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— Politica

Decodificare il PD

Il Partito Democratico "è il primo Partito politico a utilizzare i QR Code"

15 luglio 2010

Il Partito Democratico ha annunciato che ricorrerà a un massiccio uso dei codici QR sui suoi manifesti e sulla sua “comunicazione”. Il codice QR è un codice a matrice che permette – una volta riconosciuto da cellulari e smartphone – di avere accesso a una serie di contenuti multimediali collegati al prodotto su cui era posto il codice. Una specie di codice a barre ma che contiene molte più informazioni e molto più versatili: già usato da alcuni giornale e sistemi di informazione, ma su cui gli esperti dissentono rispetto alle prospettive. Per alcuni diverrà uno standard usato dappertutto, per altri sarà superato molto presto. Di fatto, benché esista e se ne parli da anni, non è finora decollato.

Camminando per strada quando vedrete i nostri manifesti da oggi ci sarà da un lato un quadrato nero fatto da punti linee e quadrati. Lo stesso per volantini e brochure che il PD distribuirà sulle nostre proposte. Non si tratta di un cambio di simbolo del PD né di un errore di stampa, ma del QR Code, l’erede del codice a barre e siamo il primo partito ad utilizzarlo. Tutta la comunicazione del Partito Democratico verrà da oggi integrata con i simboli QRCode.

Il testo e l’annuncio sono un po’ enfatici, ed è impossibile non riflettere sul concetto di “comunicazione” applicato al PD: concetto finora giudicato un po’ assente. Ma non è mai troppo tardi per riscoprirlo e modernizzarlo – magari chiamandolo più comprensibilmente “codice QR” – e l’idea è che imbattendosi in un manifesto del PD si possa utilizzare il codice QR “leggendolo” con un comune smartphone per approfondire online immediatamente il suo tema, scorrendo dati, guardando un video correlato. Bisognerà vedere quale investimento vero farà il PD su questo progetto e che risposte reali raccoglierà. Ma più che altro, l’annuncio stride proprio con l’utilizzo odierno dei manifesti propagandistici da parte del PD. Salvo alcune campagne nazionali, infatti, le sezioni locali del partito – regionali, provinciali, comunali, municipali – si fanno da sé i loro manifesti con messaggi assai semplificati o col frequente risultato di dare agli elettori messaggi contraddittori e confusi. L’ultimo di questi episodi è quello del PD delle Marche e del suo manifesto contro gli immigrati. Il codice QR non avrebbe aiutato a fare maggior chiarezza.

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11 Commenti

  1. roma

    Aggiungerei che i manifesti sono abusivi, almeno a Roma.

  2. piti

    Mi chiedo quale porzione antropologica dell’elettorato effettivo e potenziale si servirà di questa opzione.

    Già leggendo “con un comune smartphone”, mi viene in mente che nelle -diciamo- cento persone a me più prossime per motivi di famiglia, lavoro, amicizia ecc, uno smartphone lo possiedono in tre o quattro al massimo. E sono quelli che comunque sono i più informati, quelli che non hanno particolare bisogno di sapere cosa sia, cosa voglia, cosa rigetti il PD (ammesso, facile battuta, che lo sappia il PD medesimo).

    Per le persone di una certa età non si possono dare per scontati nemmeno gli sms, come le carte di credito nè tantomeno il web. E le persone di una certa età sono tantissime e votano.
    E anche fra quelli di età centrale (diciamo i 50enni), non è scontato il know how e il possesso di ambaradam necessari per.

    Una mia collega di nemmeno 50 anni, pochi giorni fa, è stata accusata (del tutto ingiustamente, peraltro) di “fare la spia” alla dirigente sulle piccole libertà che gli altri colleghi si prendono sul posto di lavoro, perchè lei, avendo a casa il pc e la connessione a internet, li userebbe per mandare alla dirigente delle mail nelle quali spiffera tutto. Gli accusatori sono altri/e 50enni, una mezza dozzina, titolo di studio medio-alto: e nessuno di loro ha in casa un cazzo di pc.

    Questa è l’Italia, il Paese che il PD vorrebbe informare via QR code. Gente che non ha ancora assimilato (e questi mai più lo faranno) cose molto più basic di un QR. Perdipiù (mooolto in teoria) è l’Italia cui il PD si rivolge.

    Mi pare un’operazione cosmetica, questa del codice QR, che si esaurirà in un nulla desolato. Come tutto il PD, del resto.

  3. Considerando che il costo di aggiungere un QR Code è pari a zero, anche se non servisse a nulla non ci sarebbe danno. Il valore aggiunto lo vedo non tanto in chi lo userà (che saranno certamente pochi) ma nel costringere il partito a non limitarsi allo slogan del manifesto ma creare una serie di approfondimenti in rete coerenti col messaggio principale. Che poi uno a questi ci arrivi navigando o facendo un clic su un cellulare, cambia poco.

  4. Diego Belloni

    Fantastico, adesso mancano SOLO i contenuti.

  5. franco1

    # Diego Belloni scrive: 15 luglio 2010 – 10:07:15

    Fantastico, adesso mancano SOLO i contenuti.

    Mi hai tolto le parole di bocca…

    va bene continuiamo così, facciamoci del male!

  6. Cioè oltre al manifesto dovrei andarmi a leggere l’approfondimento? Ma vogliono proprio spingermi nella braccia di Berlusconi?

  7. dalecooper

    E chi la vo’ cotta, e chi la vo’ cruda.

  8. franco1

    …no, il dibattito no!!

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