Si complica la nomina a ministro di Romani

L'ostacolo alla nomina non sarebbe il conflitto d'interessi, bensì lo strappo di Fini e la nuova situazione politica

Ieri avevamo raccontato di come, secondo alcuni giornali, la nomina di Paolo Romani a ministro dello Sviluppo Economico fosse stata accantonata a causa delle perplessità del presidente della Repubblica, preoccupato per il fatto che Romani – già editore e socio di Berlusconi – si occupasse di materie come le telecomunicazioni, generando l’ennesimo conflitto di interessi in capo all’attuale governo. Oggi il Corriere della Sera ritorna sull’argomento, fornendo la versione del centrodestra.

In casa PdL e negli ambienti vicini al viceministro allo Sviluppo economico, Paolo Romani, sono convinti che lo stop del Quirinale sia stato superato e che la mancata promozione del viceministro vada spiegata, piuttosto, con la delicata situazione politica. E la questione del conflitto d’interessi? Proprio qui starebbe il malinteso: «Nel suo curriculum, Romani è indicato come editore. Ma si tratta di una professione che non svolge da vent’anni e tutte le sue partecipazioni come editore sono state vendute da tempo», viene ricordato. Anche al Quirinale sarebbe stato fatto notare che, ci fosse stato il problema, Romani non avrebbe potuto fare né il sottosegretario né il viceministro: la certificazione viene richiesta anche per questi incarichi. Il nodo, insomma, sarebbe oggi tutto politico. E di difficile soluzione. Il viceministro Romani, che è sempre in contatto con il presidente del Consiglio, sceglie di non commentare le vicende che lo riguardano. Lo fa, invece, un parlamentare lombardo che lo conosce da tempo: «Se ci fosse stato un intoppo tecnico, Romani lo avrebbe affrontato e risolto in un secondo. La realtà è che anche lui paga lo strappo di Fini».

In realtà, la cosa più semplice è che siano vere entrambe le cose. Che ci sia da sciogliere il nodo della dichiarazione all’Antitrust contemplata dalla legge sul conflitto d’interessi, che Napolitano vorrebbe Romani firmasse prima di diventare ministro. E che in tutto il trambusto di questi giorni la nomina di Romani a ministro sia diventato il primo banco di prova della nuova maggioranza di governo, e probabilmente l’unico da dover essere affrontato prima della pausa estiva. I finiani potrebbero approfittarne per collaudare la loro capacità di influenzare e condizionare le mosse del premier, chiedendo la nomina di una persona meno legata a Berlusconi e ai suoi interessi industriali.

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