somme di denaro provenienti da attività degli affiliati a Cosa nostra e da una truffa finanziaria organizzata in Sicilia agli inizi degli anni Novanta da Giovanni Sucato, definito “il mago dei soldi”, poi morto carbonizzato nel 1995. Ma l’imprenditore nega ogni contatto con la mafia. E ricorda che Schifani nell’anno in cui la mafia uccide prima Salvo Lima e poi Falcone e Borsellino “voleva andar via da Palermo perché aveva paura. Mi aveva chiesto di venire a Milano e di inserirlo nel consiglio di amministrazione dell’Alpi assicurazioni di Fabbretti. Non voleva stare più a Palermo, sospettavo che avesse paura”. Nel racconto lo stesso Costa si chiede: “Ciò significava forse che era “impastato” (colluso con i mafiosi, ndr)?”. E si risponde testualmente: “Se hai paura della propria città ci sarà un motivo”. Ma alla domanda precisa se Schifani avesse contatti con la mafia, l’imprenditore risponde: “Non lo so. Però lo conoscevano tutti. Era un bravo civilista e lui forse queste persone le conosceva perché trovava le pratiche già allo studio… Lui comunque nel 1992 continuava a ripetermi che voleva andare a Milano, forse perché già era innamorato di Berlusconi…”.
    Negli anni Ottanta Schifani difendeva i beni dei mafiosi davanti ai giudici per evitare il sequestro e lo faceva con grande professionalità e impegno da avvocato esperto in diritto amministrativo e in urbanistica, “perché quando prendeva una difesa diventava “fedele a te”". “Noto però”, aggiunge Costa, “che molti nomi di suoi ex clienti non vengono fatti. Eppure erano persone che all’epoca avevano un peso a Palermo”. E aggiunge: “Prima o poi la verità su Schifani la racconterò tutta fin dal primo giorno in cui l’ho conosciuto”, perché “la verità viene sempre a galla”.Ma come avvenne il primo incontro con Schifani? E perché lo scelse come suo avvocato? “Me lo indicarono alcuni amici. All’epoca”, ricorda Costa, “avevo bisogno di risolvere alcuni problemi amministrativi e lui mi era stato segnalato come la persona che poteva risolvere tutto: oltre che bravo, mi dicevano, aveva conoscenze negli uffici più importanti per un imprenditore, a cominciare da quello per l’edilizia privata del Comune di Palermo, dove aveva lavorato suo padre, fino al Tar. Era bravo, forniva consulenze e dava consigli su come agire in casi di difficoltà”. Non svolgeva dunque solo il ruolo di avvocato? “Era anche il mio consulente. Faceva in modo di sistemare i conti e le carte. All’epoca se avevi denunciato un reddito di 300 mila lire e poi ti trovavi ad acquistare un bene da 100 miliardi di lire, era complicato spiegarlo al fisco. Si doveva trovare la forma per concludere l’affare, perché allora eravamo tutti evasori fiscali, non riciclatori. E lui era bravo a trovare le soluzioni per portare a termine l’acquisto”.

    Gli episodi vissuti da Costa al fianco di Schifani affiorano alla mente dell’imprenditore che li descrive con grande cura, senza tralasciare nessun particolare, compresi gli incontri di lavoro nel suo studio legale: “Schifani sapeva tutto di me e dei miei affari, mi consigliava in quello che dovevo fare. Non facevo nulla se prima i documenti non venivano esaminati da lui. Ogni mossa era concordata con l’avvocato Schifani. Alla fine però sono stato condannato per riciclaggio e lui al processo non è venuto a dire la verità, che lui conosce bene”.A una parte di questa ricostruzione dei fatti, Renato Schifani ha già risposto ai giudici, un anno prima della sua nomina a presidente del Senato, come testimone nel processo a Costa per riciclaggio. Dinanzi alla quarta sezione del tribunale di Palermo, vengono poste a Schifani poche domande dalla difesa che lo ha citato. È qui che sostiene di aver seguito come legale l’imputato “negli anni Novanta per alcune vicende di carattere civile”. Costa parla invece di un rapporto di lavoro avviato già nell’86. Il senatore dice che si trattava di “attività extra-giudiziaria, civilistica, contrattualistica” e poi che Costa lo aveva nominato consigliere d’amministrazione della Alpi assicurazioni. “Non accettai”, ha precisato Schifani, “perché dissi che questo esulava dal mio ruolo professionale. Lo aveva fatto a mia insaputa, infatti non ho mai accettato, perché ho detto che io svolgevo il ruolo professionale, non ho mai accettato, perché non ho mai frapposto il mio ruolo professionale con altri tipi di ruoli che nascessero da interessi clientelari”. Ma Costa insiste: “Non andò così, chiamerò Schifani a testimoniare nel processo d’appello”.

  • sartana

    Io dico una sola cosa: piuttosto di avere alla guida D’Alema(in prima linea o dietro le quinte,è uguale) o Veltroni o chiunque della vecchia dirigenza,io preferisco uno zucchino,un cubo di porfido,qualunque cosa viva o inanimata.Tanto peggio non potrebbero fare. Renzi forse è anche meglio di uno zucchino.

  • geka

    renzi e apple: i punti deboli del post…