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— Politica

Abolire i senatori a vita?

La proposta è della maggioranza e mira a modificare l'articolo della Costituzione che regola l'istituto

Secondo i promotori delle due proposte di legge, l'istituto dei senatori a vita stride con una democrazia rappresentativa

28 giugno 2010

La maggioranza vuole abolire l’istituto dei senatori a vita. Insieme all’ex presidente Francesco Cossiga, il Pdl ha presentato due proposte di legge per modificare l’articolo 59 della Costituzione che regolamenta le modalità per la nomina dei “Senatori di diritto e a vita”. La carica spetta, infatti, di diritto agli ex presidenti della repubblica – che possono comunque rinunciarvi – e può essere attribuita dal presidente che «può nominare a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario».

Non è la prima volta che si parla dell’abolizione dell’istituto dei senatori a vita. La questione viene sollevata spesso e sempre con la medesima motivazione di fondo: in una democrazia rappresentativa non è corretto che alcuni parlamentari siano nominati da una singola persona, sia essa di garanzia come il presidente della repubblica, senza nessun fondamento democratico. Il deputato Giorgio Holzmann (PdL) non ha dubbi in proposito e spiega così al Corriere le origini dell’istituto:

«È un retaggio dello Statuto albertino che prevedeva, al fianco di una Camera elettiva, un Senato composto dai principi della famiglia reale, i quali ne entravano a far parte di diritto al compimento del ventunesimo anno di età, e dai membri nominati a vita dal Re, che li sceglieva tra categorie di dignitari individuate dall’articolo 33 dello stesso Statuto». È evidente, prosegue Holzmann, che «in situazioni di maggioranze politiche non ampie — in cui pochi voti, o addirittura uno, possono determinare le decisioni dell’assemblea— un numero cospicuo di senatori a vita diventa fondamentale in fase di votazione».

In effetti un «numero cospicuo» di senatori a vita può condizionare gli esiti delle votazioni in Senato, come ebbe modo di sperimentare Romano Prodi nel corso della propria ultima esperienza di governo: ed è facile sospettare che l’attuale maggioranza intraprenda questa battaglia perché nelle ultime legislature il voto dei senatori a vita è stato sempre più favorevole al centrosinistra.

La Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica possa nominare per la carica cinque cittadini, ma la norma nel corso degli anni è stata interpretata in modi differenti. Alcuni presidenti hanno ritenuto che il limite indicato dalla Carta fosse in assoluto e che dunque in Senato non vi possano essere più di cinque senatori a vita, mentre altri hanno ritenuto che il limite indicasse il numero di nomine a disposizione di ciascun presidente. I senatori a vita in carica per meriti sono al momento quattro, Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Rita Levi Montalcini, Sergio Pininfarina, cui si aggiungono i tre ex presidenti Carlo Azeglio Ciampi, Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro.

Durante la propria presidenza, Francesco Cossiga, che ora dice di voler abolire l’istituto dei senatori a vita «che può creare gravi distorsioni politico-istituzionali» nel caso di maggioranze parlamentari deboli, seguì la seconda interpretazione e nominò cinque senatori a vita. Poiché è stato presidente della repubblica, Cossiga è un “senatore di diritto e a vita”, ma se volesse potrebbe comunque dare da subito il buon esempio rinunciando alla carica – come previsto dalla Costituzione – e ai benefici connessi dei quali usufruisce dall’aprile del 1992.

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10 Commenti

  1. piti

    Si preparano a togliersi Napolitano dalle balle, visto che sanno che un pezzo degli ex AN non li voteranno più e in Senato potrebbero avere un domani una maggioranza meno esorbitante.

  2. Suonano abbastanza ridicoli, questi appelli al principio della rappresentatività, da parte di gente che ci ha somministrato una legge elettorale che della rappresentatività se ne strafotte (con il meccanismo del premio di maggioranza, hai preso 47 ma facciamo come se avessi preso 55) in nome della governabilità, e che non rappresenta nessuno in quanto da nessuno è stata nominalmente votata. Ma vabbé, questi qui devono far rendere l’onorevole seggetta, e allo scopo sono capaci pure di farsi venire fremiti costituzionalisti.
    Si giustifica meno, invece, l’estensore dell’articolo, che giudica “senza nessun fondamento democratico” il fatto che alcuni parlamentari siano nominati da una singola persona: la prassi si può discutere, ma non è affatto priva di “fondamento democratico”, giacché lo riceve da un tizio che deve la sua sovranità alla circostanza non trascurabile di averla ricevuta dall’assemblea sovrana, quella che (in teoria) rappresenta direttamente il popolo. Secondo l’abc della democrazia rappresentativa, il popolo delega la sua sovranità al parlamento, il quale poi la conferisce agli organi costituzionali che esso elegge, primo fra tutti appunto il presidente della Repubblica, dal quale a cascata il “fondamento democratico” arriva dovunque questo signore – nei limiti dei suoi poteri – decida.
    Spiegare il “nessun fondamento democratico” dell’istituto dei senatori a vita come retaggio dello statuto Albertino – in cui i senatori venivano appunto espressi dalla sovranità della Corona, e non da quella democratica che il presidente attuale rappresenta – significa non aver presente il percorso della filiera attraverso la quale il motore della democrazia fa muovere i suoi ingranaggi, e quindi parlarne a sproposito.

  3. vsmaldore

    la questione mi sembra molto interessante e vorrei fare un approfondimento personale. L’autore dell’articolo potrebbe indicare le fonti(codice degli atti, primi firmatari, data di presentazione)? sarebbe molto utile. io di solito per le ricerche parlamentari uso http://www.openparlamento.it ….

  4. albertoa

    Quoto Scirocco. Anche se penso che in un riordino delle nostre istituzioni (due rami del Parlamento con deleghe diverse e con un numero di parlamenteari più basso – 500 in tutto, tra Senato e Camera -), allora dei senatori a vita si può fare a meno. Di Cossiga si poteva fare a meno in ogni caso già dal 1958…

  5. Luigi

    Il vero problema è che S. vorrebbe fare a meno dei senatori. E dei deputati.

  6. L’abolizione dei senatori a vita la si comprende solo all’interno di una organica riforma che comprenda almeno la riforma della legge elettorale, della composizione e delle funzioni di camera e senato. Riforma che ci viene raccontata da tutti i partiti ma che non è mai decollata…..chissà perchè?

  7. elianigris

    Io credo che basterebbe diramare la questione dei 5 (se sono 5 in totale oppure se ogni Presidente ne puo’ nominare 5), a quel punto credo che 5 uomini che si sono contraddistinti per le loro capacita`, piu` i Presidenti Emeriti siano solo una garanzia per la nostra democrazia e che non facciano male a nessuno.

  8. piti

    Beh, nella logica di un centrodestra come è il nostro, trovarsi a fare i conti, finchè durano, anche con Scalfaro, la Montalcini, ma anche Ciampi, e un domani Napolitano, è una seccatura, una caduta di immagine (sono autorevoli e palesemente privi di interessi personali) e, in caso di un futuro Senato a maggioranza risicata, un pericolo.

    Poi, se penso che abbiamo rischiato di trovarciMike Bongiorno senatore a vita, vien da dire che forse è meglio darci su con questo istituto. Un domani potrebbero far nominare Lino Banfi o Lando Buzzanca.

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