Guida al pomeriggio

Oggi si vota la mozione di sfiducia su Caliendo, le cose da sapere

Aggiornamento delle 18,28: la mozione è stata respinta.

Non succederà niente. Perché è bene saperlo e dirlo chiaramente, visto che è scontato: Giacomo Caliendo resterà sottosegretario alla giustizia e il governo, per adesso, rimarrà dov’è. Questo non vuol dire che non possano succedere cose interessanti, oggi pomeriggio, e vediamo di cosa si sta parlando.

Di cosa parliamo
Oggi alla camera si vota la mozione di sfiducia sul sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo, presentata da PD e IdV. Non è ancora certo l’orario di inizio della discussione, che sarà la cosa più interessante, ma dando un’occhiata ai lavori della giornata si dovrebbe cominciare nel primo pomeriggio. In ogni caso, la discussione sarà trasmessa in diretta sulla RAI.

Perché
La mozione di sfiducia è stata presentata lo scorso 14 luglio, sulla base dell’inchiesta sulla cosiddetta lobby di Flavio Carboni e delle relative intercettazioni pubblicate dai giornali. Caliendo è indagato per associazione segreta, e la lettura delle intercettazioni mostra i suoi contatti con Carboni, Lombardi e Martino: per questo un pezzo di opposizione, al di là degli eventuali rilievi penali di quelle telefonate, chiede che il sottosegretario faccia un passo indietro e rinunci al suo incarico di governo.

Come si vota
Tutti i parlamentari si esprimono attraverso voto palese, come è obbligatorio nel caso delle mozioni di sfiducia. Per quanto negli ultimi tempi ci abbiamo fatto l’abitudine, fa bene ricordare che la Costituzione italiana non contempla direttamente l’utilizzo della mozione di sfiducia riguardo un singolo ministro o addirittura sottosegretario, bensì solo riguardo il governo. Soltanto nel 1996 la Corte Costituzionale decise di ammettere questa fattispecie, sulla base di quanto contenuto nell’articolo 95 della Carta, secondo cui “i ministri sono responsabili individualmente degli atti dei loro dicasteri”.

I numeri
I deputati sono 630, l’asticella della maggioranza è fissata a quota 316. PdL e Lega hanno annunciato voto contrario alla mozione: sono 296 voti. Insieme a loro voteranno contro i quattro finiani membri del governo – Ronchi, Urso, Menia e Buonfiglio – come confermato ieri dallo stesso presidente della camera. Si arriva quindi a 300. Chi voterà certamente in modo favorevole sono i membri di PD e IdV, che insieme raggiungono quota 235. I membri dell’UdC, dell’ApI, del MpA e di Futuro e libertà hanno deciso ieri di astenersi: in tutto sono 76. Rimangono fuori alcuni membri del gruppo misto, ma l’orientamento dell’aula è comunque chiaro, visto che gli astenuti fanno abbassare l’asticella e i no saranno più dei sì. Caliendo resterà al suo posto.

Cosa guardare
L’esito del voto è scontato ma il dibattito parlamentare che lo precederà ha qualche ragione di interesse. Sarà interessante ascoltare le motivazioni offerte dai vari capigruppo davanti al primo voto del nuovo scenario politico apertosi con la fuoriuscita dei finiani dal PdL. Sarà interessante ascoltare la loro dichiarazione di voto e quella dei vari gruppi centristi che insieme a loro si asterranno: se da una parte c’è chi da giorni si sfrega le mani parlando di “terzo polo”, dall’altra secondo Repubblica ieri Fini avrebbe detto ai suoi che “Nessuno è autorizzato, perché non è la mia idea né il mio progetto, a parlare della riunione come si trattasse di prove del terzo polo”.

Quindi il governo tiene?
Per ora sì. Dentro il PdL alcuni più esagitati di altri continuano a dire che Berlusconi deve comunque chiudere qui la storia di questo governo, che l’astensione dei finiani è gesto sufficiente a giustificarla. Ieri Mario Landolfi ha detto che “un minuto” dopo il voto sulla mozione Berlusconi dovrebbe salire al Quirinale e rendere conto a Napolitano della fine della maggioranza. Solo che non troverebbe nessuno, perché ieri Napolitano ha fatto due telefonate – una a Berlusconi, una a Fini – si è fatto raccontare come stanno le cose e poi ha deciso di andare a Stromboli in vacanza. Qualcosa vorrà dire.

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