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“I diari della guerra”

New York Times, Guardian e Spiegel pubblicano migliaia di documenti militari americani sulla guerra in Afghanistan ricevuti da Wikileaks

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Con uno scoop nell’aria da mesi ma di cui non si conoscevano minimamente i contorni, il New York Times, il Guardian inglese e il tedesco Spiegel hanno messo online ieri sera (in Italia era poco prima di mezzanotte) una serie di articoli dedicati ai contenuti di una impressionante mole di documenti militari segreti americani relativi alla guerra in Afghanistan. Gli articoli stanno già generando estese reazioni da parte del governo americano e di tutti i media e le istituzioni USA. Di cosa si tratti lo spiega un editoriale indirizzato “ai lettori” sul quotidiano newyorkese.

Gli articoli che pubblichiamo oggi sono basati su migliaia di verbali militari e rapporti dell’intelligence degli Stati Uniti – verbali di combattimenti, inchieste, intelligence sulle attività del nemico e altri su altri eventi della guerra in Afghanistan – di cui è stata decisa la messa online per questa domenica. Al New York Times, al Guardian e allo Spiegel è stato dato accesso al materiale diverse settimane fa. Questi rapporti sono usati dai funzionari del Pentagono e dalle truppe sul campo per la preparazione dei piani operativi e delle riunioni sulla situazione nelle zone di guerra. La maggior parte sono documenti di routine, ordinari, ma molti danno informazioni approfondite, trame e contesto di una guerra combattuta ormai per quasi nove anni.
Nel loro complesso questi documenti offrono una storia in tempo reale dell  guerra raccontata da un punto di vista privilegiato: quello dei soldati e degli ufficiali impegnati nei combattimenti e nella ricostruzione.

I documenti – circa 92 mila rapporti in tutto – sono stati resi disponibili da Wikileaks, un’organizzazione dedicata alla rivelazione di segreti di ogni genere, a condizione che i tre giornali non ne parlassero prima del 25 luglio, quando Wikileaks avrebbe li avrebbe messi online. Wikileaks non ha rivelato come abbia ottenuto i materiali e non è stata coinvolta nel lavoro investigativo, giornalistico, di analisi e di scrittura.

Il New York Times ha impiegato circa un mese nell’analisi dei dati, verificando e incrociandoli con altre fonti e preparando gli articoli pubblicati oggi. I tre giornali si sono accordati per pubblicare i rispettivi articoli contemporaneamente, ma ognuno ha preparato i propri.

Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale James Jones ha immediatamente commentato la pubblicazione dei “diari di guerra”, come li ha chiamati il New York Times.

«Gli Stati Uniti condannano fermamente la rivelazione di informazioni riservate da parte di individui e organizzazioni che possono mettere in pericolo le vite degli americani e dei loro alleati, e minacciano la sicurezza nazionale. Wikileaks non ha fatto nessun passo per contattarci rispetto a questi documenti: il governo degli Stati Uniti è venuto a sapere della loro pubblicazione dalla stampa. Queste scelte irresponsabili non influiranno sul nostro impegno ad approfondire i legami con Afghanistan e Pakistan, a battere i nostri nemici comuni e a sostenere le aspirazioni dei popoli afghano e pakistano»

Il Guardian riassume così alcuni dei contenuti salienti esposti dei documenti.

– Come un’unità segreta di forze speciali dà la caccia ai talebani per ucciderli o catturarli senza processo
– Come gli Stati Uniti hanno occultato le prove che i talebani abbiano acquisito missili terra-aria
– Come la coalizione stia usando sempre più i droni Reaper per cacciare e uccidere i bersagli dei talebani controllandoli da una base nel Nevada
– Come i talebani abbiano causato crescenti stragi attraverso un’escalation della campagna di attentati esplosivi stradali, uccidendo 2000 civili fino a oggi

Ci sono poi ampie documentazioni sulle vittime civili causate dalle forze militari alleate: nel gergo militare, incidenti “blu su bianco”. Sono registrati 144 eventi di questo genere. Molti erano finora ignoti pubblicamente. In molti casi i militari hanno aperto il fuoco contro automobilisti o motociclisti che temevano potessero essere attentatori suicidi. Sono conteggiati 195 civili morti e 174 feriti, ma si parla solo di quelli accertati: mancano le vittime di incidenti non verbalizzati o non sanciti come tali.

Tra questi eventi figurano per esempio l’autobus pieno di bambini colpito dai francesi nel 2008 (otto feriti) e quello travolto dalle scariche di mitra americane che hanno colpito 15 passeggeri. Nel 2007 i militari polacchi hanno bombardato una festa di matrimonio uccidendo tra l’altro una donna incinta, apparentemente per vendetta. Il Guardian poi dettaglia diversi incidenti del genere di cui sono responsabili i militari britannici.

Il New York Times dedica invece l’articolo principale alla rivelazione che apparati dei servizi segreti militari pakistani aiuterebbero da tempo i ribelli afghani contro gli stessi americani che sono formalmente loro alleati. Ma gli elementi individuati dal New York Times sono gli stessi del Guardian:

1. I talebani hanno usato missili portatili a ricerca di calore contro gli aerei alleati, un fatto che non è stato rivelato pubblicamente dai militari. Questo tipo di arma è quello che ha aiutato i mujaheddin afghani a sconfiggere l’occupazione sovietica negli anni Ottanta

2. Unità segrete di commando come la Task Force 373 – un gruppo occulto di operativi speciali dell’esercito e della marina – lavorano su una lista “vivi o morti” di circa 70 comandanti ribelli. Queste missioni, che sono state avviate dall’amministrazione Obama, dichiarano sostanziosi successi ma a volte hanno fallito, uccidendo civili e aumentando il risentimento degli afghani.

3. I militari usano sempre più i droni per sorvegliare i campi di battaglia e colpire obiettivi in Afghanistan, malgrado i loro risultati siano meno efficaci di quanto riportato ufficialmente. Alcuni si schiantano a terra o l’uno contro l’altro, costringendo i soldati a rischiose missioni di recupero prima che i talebani si impossessino delle armi ospitate dai droni.

4. La CIA ha esteso le operazioni paramilitari all’interno dell’Afghanistan. Le sue unità lanciano aggressioni, ordinano attacchi aerei e conducono raid notturni. Dal 2001 al 2008 la CIA ha pagato i bilanci dei servizi spionistici afghani e li ha usati come un suo dipartimento

Un appunto per i giornalisti diffuso domenica sera dalla Casa Bianca dopo la pubblicazione degli articoli affronta le accuse implicate negli articoli de New York Times. La Casa Bianca ricorda che preoccupazioni sul ruolo del Pakistan da parte sua sono note e pubbliche da tempo, che gli eventi descritti dai documenti riguardano il periodo 2004-2009 prima che Obama ordinasse una revisione della strategia anche in nome delle questioni descritte dal New York Times, e che Wikileaks “non è un’organizzazione di news ma un ente che contesta la politica americana in Afghanistan”.

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