Venda Mediaset, meglio tardi che mai
Berlusconi ha saputo fare il salto da imprenditore a politico ma non ha saputo fare il salto da politico a statista, e a impedirgli quel salto è stato il fardello di Mediaset. Ecco perché il mio consiglio al premier, per risorgere o almeno per provarci, è quello di vendere Mediaset. Solo questo potrebbe impedire a chiunque di pronunciare le fatidiche e puntuali parole: “conflitto di interessi”. Il secondo consiglio parte dalla constatazione che, salvo tre o quattro persone, il premier si è circondato di mediocri. Il suo vero difetto è questo, perché il mediocre chiama il mediocre. Lui di Fedele ne aveva già uno, Confalonieri: doveva tenersi quello e basta. Per il resto, doveva scegliersi persone brave, addirittura più brave di lui.
Aldo Grasso – giornalista e critico televisivo, scrive sul Corriere della Sera ed è ordinario di Storia della radio e della televisione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Privilegi Lega e federalismo fiscale
Per sperare di risorgere, Berlusconi dovrebbe riuscire a rimettere in piedi in modo forte l’alleanza con Bossi e per far questo dovrebbe attuare subito il federalismo fiscale. Dal punto di vista strettamente politico, infatti, la cosa più preoccupante per il premier mi sembrano gli scricchiolii nell’alleanza con la Lega. La fronda rappresentata da Gianfranco Fini, invece, non è tanto grave in sé – potrebbe rientrare nella normale dialettica politica – ma diventa un problema proprio perché Berlusconi dà l’impressione di non riuscire a tenere le cose sotto controllo. La mossa di avvicinamento a Casini è quella che più realisticamente gli resta, ma non è la mossa giusta. Può consentigli tutt’al più di reggere un altro anno e mezzo. Di altre possibili iniziative l’effetto appare irrimediabilmente consumato. Certe promesse non si possono continuare a ripetere, al governo o all’opposizione, da più di quindici anni senza mai davvero farle.
Claudia Mancina – docente di Etica dei diritti all’Università di Roma- La Sapienza. Ex deputata, fa parte della direzione nazionale del Pd e scrive sul Foglio
Repulisti nel governo e aliquote tagliate
Una cosa che Berlusconi dovrebbe fare subito è un gesto di pulizia nel suo governo, liberandosi di quattro o cinque personaggi molto discutibili. Sarebbe un fatto di grande impatto politico. In positivo, dovrebbe dare ascolto a chi, nel suo stesso governo, sta facendo un lavoro egregio. Sono stato a Siracusa al convegno di Liberamente, la fondazione delle ministre Prestigiacomo, Carfagna e Gelmini. Le quali sono in grande difficoltà, perché stanno facendo un’opera di proselitismo quasi commovente, un grande sforzo per portare nel Pdl i giovani. Ma come possiamo fare discorsi idealistici, dicono, se il partito non ci libera da certi personaggi? L’altro corollario del mio consiglio è quello che dice da tempo anche Ernesto Galli della Loggia: liberarsi degli yes men, rompere il cordone sanitario di persone che costituiscono un diaframma negativo tra il premier e la realtà. La diagnosi dell’Italia è sbagliata e sbagliano destra e sinistra, entrambe impaurite dalla tensione sociale che comporta un intervento. Sappiamo che a determinare il tasso di crescita sono tre fattori: la pressione fiscale, cioè le aliquote, gli adempimenti delle imprese e il capitale umano. Servono risultati subito, e se riduci gli adempimenti e abbassi le aliquote, riparti subito.
Luca Ricolfi – sociologo, insegna Analisi dei dati all’Università di Torino, ha fondato l’Osservatorio del Nord Ovest ed è editorialista della Stampa
Tornare al ’94, pazzo e antipolitico
Per risorgere, il premier dovrebbe tornare a fare il Berlusconi del ’94: l’outsider vero, il leader della rivoluzione liberale, l’antipolitico capace di innovare la politica e di salvare la democrazia. In questi anni, Berlusconi ha perso parecchie occasioni per realizzare il miracolo che aveva promesso. Non ha creato una classe dirigente. Non ha liberalizzato niente. Non ha riformato il sistema. Non ha sburocratizzato il paese. Non ha costretto i magistrati a fare il loro dovere. Non ha diminuito le tasse. Non ha chiuso l’era della concertazione. Non ha trasformato l’Italia in un paese moderno. S’è accontentato di regnare, invece di governare, proprio come la regina d’Inghilterra. Si è messo a fare politica politicante, è diventato lui stesso, e più di ogni altro, teatrino della politica. Combatte da una vita contro i magistrati politicizzati, irresponsabili e violatori della sovranità nazionale, ma non ha mai nemmeno tentato di riformare sul serio il sistema giudiziario italiano, avvicinandolo a quello francese o americano. Si salva solo perché gli altri sono sempre peggio di lui – meno democratici, più illiberali e più impresentabili – in una corsa verso l’abisso che solo la candidatura di Nichi Vendola potrebbe definitivamente trasformare in farsa. Difficile pensare che Berlusconi possa risollevarsi, con questi precedenti. Non ci sono consigli possibili. Nessuno ce la può fare. Nessuno tranne uno: un pazzo come Silvio Berlusconi del 1994.
Christian Rocca – giornalista e scrittore, è da poco inviato del Sole 24 Ore dopo essere stato al Foglio fin dalla fondazione





Molto apprezzabile il parere di Christian Rocca: torni a fare quello del ’94 che non ha realizzato un cazzo di ciò che ha promesso; praticamente: resta come sei. Lo amano, non c’è niente da fare, neanche aspettare che muoia (cit.), perché ha delle orecchie gigantesche.
Vendere Mediaset? Gelmini 4 President! Riforma costituzionale approvata a colpi di elezioni.
Ma questo è il Bagaglino, ditelo.
mettiamogli una foto del Berlusconi del 94 sulla sedia a rotelle.
No, dai, nessuno che dica che deve fare, o perlomeno avviare, le riforme che ha promesso è veramente ridicolo.
Il più divertente è quello di Grasso che si può riassumere così:
Fai finta che mediaset sia l’unico conflitto di interesse e vendi mediaset, poi, viso che sei un incapace prendi gente brava.
Una galleria dell’orrore. nella quale Rocca, prevedibilmente (yawn), giganteggia.
Qua e là.
Liberarsi di alcune facce impresentabili. Peccato che la prima sia la sua e l’impresentabilità non un accidente della sua politica, ma il senso profondo.
Non ha costretto i magistrati a fare il loro dovere. Ovvero a perseguire i ladri di polli e ignorare lui, la sua cricca e la criminalità organizzata.
Se riduci gli adempimenti e abbassi le aliquote, riparti subito. Come no, bastava dirlo, e poi se cambi le gomme guadagni due secondi a giro.
Circondarsi di persone libere. Come no. Delle quali, il più moderato lo pugnalerebbe 23 volte. dopo avergli imposto di dire che era un piduista eversore, controllore dell’informazione e collegato alla mafia fin dall’inizio.
Un consiglio glielo voglio dare anch’io. Via Huntelaar, prenda Balotelli.
Secondo me ciò che risolleverebbe berlusconi sarebbe un cambio di immagine.
Io per esempio lo vedrei bene con le treccine…
http://www.maryblogging.com/index.php/2010/07/23/alfabeto-della-crisi-di-governo
Fare una delle cose che ha promesso, magari il federalismo fiscale. Certo, il punto è proprio quello, non gli riesce niente, non ce la fa proprio.
Allora ha ragione Christian Rocca, deve tornare l’imbonitore da televendite del 94. Ma anche qui, dopo quasi un ventennio di governo, alla sua età, come può ripresentarsi come nuovo e brillante e promettente televenditore? Non scherziamo, è finita.
Non è finita finché non è finita, purtroppo e a forza di dirlo gli si allunga la vita.
E’ con la mancanza di alternative che gli si allunga la vita, ma Berlusconi e il berlusconismo sono finiti. Certo, l’agonia potrebbe pure essere lunga…
http://www.maryblogging.com
Sul Foglio c’è scritto che la proposta “Deve passare la mano alla Gelmini” è di Aldo Grasso e non di Giavazzi.
Controlla meglio (sul Foglio cartaceo, almeno).
Hai ragione, leggevo il cartaceo online e mi ero fatto ingannare dalla grafica. Pardon