I sei film di Woody Allen preferiti da Woody Allen

In un'intervista al Times, ha detto di essere un "tipo mediocre" che ha "sprecato una grande possibilità"

Tra i tanti passaggi della lunga intervista al Times (l’articolo è visibile previa registrazione), Woody Allen parla anche del suo fallimento come regista. Esatto: Allen dice di non essere contento di quasi nessuno dei suoi film.

“Ho sprecato un’opportunità per cui la gente ucciderebbe. Ho avuto libertà artistica totale. Altri registi non ce l’hanno in tutta la loro vita. E io, con l’opportunità che ho avuto, sono riuscito a fare pochissimo. Di 40 film che ho fatto 30 avrebbero dovuto essere capolavori, 8 buoni film e 2 cose imbarazzanti, ma non è andata così. Molti dei film sono piacevoli per lo standard che c’è in giro, ma guarda quelli che sono riusciti a fare cose meravigliose — Kurosawa, Bergman, Fellini, Buñuel, Truffaut — e poi guarda i miei film. Ho sprecato un’opportunità e posso incolpare solo me stesso.” Lo dice con serenità, senza autocommiserazione, senza voler essere confortato. “Non posso dare la colpa a interferenze delle case di produzione. Ho sempre usato gli attori, le sceneggiature e le musiche che ho voluto. Ho montato i film come volevo. E, comunque, non erano belli.”

È a questo punto, quando Tim Teeman del Times gli fa notare che “c’è parecchia gente a cui piacciono i suoi film”, che Allen decide di salvarne sei.

“Ce n’è qualcuno meglio degli altri, circa sei, ma è una quantità esageratamente piccola di tutta la celluloide che ho usato. Arrivi a una certa età e ti rendi conto di non essere un grande. Da giovane aspiri ad esserlo, ma poi per un motivo o per l’altro — mancanza di impegno, disciplina o semplicemente genio — non riesci a diventarlo. Gli anni passano e poi te ne rendi conto: ‘Sono un tipo mediocre’. Ho fatto il meglio che ho potuto.”

Evitando di commentare l’insoddisfazione di quello che è uno dei registi più amati di sempre, vediamo quali sono i sei prescelti di Woody Allen.

1983
Zelig
Ambientato alla fine degli anni ’20, è un finto documentario ispirato al modello in voga in quegli anni. Racconta la rara e strana malattia di Leonard Zelig (Woody Allen), che in base al contesto in cui si trova cambia i propri tratti psicosomatici. Una psichiatra (Mia Farrow) decide di prendersene cura per capire da cosa derivi questa specie di “camaleontismo”. Nel 2007, tre psicologi italiani hanno pubblicato un articolo sulla rivista NeuroScience descrivendo i sintomi di un loro paziente come molto simili a quelli presentati nel film, e proponendo “Sindrome di Zelig” come nome per la malattia.

1985
La Rosa Purpurea del Cairo
Durante la Grande Depressione degli anni ’30, Cecilia (Mia Farrow) va continuamente al cinema a vedere sempre lo stesso film — intitolato appunto La Rosa Purpurea del Cairo — innamorata del personaggio protagonista, Tim (Jeff Daniels). All’ennesima visione del film, Tim esce letteralmente dallo schermo del cinema, per avventurarsi nella vita reale e innamorarsi della spettatrice. Se le cose vi sembrano in qualche modo complicate, aspettate quando Gil, l’attore che interpreta Tim nel film all’interno del film, si mette alla ricerca del suo personaggio per convincerlo a tornare nello schermo.

1992
Mariti e mogli
Un classico di Allen, i rapporti coniugali ed extraconiugali. Jack e Sally (Sidney Pollack e Judy Davis) stanno per divorziare, ma decidono di darsi un’ultima possibilità chiedendo aiuto a una coppia di amici, Gabe e Judy. I due sono interpretati da Woody Allen e Mia Farrow, che proprio durante le fasi finali di realizzazione del film decisero di divorziare nella vita reale: la coincidenza fu sfruttata dalla casa di produzione del film, che sostenne il film con un marketing e una presenza nelle sale mai vista prima d’allora per un film di Allen.

1994
Pallottole su Broadway
Un altro film ambientato negli anni ’20: un autore teatrale (John Cusack) ha la possibilità di mettere in scena una sua opera, ma solo a costo che tra le attrici ci sia l’amante — una ballerina di nightclub totalmente incapace — del boss mafioso che ha finanziato lo spettacolo.

2005
Match Point
Probabilmente il più riuscito dei film di ultima generazione di Woody Allen (di sicuro il più lungo, due ore e quattro minuti), in cui il thriller prende il posto della commedia. Diverse novità rispetto ai soliti marchi di fabbrica del regista: Londra invece di New York, musica classica invece del jazz. Il film racconta la scalata sociale dell’ex tennista Chris (Jonathan Rhys-Meyer), complicata dall’entrata in scena di Nola (Scarlett Johansson, qua al primo di una serie di film con Allen), di cui Chris si innamora. Con Match Point Woody Allen è tornato ad avere successo negli Stati Uniti, in cui negli ultimi vent’anni i suoi incassi erano sempre andati male.

2008
Vicky Cristina Barcellona
Il primo film di Allen girato in Spagna, racconta il complicato quadrato amoroso tra un pittore spagnolo (Javier Bardem), la sua ex moglie (Penelope Cruz) e due turiste americane (Scarlett Johansson e Rebecca Hall). Come Match Point il film è stato un successo economico, ma non è piaciuto altrettanto né alla critica né al pubblico. Il percorso della nascita del film è stato contorto: la città di Barcellona ha chiesto ad Allen di girare un film lì in cambio della copertura dei costi di produzione, e il regista ha accettato, andando a ripescare una vecchia sceneggiatura ambientata a San Francisco adatta a essere girata in Spagna.