Massimiliano-Frassi

I professionisti dell’antipedofilia

Un blog che ospitava dubbi su un'associazione antipedofila è stato chiuso dopo una denuncia per diffamazione

Leonardo Tondelli su l'Unità racconta la vicenda, legata ai presunti abusi della scuola materna di Rignano Flaminio

Massimiliano-Frassi

Il 29 giugno scorso Stefano Zanetti, sociologo e blogger, ha scoperto con sopresa che il suo blog Il Giustiziere è stato chiuso da Google sotto ordinanza del PM della Procura di Bergamo su richiesta di Massimiliano Frassi, il presidente e fondatore dell’associazione Prometeo, gruppo anti-pedofilo coinvolto nel caso di presunti abusi su bambini di Rignano Flaminio che prosegue ormai da tre anni.

Quasi tutti ricordano l’inchiesta aperta nel gennaio 2007 contro cinque persone accusate di aver abusato dei bambini della scuola materna Olga Rovere. I cinque vennero arrestati e rilasciati due settimane dopo. Repubblica spiegava così i motivi della scarcerazione.

Il tribunale del riesame annullò gli ordini di custodia cautelare con un provvedimento che demolì le ipotesi dell’accusa. “Indizi insufficienti e anche contraddittori”, scrissero i magistrati. Un giudizio duro, poi confermato in Cassazione. E la Suprema corte aggiunse che i bimbi potrebbero essere stati manipolati dai propri genitori. “Interrogati con domande inducenti” osservarono gli ermellini, i piccoli “tendono a conformarsi alle aspettative dell’interlocutore”.

Il processo, previsto per maggio 2010, è stato rinviato al prossimo 22 settembre. Ieri Leonardo Tondelli, celebre blogger da qualche mese approdato sulle pagine di Unità online, è tornato sulla storia per raccontare della chiusura del blog di Zanetti, il primo ad accorgersi che nei metodi di Frassi ci sia qualcosa di quantomeno discutibile.

I guai cominciano nell’estate del 2007, quando gli italiani apprendono sbalorditi che nella cittadina di Rignano Flaminio operava una setta pedofila costituita per lo più da maestre di scuola dell’infanzia, un benzinaio cingalese e un autore televisivo. In tv e sui giornali si parla di filmati e altre prove schiaccianti che inchioderebbero i sospettati: nel frattempo su blog e forum l’indignazione degli utenti prende le forme del linciaggio verbale. L’idea generale è che accuse così gravi non possono essere state inventate: soprattutto se sono basate su testimonianze di bambini, che “non mentono mai”.

Stefano Zanetti, racconta Leonardo, ha iniziato a seguire le notizie su Rignano e si è reso conto che il caso era molto simile a quello accaduto qualche anno prima a Brescia, che due mesi fa ha visto l’assoluzione per tutti gli indagati. Zanetti ha fatto delle semplici ricerche su internet e ha scoperto che in entrambi i casi, Rignano e Brescia, a fare da consulente ai genitori delle presunte vittime di abusi era stata Prometeo, un’associazione di “lotta contro la pedofilia”.

La Prometeo s’ispira esplicitamente alle teorie del controverso criminologo britannico Ray Wyre, fermamente persuaso dell’esistenza di una lobby pedofila internazionale dedita ad abusi satanici rituali. Per i suoi detrattori Wyre (scomparso nel 2008) ha importato in Gran Bretagna quella psicosi collettiva nota come “Satanic panic” o “satanic ritual abuse hoax” (“la bufala degli abusi satanici rituali”), che negli anni ’80 divampò negli USA, provocando lunghissime inchieste che si conclusero sconfessando i teorici del satanismo pedofilo.

Zanetti — che intanto ha iniziato a pubblicare sul blog le sue ricerche e le sue riflessioni — ha scoperto che anche il presidente e fondatore della Prometeo ha un blog, l'”Inferno degli angeli”. Su cui sfoga tutta la sua frustrazione per quella che lui considera una lotta contro una lobby mondiale di pedofili, compatta e organizzata.

Testi urlati in caratteri di scatola, spesso ironici (o, per diretta ammissione “cinici”), e immagini tratte dai film dell’orrore (vampiri, zombies, eccetera). Addirittura Frassi non si fa scrupolo a pubblicare le foto di indagati, senza nessuna preoccupazione per la loro privacy, e ad accostare arbitrariamente immagini choc di bambini feriti e abusati, che non sono esibite come prove (né a Brescia né a Rignano Flaminio sono mai state scattate foto del genere), ma sono funzionali a inorridire il lettore, a commuoverlo e infuriarlo.

A parte qualche eccezione, come Carlo Bonini di Repubblica e Claudio Cerasa del Foglio (che sugli eccessi dei media sul caso Rignano ci ha scritto un libro), la maggior parte dei quotidiani ha continuato a strillare la storia dell'”orrore” di Rignano. Contemporaneamente, su internet il “caso Frassi” si stava ingrandendo. I blogger hanno iniziato a scavare e analizzare il sito del presidente della Prometeo.

Il blog di Frassi è definito dal suo stesso autore un “bar”, dove tutto è consentito: immagini choc, l’attacco diretto e indiretto agli avversari, le minacce e gli sfottò, la presunzione di colpevolezza nei confronti di qualsiasi indagato (e anche di alcuni assolti). È il caso delle due suore Orsoline accusate di aver commesso abusi sessuali tra il 1999 e il 2000 in un asilo del bergamasco: anche in quel caso i genitori, prima di sporgere denuncia, si erano avvalsi della consulenza della Prometeo. Condannate in primo grado, le due religiose sono poi state assolte in Appello con formula piena: ma nel blog di Frassi i loro nomi e le loro foto sono ancora archiviate alla voce “Suore Pedofile Bergamo”.

Ora il blog di Zanetti — che si era già scontrato con la Prometeo quando difese da perito Pino La Monica, poi condannato a 9 anni e 9 mesi per aver molestato dieci ragazzine — è stato “sequestrato preventivamente”, in attesa che i processi indichino se abbia o meno diffamato Frassi. Il quale, intanto, continua ad essere invitato in televisione come esperto di pedofilia e a presiedere un’associazione che fa da consulente ai genitori di bambini vittime di presunti abusi.

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