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— Cultura

I contenuti nascosti di Toy Story 3

Citazioni, indizi e riferimenti a film e personaggi dei film precedenti e di quelli in fase di produzione, numeri simbolo e vecchi indirizzi della casa di produzione

I creativi della Pixar inseriscono nelle sequenze dei loro film contenuti nascosti per gli spettatori più attenti

3 agosto 2010


La Disney in ogni caso ha confermato che un indizio a proposito di un nuovo personaggio di Cars 2, che uscirà l’anno prossimo, è nascosto nella camera di Andy. In camera del ragazzo ci sono diversi poster di automobili:

Al D23 Expo dello scorso anno è stato presentata una bozza di Finn McMissile, una Aston Martin che dovrebbe essere un nuovo personaggio di Cars.

Nell’immagine qui sotto c’è un personaggio estraneo a Toy Story, che compare solo in questa scena:

Il pupazzo grigio a forma di coniglio sulla sinistra è Totoro, tratto dal film Il mio vicino Totoro, di Hayao Miyazaki. Miyazaki è molto amico di John Lasseter (direttore creativo della Pixar), che per spiegare l’inserimento nella sequenza di Totoro ha detto:

Nei nostri film facciamo sempre dei piccoli omaggi, delle piccole dediche, e abbiamo pensato che fosse molto importante far capire a Miyazaki e allo studio Ghibli quanto sono importanti per noi

Il computer che che usano i giocattoli è un iMac con OSX e Safari. Andy, cresciuto, ha una finestra di iTunes aperta.

Quando Buzz stringe la mano al robot, si vede alle loro spalle un trattore giocattolo, come quelli di Cars.

Le batterie di Buzz Lightyear sono di marca Buy N Large, che era la mega corporation nel film Wall-E.

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4 Commenti

  1. jacopocolo

    Vi segnalo anche il – probabile – ritorno di Sid: http://tow.ly/L6dzA.jpg

  2. Praticamente ci stanno più significati nascosti che nella trilogia di Matrix.

    In realtà il tutto evidenzia anche un certo gusto anglosassone nel far bene le cose, con passione e non a trascinar via.

    Senza scomodare concetti troppo macroscopici, da quelle parti c’è probabilmente una diversa cultura e visione del lavoro.

    Il guidatore dell’autobus guida l’autobus, il postino porta la posta, il regista fa i film. E cercano di farlo bene, senza quel “minimo sforzo” e quell’evidente star pensando ad altro che c’è qui. Ci sarebbe inoltre da dire che probabilmente lì il guidatore dell’autobus ha un po’ più scelto di guidare l’autobus, rispetto a qui, dove lavoro forse ce n’è meno e ad esempio si fanno “i concorsi”, e l’idea di voler fare quello che si vuole fare è praticamente un nonsense.

    Negli Stati Uniti fanno un film sui giocattoli, un film su un tizio con una maschera, un film su uno che è spiato dalle telecamere, eccetera eccetera. Si raccontano delle storie. Qui no, si fanno solo degli ibridi che ruotano attorno all’amore, e che contengono più o meno sempre anche la parola “amore” nel titolo.

    Perché? Senso di precarietà generale, forse, e scarsa propensione al rischio (anche dei produttori eh, mica solo dei registi). Se fallisco, fallisco per sempre, perché non siamo nel paese delle opportunità. E alora vado sul sicuro, e faccio un film sull’amore, mettendo l’”amore” nel titolo (qualcuno si ricorda l’ultimo film italiano non annacquato dall’amore? Nirvana di Salvadores? Piano 17 dei Manetti Bros.?) col tono da ultima opera della mia vita (forse è l’ultima veramente), giocandomi in senso retorico tutte le grandi verità altisonanti che ho da dire sull’universo mondo.

    E con un tirar via per cui non c’è quasi mai quell’idea di costruire una scena, con pochi e chiari elementi (ed eventualmente giocandosela anche sui significati nascosti e le citazioni). Si gira in strada, come viene, col traffico dietro, trincerandosi dietro l’idea del “realismo” che storicamente però era un’altra cosa, ora spesso e volentieri è un atteggiamento furbetto. Per non parlare d quei simbolismi altrettanto furbetti (ehi, qui non solo gli italiani) di tizi che per metà film viaggiano in autobus (lentamente, lentamente) guardando fuori dal finestrino (eh no, nei film deve sempre succedere qualcosa), in nome di un concetto di “arte” in cui vale tutto e la tecnica diventa qualcosa di assolutamente secondario.

  3. Personalmente adoro questi piccoli autoriferimenti e citazioni.
    I Beatles erano dei maestri in questi giochetti.

    Naturalmente però si rivela una calamita per psicolabili che vedono messaggi nascosti anche dove non ce ne sono (vedi la leggenda Paul is dead)

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