
Il Corriere della Sera sta diventando un interessante epistolario, ultimamente. Dopo i vari scambi di lettere delle ultime settimane – notevole quello breve e polemico tra il direttore e il ministro Tremonti, e prima si era spiegato Vespa, eccetera – e la articolata e chiara missiva del senatore Veronesi di ieri sulla sua nomina alla presidenza dell’Agenzia per la Sicurezza del nucleare, oggi a quella lettera di Veronesi risponde con un altro “caro direttore” Milena Gabanelli, solitamente schiva alle discussioni pubbliche in prima persona (benché oggi abbia avuto attenzione su Repubblica la sua intervista di ieri al Pais).
Gabanelli interviene in modo diretto e inatteso sul tema della nomina di Veronesi, con accenti formalmente rispettosi ma assai severi nei confronti del senatore e delle sue scelte.
Caro direttore, premetto che non ho interesse per le preferenze politiche del Prof. Veronesi; è un oncologo di fama e mi aspetto che faccia tutto quello che può per curare il cancro. Da un paio d’anni è anche senatore, carica che ha accettato a patto che non gli porti via tempo per i suoi pazienti. Intento nobile verso i pazienti, meno verso i cittadini che, pagando un lauto stipendio ai senatori, si aspettano che dedichino le loro energie alla gestione politica del Paese. Ora è stato proposto il suo nome come Presidente dell’Agenzia per la Sicurezza del Nucleare, nomina che accetterebbe volentieri, di nuovo a condizione che non sottragga tempo ai suoi pazienti. Ovvero, bisognerebbe adattare le necessità di un’agenzia così delicata e fondamentale agli impegni del candidato presidente. Intanto venerdì scorso in Senato è stato approvato un decreto che gli consentirebbe, se volesse, di andare in deroga alla legge che vieta a chi ha incarichi politici di presiedere un’authority.
Ma la questione di metodo che riporta Gabanelli non riguarda solo i troppi impegni che Veronesi pretende di assumere e svolgere contemporaneamente, quanto anche la sua adeguatezza professionale e anagrafica all’agenzia per il nucleare.
Riguardo invece alla sua competenza in materia, scrive: «Sono un appassionato di fisica, non a caso ho ricevuto la laurea honoris causa». Nuclearista convinto, cita la Francia come modello di qualità di vita per noi italiani. Partendo dal presupposto che l’agenzia non sia un bluff ma qualcosa di straordinariamente serio, non è affatto rassicurante l’idea che venga diretta (nei ritagli di tempo) per 7 anni, da un uomo che oggi ne ha 85, anche se è il più bravo oncologo del pianeta. Presiedere l’agenzia per il nucleare vuol dire affrontare problemi di carattere tecnico, elaborare i regolamenti insieme ai commissari, dare il parere sui progetti, verificare il rispetto delle regole e prescrizioni a cui sono sottomesse le installazioni. Un lavoro certamente a tempo pieno, meglio se subordinato a una competenza specifica, più che a una passione. Siccome il Prof. Veronesi cita il modello francese, saprà che la loro agenzia (ASN) è diretta da Jean Christophe Niel, 49 anni (laureato in fisica teorica che ha ricoperto incarichi di vertice nel controllo sul ciclo del combustibile e dei rifiuti, ed è stato per anni capo del dipartimento per la sicurezza dei materiali radioattivi). Il presidente è Andrè-Claude Lacoste, 69 anni, ingegnere, da 17 anni con incarichi direttivi nel settore sicurezza nucleare.
E infine, non è solo una questione di metodo e rispetto per i ruoli a preoccupare Gabanelli, che entra quindi nel merito delle posizioni di Veronesi sul nucleare: Veronesi è favorevole, a dispetto delle posizioni del suo partito, e da qui sono nate le polemiche sulla sua collaborazione col governo a un progetto che l’opposizione non condivide. E le obiezioni di Gabanelli diventano così una vera stroncatura.
Il Prof. Veronesi ha poi espresso un’opinione sul fattore rischio («oggi calcolato quasi vicino allo zero»), che sembra non tener conto dei cosiddetti piccoli incidenti quotidiani, riportati da tutte le Agenzie, che si verificano proprio in Francia; per non parlare delle basse emissioni permanenti degli impianti, come dimostra lo studio del Prof. Hoffman ordinato dalla Cancelliera Merkel. Parlare invece di nucleare come «l’alternativa più valida al petrolio» è solo suggestivo, poiché il petrolio serve soprattutto a far muovere le macchine e solo in minima parte ad alimentare le centrali elettriche. Infatti in Francia, Paese più nuclearizzato d’Europa, il consumo procapite di petrolio è più alto rispetto a quello italiano. Succede di essere approssimativi quando ci si occupa di troppe cose.


Difficile non essere d’accordo, a prescindere da che posizione si ha nella querelle “nucleare sì – nucleare no”.
mah io invece continuo a pensare che Veronesi sia una scelta potenzialmente molto migliore di altri possibili candidati legati al partito del padrone. In altre parole, visto che la scelta passa dai partiti, meglio l’indipendenza di Veronesi che uno yes-man, sia pure più giovane e con laura in fisica.
Sì, in teoria non si può che essere d’accordo, in teoria. L’Italia però è uno strano paese, se affidi il nucleare ad un fisico ti dicono che è un tecnocrate e che non capisce nulla dei rischi sulla salute delle popolazioni (perché questo è il punto cruciale, no?), se ci metti un medico, ti dicono che non capisce nulla di tecnica nucleare. E Gesù come lo vedreste? Poi, la Gabanelli, che è una sicuramente brava e convincente, spesso anche lei parla di cose di cui non capisce nulla, e te ne accorgi quando tocca temi su cui uno spettatore medio come me è più informato, magari per motivi professionali. Ma perché ognuno non fa il suo mestiere in questo bizzarro paese? La Gabanelli è contro il nucleare, ora lo sappiamo per certo, ma è questo il punto? Su una cosa ha ragione, Veronesi è vecchio, troppo.
Verb, non c’è dubbio che Veronesi sarebbe “migliore di molti altri legati al partito del padrone”, così come probabilmente lo saremmo anche io e te. Ma si tratterebbe in ogni caso di una scelta subottimale, se non sbagliata. Da una parte hai un oncologo novantenne a mezzo servizio, potenzialmente potresti avere un fisico nucleare full time. Non è che non ce ne siano, in Italia.
La scelta di Veronesi potrebbe essere dettata solo da: un intento anestetico per tranquillizzare le masse esibendo un “guru” scientifico (pazienza se di un altro settore) conosciuto da tutti; una succulenta occasione di arruolare un uomo dell’opposizione; il solito tic gerontofilo nostrano.
concordo con una sola delle problematiche sollevate da gabanelli (e altri): l’età. Sul resto vado per punti:
1) interessante come chi avversa Veronesi sulla base della sua (in)competenza si aggrappi poi alle posizioni di questa brava giornalista come se fosse quella di un luminare. per la gabanelli il principio della “competenza” non vale?
2) come scritto anche in altri commenti, io non penso debba essere necessariamente un medico a presiedere, ma che è una delle figure possibili (lo stesso francese da lei citato non è un fisico come reclamato a gran voce dai chi avversa veronesi)
3) la gabanelli fornisce involontariamente un argomento a favore di veronesi (o meglio, contro i suoi critici sulla base del principio della competenza): parliamo della presidenza e non della direzione: a maggior ragione le competenze di fisica sono meno stringenti
4) last, but not least, in italia non esiste nessuno “da 17 anni con incarichi direttivi nel settore sicurezza nucleare”. anche per colpa di gente come la gabanelli che ha spiegato ai nostri padri che il nucleare è troppo pericoloso e del fatto che i nostri padri hanno ascoltato persone come lei e non la comunità scientifica
Ci sono luminari circanovantenni (ed anche ultracentenari) che non prendono in mano un vetrino o un bisturi da decenni,stanno in Senato, scrivono libri e danno interviste per promuoverli, raccolgono denaro da ogni fonte possibile per i loro Istituti e per le loro
Fondazioni di cui rappresentano il “logo” ed il “marchio”. I “loro pazienti-clienti” vengono curati da loro bravi dipendenti ed essi, in prima persona, servono solo a stringere loro la mano. Tali luminari possono diventare “Presidenti” di qualsiasi cosa, da un asilo, a una banca, a un Conservatorio ad una Agenzia. Sono tuttofare.
Marco,
se l’elettorato, come giustamente commentavi ieri, non ha un orientamento unitario e preciso men che mai possiamo attribuire alla “comunita’ scientifica” la capacita’ di esprimere giudizi univoci. La “comunita’” non e’ un essere monocellulare con un semplice metabolismo. Le idee, le posizioni, le teorie, i modelli si contrappongono all’interno della comunita’ scientifica con lo stesso spirito e con le stesse motivazioni con le quali confliggono in una qualsiasi altra comunita’ umana. Questi stereotipi “ottocenteschi”, platonici, dello scienziato che nella sua attivita’ tecnica opera intrinsecamente per il bene della societa’ alla quale appartiene (o ostinatamente per il male) e’ una visione da fumetto per ragazzi che oggi fa sorridere.
Siamo corretti, la Gabanelli non si pone come luminare ma come persona che ha diritto di dire qualcosa perche’ informata. Come me e te. La Gaba sottopone delle riflessioni legittime e circostanziate con le quali si puo’ dissentire e alle quali pero’ si dovrebbe rispondere, perche’ quando si usano alcuni argomenti per sviluppare il proprio discorso, si deve accettare che gli stessi argomenti vengano poi analizzati, nella loro validita’, da altri.
Non e’ dialetticamente corretto partire da queste domande circostanziate, che esigono risposte contestuali ed estrapolare all’indietro delle presunte affinita’ ideologiche, addirittura delle responsabilita’ o accumunare la giornalista a opinioni, idee o movimenti dei quali, nella lettera, non ha fatto menzione.
Non c’e’ un esperto di questioni di sicurezza di impianti nucleari in Italia che abbia meno di 80 anni? OK! Lo si va a cercare fuori.
E’ ben strano prenderne uno di 85 anni che per giunta … non e’ neanche esperto.
Il punto piu’ interessante che secondo me comunque pone la Gaba e’ che la “nomination” stessa di Veronesi, per come e’ stata concepita e partorita (piu’ che per la autorevolezza della persona) pone dei dubbi pesanti sulla serieta’ tecnico-scientifica del lavoro che si dovrebbe andare a svolgere. Non dimentichiamoci che per il nome di Veronesi si e’ spesa la Prestigiacomo! Oh dico, la Pre-sti-gia-co-mo. Un ministro che sta all’ambiente come Bruno Vespa sta al Tour de France.
pifo, mi attribuisci pensieri non miei. Io non penso che Gabanelli non possa parlare, faccio solo notare una contraddizione di chi prima avanza dubbi sulla competenza di veronesi e poi la porta – lei che competente non è – come prova del fatto che ha ragione. Così come non penso che la comunità scientifica abbia opinioni convergenti su alcunché (a parte forse sul fatto che la terra gira attorno al sole). Ma converrai con me che il voto al referendum sul nucleare non è stato certo frutto di una discussione scientifica (con pro e contro a confronto), quanto piuttosto sull’onda emotiva di cernobil. Quanto all’età, come ho scritto nel primo commento, concordo quindi non capisco l’obiezione
ma chi questo?
http://www.fondazioneveronesi.it/pagina.php?id=133&nome=Partner%20The%20Future%20of%20Science
Ma chi questi qua? http://www.enel.com/it-IT/group/production/nuclear_power/
Io avrei un paio di obiezioni alle tesi della Gabanelli. Sulla competenza, ad esempio, cosa preferisce? Meglio fare come si è fatto finora, e cioè la giustizia a magistrati ed avvocati, la sanità ai medici, l’università ai baroni?
I risultati sono davanti agli occhi di tutti..
E sull’età. È più delicata la funzione di uno che può fare e disfare governi, presiede il consiglio di difesa, il csm e altre sciocchezze simili, e tutto questo senza che, a norma di costituzione, si possa anche solo discuterne in parlamento e senza esserne, sempre per costituzione, responsabile? A quanto pare no, è più delicata quella di presidente di quella commissione.
Ecco, perchè me risulta che l’inquilino del quirinale abbia qualche mese in più di Veronesi, e quindi che si fa? Nella prossima puntata di Report devo aspettarmi una petizione per buttarlo giù dal colle?
L’onda emotiva di Cernobil. Come se a Cernobil non fosse esploso un reattore. La chiamerei piuttosto l’onda radioattiva di Cernobil.
OK Marco,
ho frainteso parte del tuo pensiero sulla Gaba, me ne scuso.
Pero’ rimango del parere che se in un dibattito pubblico, quale e’ diventato quello sulla candidatura Veronesi (per volonta’ dello stesso professore), io trovo ragionevoli le osservazioni di una giornalista informata, questo non significa eleggere la giornalista a “luminare” e soprattutto non significa trasformare il dibattito in uno scontro di competenze. In un dibattito pubblico le autorevolezze provengono dalle persone e dalla coerenza interna delle idee e dei ragionamenti che si esprimono.
Nessun voto puo’ essere il risultato di una discussione scientifica perche’ non sono solo le certezze scientifiche quelle che vengono ponderate in una scelta. Non lo fa un paziente quando viene messo difronte alla scelta se optare o meno per una terapia, pensa se lo fa un elettore quando deve scegliere sul nucleare.
Nel caso del referendum dell’87 poi il dibattito “scientifico” fu davvero caotico. I “gemellini terribili” dell’anti-nucleare anni 80, padri dell’ambientalismo italiano, i Prof. Scalia e Mattioli, erano entrambi associati alla Sapienza, fisico matematico (credo) il primo e teorico, forse, il secondo (non ricordo bene); a quei tempi l’istituto di Fisica G.Marconi alla Sapienza era per prestigio tra i primi 3 istituti di fisica d’Italia. Nei suoi corridoi incontravi il vecchio Amaldi, Cabibbo, Salvini, Maiani, Ruffini. Quando Scalia e Mattioli “comiziavano” in TV sul nucleare o polemizzavano con Regge era assai difficile distinguere il politico dallo scienziato e onestamente non ricordo che questi scontri di carattere tecnico servissero poi a chiarire particolarmente le idee. Sarebbe altrettanto difficile oggi optare per l’una o l’altra scelta ascoltando semplicemente i termini di Rubbia e dello stesso Veronesi.
I 3 referendum “indiretti” sul nucleare del 1987 furono una scelta sbagliata di democrazia della cui responsabilita’, forse, occorrebbe chiedere conto ai promotori, piu’ che a coloro che si schierarono con passione politica, perche’ su questioni di carattere strategico nessun paese evoluto si affiderebbe ad un referendum.
Va ricordato comunque che i 3 referendum non ponevano una domanda diretta “Nuke?Yes/No” bensi la proposta di abrogazione di alcune norme di sostegno a comuni e regioni nuclearizzati. Furono di fatto i governi successivi che trasformarono questo “orientamento negativo” in un abbandono definitivo del nucleare e dal 1987 il colore delle maggioranze e’ cambiato parecchio.
La candidatura Veronesi e’ stata una bella trappola che l’esecutivo, in difficolta’ su tutto, ha tirato al PD e Veronesi, per ingenuita’, ha abboccato, salvo poi lasciarsi prendere dai dubbi.
Esperto o non esperto, vecchio o non vecchio, il politico di opposizione a questo governo di pasticcioni arroganti deve avere, secondo me, le idee chiare: “Non ci si presta a fare la foglia di fico alle zozzerie escogitate da questo governo.” La vigilanza e l’azione politica di opposizione devono essere sviluppate in tutti quegli ambiti istituzionali che non sono direttamente riconducibili a questo esecutivo.