
Però scusami: Wikileaks vuole smontare i meccanismi perversi dei poteri politici ed economici, attaccandone la segretezza. E però con i meccanismi perversi dell’informazione sceglie invece di venire a patti. Non c’è una contraddizione?
Ok. Non mi faccio illusioni sui media: la maggior parte della stampa è spazzatura e andrebbe riformata. E l’unica via per riformarla forse sarebbe distruggerla. Però noi non le vendiamo l’anima come sostieni tu. Le nostre esclusive sono a tempo, ed è una strada che vorremmo non scegliere. Ma la nostra lealtà prioritaria è nei confronti della verità e delle nostre fonti a cui dobbiamo ogni sforzo per far uscire ciò che ci hanno affidato.
Cambierà qual…
E comunque siamo contenti di collaborare con i bravi giornalisti.
Cambierà qualcosa nel funzionamento di Wikileaks?
Avremo un sistema nuovo di pubblicazione.
Solo tecnologia, o anche nuovi criteri?
Soprattutto una cosa interna: prima l’accesso era uguale per tutti su ogni tipo di documento, dai verbali del liceo agli scoop giornalistici. Ora stiamo creando delle gerarchie di accesso.
Tornerà online anche la possibilità di commentare i documenti?
Stiamo lavorando a un sistema di commenti nuovo, ma siamo ancora indietro. Abbiamo capito che un sistema alla Wikipedia – un wikisistema di commenti – è un’idea pessima: arriva sempre qualcuno che non capisce niente, o scrive cose che non c’entrano. Una bella tecnologia, accessibile, ma sbagliata per noi. La riformeremo.
Wikileaks ti impegna al 100%?
Salvo scrivere degli articoli, sì.
Hai cautele personali particolari?
Nei paesi occidentali non ho preoccupazioni sulla mia vita. In Kenya c’è stato un raid nel mio ufficio, e gente che è stata uccisa in relazione alla storia sulla corruzione dell’ex presidente. In Occidente mi spiano di certo, ma non temo per la mia vita. Quando non do il mio numero è per cautele di segretezza e per proteggere le nostre fonti.
Sei soddisfatto di quello che avete fatto?
Sì. Ma avremo completato la nostra missione quando ogni tecnico informatico, ogni bambino dell’asilo, ogni burocrate di un ministero saprà di poter pubblicare quello che vuole senza correre rischi.
Ma la vostra battaglia è contro la segretezza in sé o contro le sue corruzioni?
Il nostro obiettivo è combattere le ingiustizie. Io non sono contro la segretezza in sé, ma succede sempre prima o poi che la segretezza corrompa. Che ci siano persone con molto potere non è di per sé pericoloso: il pericolo è che ci sia segretezza nelle cose che fanno con quel potere e che questa segretezza incentivi a fare cose sbagliate. C’è un limite nel grado di civiltà che una civiltà può avere, ma l’antidoto è unamaggiore trasparenza sui documenti storici che raccontano come funziona questa civiltà.
Ci vediamo a Perugia?
Senz’altro. E seguite l’Islanda. Seguite l’Islanda. E ******* Berlusconi!
Questa non la scrivo. Ma ti mando la trascrizione dell’intervista su Wikileaks, anonimamente.
La pubblichiamo.
— Internet
Luca Sofri intervista Julian Assange (marzo 2010)
L'intervista al capo di Wikileaks, che quattro mesi fa annunciava un salto di qualità e il progetto islandese di difesa della libertà dei giornalisti
"Solo i media tradzionali hanno il tempo e i soldi per coprire i costi di tutte le verifiche e la competenza per comprendere i documenti e le storie"
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“Che ci siano persone con molto potere non è di per sé pericoloso: il pericolo è che ci sia segretezza nelle cose che fanno con quel potere e che questa segretezza incentivi a fare cose sbagliate”
E’ difficile dargli torto, ma è anche difficile trovare soluzioni a questo problema.
E non so se divulgare documenti in maniera indiscriminata sia una possibile soluzione, per la verità…