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— Italia

Le ore e ore di religione

La scuola pubblica arranca e fa sacrifici sotto i tagli del governo, scrive Repubblica, ma gli insegnanti di religione aumentano

"Il loro numero è sempre cresciuto, fino alla cifra record (26.326 unità) dell'anno scolastico appena archiviato"

2 luglio 2010

Se non appartenete alla pur nutrita categoria degli italiani con bambini che vanno a scuola, forse pensate che nella scuola italiana ci sia “l’ora di religione”: ve ne ricordate da quando eravate bambini e sapete che un’originale ingerenza di uno stato estero – il Vaticano – nelle leggi di uno stato poco laico – l’Italia – impone che parte della didattica scolastica e degli investimenti economici statali siano sacrificati in questo senso al compimento di un’ora settimanale di insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche.

È quasi vero, in effetti, salvo un simbolico dettaglio: che le ore di religione sono due e non una per gran parte del corso della scuola dell’obbligo, ovvero tutte le elementari. A scapito di tempi proficui per la formazione su altre materie e l’occupazione in diverse attività, di investimenti su diverse priorità, con oneri maggiorati dalla necessità di tenere a disposizione gli insegnanti per chi si esoneri dall’ora di religione, e in una fascia di apprendimento in cui l’approccio alla conoscenza della religione non può che essere precoce e acritico.

Da tempo si discute dei costi economici di questo impegno, che sono stati stimati per lo Stato in cifre che variano tra i 600 milioni di euro e il doppio di questa cifra. Una quota notevole, soprattutto in tempi di tagli alla scuola pubblica che mettono in discussione il suo ruolo e la sua capacità didattica. Oggi Repubblica segnala che a quanto pare il ridimensionamento di investimenti sulla scuola degli ultimi anni non ha riguardato l’insegnamento della religione cattolica.

Il confronto con un anno fa consegna un quadro della scuola italiana con sacrifici per tutti, dagli alunni disabili ai precari, tranne che per gli insegnanti di Religione.

Spiega l’articolo che dal 2005, quando la nuova legge ha consentito l’immissione in ruolo dei primi 9157 insegnanti di religione

il loro numero è sempre cresciuto, fino alla cifra record (26.326 unità) dell’anno scolastico appena archiviato. I quasi 14 mila prof di ruolo, in leggera flessione rispetto a 12 mesi fa, sono stati abbondantemente compensati dai colleghi precari: 12.446 in tutto.

Sarà interessante analizzare il dato dell’anno prossimo, ora che nuovi consistenti tagli stanno riguardando la scuola pubblica, e verificare se una parte di questi sacrifici economici riguarderà infine anche l’insegnamento della religione o solo le altre attività scolastiche. Ma il dato è già rilevante rispetto a quello che è accaduto nel primo anno di amministrazione Gelmini.

Nel frattempo, la scuola italiana è stata oggetto di tagli senza precedenti. Nel triennio 2009/2012 spariranno 133 mila cattedre per un totale di 8 miliardi di euro. Ma non solo: l’incremento degli alunni disabili (da 175.778 a 181.177 unità) è stato fronteggiato con un taglio netto di oltre 300 cattedre di sostegno. Quasi 37 mila alunni in più sono stati stipati in 4 mila classi in meno. E sono diminuiti persino i plessi scolastici: 92 in meno. È toccato al personale della scuola pagare il prezzo più alto al risanamento dei conti pubblici. In un solo anno gli insegnanti di ruolo sono calati del 4%, senza nessun recupero da parte dei precari che hanno dovuto salutare quasi 14 mila incarichi con relativo stipendio. Per non parlare del personale di segreteria, dei bidelli e dei tecnici di laboratorio: meno 6% in 12 mesi.

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11 Commenti

  1. piti

    La cosa tragica è che quando si denuncia questo stato di cose si viene accusati di laicismo esasperato.

  2. lucandrea

    Un paio di considerazioni:

    1) Non siamo gli unici ad avere ore di religione nella scuola primaria e secondaria.
    2) non è la prima volta che Repubblica monta una polemica anti-docenti di religione, sarebbe il caso di evitare di mettere zizzania tra lavoratori
    3) Per l’appunto i docenti di religione sono lavoratori, oltre il 70% di essi sono laici con famiglie e fino alla “sanatoria” erano gli unici professori italiani a non poter essere stabilizzati e condannati al precariato a vita: il Sindacato non se n’è mai curato
    4) Dire che i bambini sono “acritici” è sottovalutare fattori come famiglia e ambiente, se così non fosse il numero di cattolici praticanti sarebbe infinitamente più alto se bastasse fare questo “lavaggio del cervello” a quell’età…

  3. pierbacco

    I bambini delle famiglie praticanti (o quantomeno legate alla Chiesa per motivi di tradizione) seguono i corsi di preparazione alla prima Comunione e alla Cresima organizzati dalle parrocchie e ricevono una buona educazione religiosa di base. Considerando questo, l’insegnamento della religione nella scuola primaria potrebbe essere tranquillamente abolito.
    Il discorso potrebbe cambiare nelle scuole più alte, dove si dovrebbe insegnare la storia delle religioni legandola al corso storico dell’umanità, alla filosofia e all’arte.

  4. karl

    ” non è la prima volta che Repubblica monta una polemica anti-docenti di religione, sarebbe il caso di evitare di mettere zizzania tra lavoratori”.
    ahahaha
    e quindi uno non potrebbe denunciare uno spacciatore o uno strozzino perché è un lavoratore.

  5. Giusto per ricordarci di cosa stiamo parlando, fra le conosceze (cioè le cose che lo studente deve sapere) previste dagli “Obiettivi Specifici di Apprendimento dell’Insegnamento della Religione Cattolica” (per gli amici “il programma di religione”) della scuola elementare c’è: “Gesù di Nazaret, l’Emmanuele ‘Dio con noi’”; “Gesù, il Messia, compimento delle promesse di Dio”; “Gesù, il Signore, che rivela il Regno di Dio con parole e azioni”. Fra le abilità (cioè le cose che lo studente deve saper fare) c’è: “Riconoscere la Chiesa come famiglia di Dio che fa memoria di Gesù e del suo messaggio”; “Riconoscere nei santi e nei martiri, di ieri e di oggi, progetti riusciti di vita cristiana”; “Rendersi conto che nella comunità ecclesiale c’è una varietà di doni, che si manifesta in diverse vocazioni e ministeri”.

    Cioè, la scuola pubblica italiana insegna allo studente delle elementari a “operare con addizioni e sottrazioni fra numeri naturali” (O.S.A. di matematica), a “leggere e scrivere in lingua italiana” (O.S.A. di italiano) ed a “identificare nei segni espressi dalla Chiesa l’azione dello Spirito di Dio, che la costruisce una e inviata a tutta l’umanità” (O.S.A. di religione).

  6. pifo

    La “polemica” di Repubblica forse non sembrerebbe tale se si ricordassero le condizioni al contorno che nel 2005 delinearono l’immissione in ruolo dei docenti di religione: sanatoria completa e presa in carico da parte della PI di tutti gli oneri finanziari per del personale insegnante “selezionato” dalla diocesi. In sostanza il vescovo sceglie l’insegnante di religione e lo stato poi lo mantiene.
    Favorevolissimo all’insegnamento della Religione, a carico dello Stato, nelle scuole di ogni ordine e grado ma il “catechista” non e’ un insegnante e il vescovo se lo deve mantenere a sue spese.

  7. dagon

    >lucandrea

    >1) Non siamo gli unici ad avere ore di religione >nella scuola primaria e secondaria.

    Mal comune mezzo gaudio? E’ pieno di stati che non ce l’hanno e vivono bene uguale mi pare.

    >2) non è la prima volta che Repubblica monta una >polemica anti-docenti di religione, sarebbe il >caso di evitare di mettere zizzania tra >lavoratori

    Io lo trovo “sacrosanto” che si faccia polemica tra lavoratori statali assunti con concorso e lavoratori statali abilitati dalla curia.

    >3) Per l’appunto i docenti di religione sono >lavoratori, oltre il 70% di essi sono laici con >famiglie e fino alla “sanatoria” erano gli unici >professori italiani a non poter essere >stabilizzati e condannati al precariato a vita: >il Sindacato non se n’è mai curato

    Beh l’abilitazione la da o toglie la Curia, che cosa può fare il sindacato? Sciopero contro la chiesa cattolica?

    >4) Dire che i bambini sono “acritici” è >sottovalutare fattori come famiglia e ambiente, >se così non fosse il numero di cattolici >praticanti sarebbe infinitamente più alto se >bastasse fare questo “lavaggio del cervello” a >quell’età…

    I bambini non sono acritici ma credono “ai grandi” che concorrono a formali nel bene e nel male lasciando un segno indelebile.

    E se uno si chiede che danno può fare, come esempio, guardiamo alla condizione della donna in Europa, tra paesi cattolici e gli altri.

  8. piti

    Siamo sempre lì, dalle parti di Rousseau: un buon cattolico non è un buon cittadino. E anche lucandrea ce ne fornisce conferma. Arrampicandosi sugli specchi per sostenere tesi mostruose, ma utili alla sua confessione.

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