L’albero della vita è una rete
Prima ci immaginavamo l’albero della vita come una serie di rami che si diramano in altri rami, con alla base di tutto un unico antenato comune. Ora abbiamo invece capito che l’evoluzione della vita è ben più complessa di così: gli animali non si evolvono creando nuovi rami, ma spostandosi da un ramo all’altro, formando cioè una rete. Questo significa che la biologia ha davanti a sé un futuro interessante, in cui non dovrà più limitarsi a catalogare le specie e comprendere la selezione naturale, ma analizzare i meccanismi della natura e la loro imprevedibilità.
C’è più di una strada per arrivare alla teoria finale
Quello a cui stanno puntando molti fisici è una teoria delle teorie, qualcosa di breve che racchiuda la spiegazione a tutti i fenomeni. Per anni la teoria più accreditata è stata quella delle stringhe, che cercava di spiegare l’universo con vibrazioni di anelli d’energia, ma ora altri fisici hanno iniziato a proporre altre teorie. La gravità quantistica a loop, la gravità quantistica discreta lorentziana, la quantum graphity, tutte teorie che verranno testate nei prossimi anni.
È possibile fare esperimenti importanti in piccoli laboratori
È stato scoperto che le particelle in cristalli e bolle di elio liquido seguono le stesse leggi di qualcuna delle particelle fondamentali presenti in natura. Questo le rende ideali per simulare sistemi più grandi, rimpiazzando così le enormi e iper-tecnologiche macchine dei fisici. Questo significa che in futuro anche gli scienziati che lavorano in piccoli laboratori negli scantinati potranno svolgere lavori e progetti simili a quelli dei loro colleghi più blasonati, all’opera su costosi acceleratori di particelle.
La rivoluzione del grafene è arrivata
La mina di una matita cambierà il futuro dell’industria elettronica. O, meglio, la scoperta che Andre Geim ha fatto nel 2004 analizzando la grafite della matita lasciata su un foglio. Geim ha scoperto che sul foglio era rimasto uno strato monoatomico (quindi dello spessore di un solo atomo) di atomi di carbonio legato tra loro esagonalmente. I test seguenti hanno dimostrato che questo grafene ha proprietà straordinarie: è dieci volte più forte dell’acciaio e, usato come conduttore, perde per strada molta meno energia di un chip medio usato dai computer attuali. Quando ne verrà affinata la produzione, verrà usato per costruire transistor che consumano poca energia. Come se non bastasse, il grafene è anche trasparente alla luce, il che rende ideale il suo uso nelle fibre ottiche e nei sistemi a cui sono collegate. I ricercatori stanno già lavorando su telecomunicazioni, televisori e pannelli solari basati sul grafene.
Il linguaggio è la chiave del pensiero
Negli anni Sessanta Noam Chomsky formulò l’idea che tutti i linguaggi umani si basano su impostazioni del cervello già presenti alla nascita. Negli ultimi anni, diverse ricerche etnografiche hanno tentato invece di dimostrare che non è così, spiegando che nulla è pre-programmato. Il modo di pensare delle diverse culture e il loro linguaggio sarebbero legati indissolubilmente, e uno influenzerebbe l’altro.
Gli origami di DNA potrebbero cambiare il mondo
Sembra una ricetta culinaria: prendete qualche centinaia di stringhe di DNA, alteraratele chimicamente e legatele in punti diversi. Poi unitele tutte e usate qualsiasi tecnica disponibile per far sì che quei legami funzionino. Alla base del DNA origami c’è la volontà di costruire macchine e computer molto più piccoli di quelli attuali, proprio attraverso la costruzione di nanostrutture formate da legami di DNA.





Scusate se faccio il pedante, ma ci sarebbe da fare una correzione al primo punto, dove dice quasi tutti gli umani stanno perdendo il gene caspasi, perché rende più invulnerabili alle infezioni batteriche.
Grazie, corretto.
Una sola osservazione, sul paragrafo dei molti, infiniti universi. In realta’ il ragionamento che fate e’ ex-post.
Non stupisce che nel nostro universo ci siano esattamente le condizioni che ci permettono di essere come siamo. E’ dalle condizioni date che siamo venuti fuori noi, non il contrario, ed e’ ovvio che ci adattiamo a questo universo, altrimenti non esisteremmo.
E’ come stupirsi che il mare sia perfettamente adatto alla vita dei pesci…grazie tante, e’ il mare stesso che gli ha dato quelle forme e quelle branchie!
Scusa Francesco se mi permetto, ma il fatto che ogni tanto si parli di ovvio per esprimere un concetto, a me non da così fastidio. Anche perchè, altrimenti dovremmo licenziare la maggior parte dei filosofi :)
mi sa ke non avevo letto bene l’ultimo rigo del paragrafo
Per me questi tre fanno sbellicare dalle risate per la loro grossolanita’.
Gli esseri umani non sono speciali
Finora i ricercatori hanno trovato solo tre geni che appartengono esclusivamente agli esseri umani. Altri primati hanno le cellule del cervello identiche alle nostre, quello che sappiamo fare in più di loro è solo una versione evoluta dei loro “giochetti”. Gli scimpanzè dimostrano moralità, gli elefanti empatia. I corvi usano oggetti, i delfini hanno delle comunità culturali, anche le salamandre hanno caratteri diversi una dall’altra. Nessuno usa il linguaggio come noi, ma i gesti degli orango-tango e dei bonobo ci vanno molto vicini. In conclusione: siamo i primi della classe, ma non siamo in un’altra classe.
Questo si commenta da solo. La differenza dei tre geni e’ ridicola, le differenze non sono solo nel numero di geni, ma nelle loro combinazioni.
Nasciamo credenti
Esperimenti neuroscientifici hanno dimostrato che siamo naturalmente portati a credere alle entità invisibili. Il cervello umano si è evoluto ipotizzando una spiegazione vivente per ogni fenomeno: siamo discendenti di decine di genereazioni che, se dietro un cespuglio in movimento non vedevano un predatore, pensavano istintivamente alla presenza di uno spirito maligno.
Credo che gli studi sulla supernatural causation risalgano agli anni sessanta.
Il linguaggio è la chiave del pensiero
Negli anni Sessanta Noam Chomsky formulò l’idea che tutti i linguaggi umani si basano su impostazioni del cervello già presenti alla nascita. Negli ultimi anni, diverse ricerche etnografiche hanno tentato invece di dimostrare che non è così, spiegando che nulla è pre-programmato. Il modo di pensare delle diverse culture e il loro linguaggio sarebbero legati indissolubilmente, e uno influenzerebbe l’altro.
Diciamo che la teoria della grammatica generativa non e’ proprio questo. E poi e’ un dibattito che dura da almeno trenta anni. Nuova idea?
Non sono andato a controllare l’originale (manca il tempo) ma questa frase è scorretta: “Noi non ce ne accorgiamo perché avviene lentamente, ma il nostro codice genetico è ancora in continua evoluzione.” Il codice genetico di tutti gli esseri viventi, a parte poche eccezioni, è identico, e non è cambiato da miliardi di anni. È il genoma (il messaggio) che si modifica, non il codice (l’alfabeto). Per favore, correggetelo.
MarkIII
L’originale è corretto; parla di genoma e non codice genetico.
Grazie a entrambi, corretto.