Si poteva giocare un mondiale peggiore di questo? Probabilmente no. E quando un disastro ha proporzioni così gigantesche è complicato persino fare delle analisi, individuare le due o tre cose che non hanno funzionato. Cominciamo da quello che abbiamo visto. Persino i telecronisti RAI, solitamente molto indulgenti nel commentare la nazionale, hanno descritto la prestazione odierna come imbarazzante e inguardabile. Contro gli slovacchi esordienti ai mondiali l’Italia è riuscita a fare persino peggio di quanto avevamo visto contro i dilettanti della Nuova Zelanda: una difesa colabrodo, mai tre passaggi in fila, mai primi sul pallone, nessuna azione offensiva degna di questo nome. Niente. Chiudiamo all’ultimo posto nel girone (ultimo posto nel girone), dietro la Nuova Zelanda (dietro la Nuova Zelanda), senza ottenere nemmeno una vittoria (nemmeno una vittoria). Elencare i limiti mostrati dai giocatori sarebbe persino impietoso, tra sopraggiunti limiti di età e calciatori obiettivamente dallo scarso talento tecnico.
Di Lippi vogliamo parlare? Anche i suoi errori sono tali e tanti che si fa fatica a elencarli. Anche a non voler recriminare sulle convocazioni – ma ce ne sarebbe – che dire delle sei o sette formazioni che l’Italia ha cambiato in tre partite? Lippi è sembrato improvvisare: ed era tornato sulla panchina azzurra ben due anni fa. Due anni buttati, considerato che non abbiamo soltanto mancato la qualificazione agli ottavi ma lo abbiamo fatto giocando male e da fermi, offrendo uno spettacolo per il quale ogni aggettivo sembra sprecato: imbarazzante, ridicolo, tragico, comico. Se non fosse eccessivo dirlo per una partita di calcio, in questo paese martoriato da problemi ben più gravi, diremmo che ci siamo vergognati.
Raccogliamo i cocci di questa minuscola squadra e li riportiamo a casa: da lì guarderemo il seguito di questo mondiale. Cesare Prandelli è chiamato a costruire, non a ricostruire: a inventarsi dal nulla una nuova nazionale di calcio. Non sarà un’impresa facile ma d’altra parte mai come in questa circostanza ha senso dire che peggio non si può fare. Avremmo preferito vedere l’Italia agli ottavi di finale, ma dopo una partita come quella di oggi ci sentiamo quasi sollevati. Abbiamo visto molte squadre più forti della nostra, anche tra quelle che non hanno passato il turno. Sperare che da questi errori si possa imparare è un riflesso involontario, un tentativo di conforto inevitabile e umano ma completamente inutile: siamo in Italia, bentornati.




Abbiamo riabilitato la Francia. Perché il nostro girone era facilissimo e la squadra compatta. Ultimi nel girone più facile. Dilettanti invertebrati.
totalmente d’accordo. niente da aggiungere… ah si, solamente un sincero ‘Scusate’ rivolto al mondo (del pallone) che, forse, ha guardato la partita.
Ma avete le dita piu’ veloci del West, o questo e’ un coccodrillo che, salvo alcuni dettagli, attendeva di essere tirato fuori dal cassetto?
Completamente d’accordo, purtroppo! Che brutta fine… Ora tocca a Cesare Prandelli ricostruire una nazionale nuova.
visto che “non ci sono fenomeni rimasti a casa” devo dedurre che questa è attualmente la massima espressione del gioco italiano. Giusto?
La corrente gruppista del Post sarà soddisfatta.
Poca gente lasciata a casa, di buona. Ma qualcuno sì.
E comunque sono anni, vada bene o vada male la squadra azzurra, che cerchiamo una assurda pietra filosofale: vincere a calcio con gente che non sa giocare a calcio.
La coesione, gli schemi, la determinazione fanno la differenza, come si dice nell’orrido linguaggio degli sportivi. Ma alla base deve avere gente che sappia giocare. E da tanti anni pensiamo che esistano solo i mediani.
Ora dei talenti ce n’è pochi. E’ successo come quando da bambino davo la caccia alle lucertole nel cortile: dai e dai, quelle che scampavano, non si facevano più vedere. E così il talento, nel nostro calcio. Non può essere un caso che una generazione produca Baggio, Mancini, Zola, Signori e vent’anni dopo quasi nessuno. E quel quasi, Cassano, lo lasci a casa.
Anni fa, nel ’94, in Italia si diceva del Brasile che avvea vinto i mondiali, che il giocatore decisivo era Dunga. Di una squadra che aveva Romario, noi riuscivamo a individuare coome decisivo il mediano dei verde oro.
Giocammo con la Francia nel ’98. Tutta l’idea del match era contenere, domandarsi se era meglio Di Livio o Di Matteo.
O si torna a valorizzare il talento o ciccia.
Campioni del mondo in carica… finiamo ultimi nel girone più facile del torneo. Non appena l’Italia arriva in cima, subito precipita nel fango. Una squadra di dilettanti, altro che campioni. Zero orgoglio, zero coraggio. Possibile che siamo capaci di fare cose buone solo quando nessuno scommetterebbe un soldo bucato su di noi, mentre quando abbiamo tutti gli occhi puntati ce la facciamo sotto come delle femminucce. Se il calcio è davvero una metafora della vita, l’Italia non dovrebbe andare troppo orgogliosa.
Ora non bisogna solo far rinascere questa nazionale: c’è da crescere una generazione nuova di giocatori. Se il futuro sono Criscito, Marchisio e Marchetti, siamo messi male…
Beh, il povero Marchetti stava li’ con la faccia di quello legato e imbavagliato che veniva presso a schiaffi…
Cara grazia che ha fatto anche una bella parata.
Il secondo gol (quello decisivo) è in gran parte responsabilità sua. Il primo palo mal difeso, su una deviazione che aveva la maggior parte delle probabilità di finire proprio lì.
per la statistica:è il primo mondiale in cui l’italia partecipa e non vince una partita.
Su un’azione del genere il portiere non deve coprire solo il primo palo, deve stare pronto ad uscire, quindi inevitabilmente lascia un po’ di spazio. Se poi nessun difensore va a chiudere su quel palo rischi di pigliare gol pure da Vittek…
Ci voleva Bergomi per sottolineare come nella conferenza stampa di LIppi i giornalisti italiani si siano dimostrati pavidi e lecchini.
Concordo: tornare a casa così è quasi un sollievo. Secondo me la colpa è di Lippi, che ha messo in campo gente sbagliata, che evidentemente ha portato in S.Africa gente sbagliata.
(@piti: anche se rimango nella corrente gruppista)
….E adesso forza ghana!!!!!!!!!!!!
Lo so, riccardor, non hai mica torto, fra l’altro. E’ solo questione di misura.
@piti
Hai ragione: negli anni ci siamo “autosovvravalutati” ponendoci sul piano tecnico a livello di Brasile e Argentina e non lo siamo mai stati ,ma non si può negare che un po’ di giocatori che sapessero trattare la palla ne abbiamo avuti.
Poi per quanto riguarda questo mondiale molte delle nostre pippe era superiori tecnicamnete a slovacchi , neozelandesi e anche ai paraguagi (solo perchè più pippe di noi) ma ficamente eravamo dei cadaveri! E se sei un cadavere un corri , non hai la forza per saltare l’uomo e fare sovrapposizioni . La faccio troppo facile ?
Finalmente fuori.
prometeo, certo che di giocatori tecnicamente forti ne abbiamo avuti, eccome, in passato. Utilizzati col contagocce, messi sempr in discussione, ma li avevamo. Solo che a forza di marginalizzarli o di pretendere di snaturarli, sono finiti. O non sono stati convocati. Nè Cassano, nè Miccoli (infortunato, ma già palesemente escluso).
Sinceramente, non mi pare che la media dei giocatori attualmente in Nazionale abbia un tasso tecnico superiore a slovacchi o paraguagi. Solo i neozelandesi ci erano tecnicamente inferiori, ma non li abbiamo sapti attaccare.
Beh si, non abbiamo saputo attaccare.Mai.Però continuo a distinguere tra condizione fisica e tecnica. Ok di pippe che abbassano la media ce ne sono, soprattutto dietro, però era la Slovacchia! E bastato buttarsi in avanti a testa basta per farne due che potavano anche essere tre.