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La morte di un cristiano in Corea del Nord

Son Jong Na fu arrestato perché trovato con venti bibbie e dieci musicassette di canti religiosi

Quando arrivò in Corea del Sud fu convertito al cristianesimo e convinto a tornare in missione nel suo paese

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Son Jong Nam era riuscito a scappare dalla Corea del Nord nel 1998. Durante i suoi primi anni a Seul fu avvicinato da alcuni missionari, che lo convertirono al cristianesimo e lo incaricarono di diffondere il vangelo tra i nordcoreani. Tornò nel suo paese. L’anno scorso Son Jong Nam è morto in una prigione della Corea del Nord dopo essere stato torturato a lungo. Era stato arrestato per propaganda religiosa, armato di venti bibbie e dieci musicassette di canti sacri. Aveva 50 anni.

A raccontare la sua storia è il fratello minore, Son Jung-hun, a sua volta scappato in Corea del Sud. Secondo quanto scrive Associated Press, quella di convertire i rifugiati nordcoreani e poi rispedirli nel proprio paese d’origine per diffondere il messaggio cristiano sarebbe una pratica iniziata alla fine degli anni novanta.

Non si sa quante siano le persone  che nel corso degli anni sono state convinte a tornare in Corea del Nord in missione evangelica. Il reverendo Isaac Lee, missionario di base a Seul, ha dedicato la sua vita alla diffusione del messaggio cristiano nel Nord. “È il loro paese”, ha detto alla Associated Press, “e poi sanno dove andare e dove fuggire. Però sono sempre molto turbato quando devo mandarne uno al Nord perché so bene che tipo di punizioni ricevono se vengono trovati”.

Il cristianesimo arrivò nella penisola coreana alla fine del diciannovesimo secolo. Tanto che Pyongyang a un certo punto fu ribattezzata la “Gerusalemme dell’Est”. Ma quando scoppiò la guerra in Corea nel 1950, circa cinque milioni di cristiani scapparono verso sud: oggi la Corea del Sud è il paese asiatico con il maggior numero di cristiani dopo le Filippine. Quelli che rimasero a nord invece iniziarono a praticare la loro religione in segreto, spesso tenendo le loro bibbie sotterrate in giardino. Ma è difficile dire quanti siano oggi i cristiani in Corea del Nord, le stime variano da poche migliaia a oltre centomila. A volte alcuni preti residenti in Cina si prestano a esercitare le funzioni religiose per telefono: sono funzioni che durano al massimo dieci minuti – per evitare che il regime possa localizzare la posizione del cellulare – e consistono in una rapida lettura di alcuni passaggi della Bibbia e in qualche preghiera per i malati.

Ufficialmente la Corea del Nord garantisce il diritto di praticare qualsiasi religione. Ma in pratica le autorità perseguitano duramente i cristiani, che rappresentano una minaccia di contaminazione occidentale. Il solo possesso di qualche bibbia o di libri di preghiere può portare alla condanna ai lavori forzati, e in alcuni casi alla morte. Per il regime nordcoreano, solo il fondatore Kim Il Sung e il figlio attuale leader Kim Jong Il possono essere venerati come divinità.

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