I lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano hanno ieri espresso il loro parere sull’intesa tra la società e i sindacati (Fiom esclusa) per il rilancio del complesso industriale. Il 62,2% dei votanti si è espresso a favore del piano, ma che cosa prevede in concreto l’accordo proposto dalla Fiat? Ecco la sintesi.
1. Orari di lavoro
La produzione dei veicoli sarà realizzata per 24 ore al giorno e per 6 giorni la settimana, sabato compreso, con 18 turni settimanali per coprire la catena di montaggio. Ogni turno avrà la durata di 8 ore, con la pausa mensa, fissata dal contratto nazionale, di 30 minuti. Solo che la pausa mensa viene spostata a fine turno. Dunque, per i lavoratori, si tratterebbe di fatto di sette ore e mezza senza refezione. La mezz’ora di mensa, poi, può essere (sarà) sacrificata per recuperare le perdite di produzione. Le attività di manutenzione saranno invece svolte su 7 giorni per 24 ore giornaliere, nei tre turni e con le stesse modalità.
2. Straordinari
Fiat si riserva di far ricorso a 80 ore di straordinario in più per lavoratore all’anno, senza dover ottenere un via libera dai sindacati, sui turni di lavoro interi. Queste 80 ore non negoziabili si aggiungono alle 40 ore già previste dal contratto collettivo nazionale. In tutto, dunque, 120 ore di straordinario obbligatorio: tre settimane di lavoro. I lavoratori saranno avvisati (“di norma”) con quattro giorni di anticipo sulla necessità di fare straordinario, e ci sarà un margine di tolleranza sulle ore pari al 20%, cosa che consentirà la sostituzione con personale volontario. Inoltre, per esigenze produttive, per i singoli operai lo straordinario potrà raggiungere le 200 ore annue, da effettuare durante la pausa di mezz’ora (di cui sopra) prevista al cambio turno.
3. Bilanciamenti produttivi
La mobilità interna tra le aree produttive manterrà un’alta flessibilità per consentire una distribuzione omogenea dei lavoratori durante i loro turni. In pratica entro la prima ora di ogni turno gli operai potranno essere spostati per coprire assenze, carenze o problemi tecnici.
4. Organizzazione del lavoro
Il piano prevede l’investimento in alcune nuove soluzioni per ottimizzare i tempi alla catena di montaggio e riorganizzare così le pause. Si passerà a un regime di tre pause da 10 minuti ciascuna da fruire collettivamente nell’arco del turno di lavoro. Scompaiono le due pause da 20 minuti, sostituite da tre pause da dieci minuti, e si perdono quindi 10 minuti di pausa in ogni turno. Ovviamente, alle due pause di 20 minuti, nel regime precedente, si sommava la mezz’ora mensa – che, ora, come abbiamo visto, sarà spostata a fine turno e, per più o meno obbligatorie esigenze di produzione, sarà destinata a saltare. (I dieci minuti in più – senza tener conto dei limiti di saturazione – saranno retribuiti come “indennità di prestazione collegata alla presenza”: nel migliore dei casi, 30 euro lordi al mese).
5. Formazione e ristrutturazione
Mentre Fiat provvederà a ristrutturare lo stabilimento, i lavoratori seguiranno una serie di corsi di aggiornamento. I corsi di formazione saranno tenuti nel periodo di cassa integrazione dei lavoratori e saranno obbligatori per tutti gli operai implicati (le spese di trasporto saranno a carico dei lavorattori in cassa integrazione). Il rifiuto di seguire i corsi o l’assenza non motivati saranno perseguiti disciplinarmente.
6. Cassa integrazione
Nei due anni previsti per ristrutturare l’impianto, Fiat ricorrerà alla cassa integrazione straordinaria.
7. Assenteismo e scioperi
La società si riserva di non retribuire, com’è tenuta a fare, i primi tre giorni di malattia, quando ritenga di considerarli casi di “assenteismo anomalo” – solitamente registrati nei picchi di assenze per malattia, per scioperi e per “messa in libertà” per cause di forza maggiore.
8. Clausole di responsabilità e di esigibilità
Le parti hanno anche compilato una “clausola di responsabilità” con l’impegno di rispettare quanto stabilito nell’intesa, pena effetti liberatori per l’azienda. Si prevede una “commissione paritetica” incaricata di valutare le controversie sulle circostanze di assenze, scioperi e deroghe varie, restando comunque l’ultima parola all’azienda.
Il venir meno, da parte del singolo lavoratore, per qualsiasi motivo, anche ad una sola delle clausole previste nell’accordo, costituisce un’infrazione punibile con provvedimenti disciplinari e licenziamenti e comporta il venir meno dell’efficacia nei suoi confronti delle altre clausole.




E’ il cd accordo del marchese del Grillo.
Perchè io so’ io e voi nun siete un cazzo.
La maggioranza “bulgara” al “SI ” non è stata raggiunta, i duri fautori dello scontro,( BONANNI Cisl, SACCONI, BRUNETTA, MARCEGAGLIA, ecc, e vari giornali) in realtà hanno perso. Esiste invece una maggioranza, ed una minoranza, che con intelligenza, tattica, hanno ribadito, dividendosi i compiti del voto che il:- ” NO, il SI ” al lavoro. Non si barattano i diritti del lavoro, neanche da accordi separati. In realtà questo risultato, scopre le vere intenzioni, di alcuni dirigenti Fiat. Le prime dichiarazioni, non sono confortanti, perché non hanno intenzioni di ravvedimento. To be continue…
Utile. Io aggiungerei il fatto che la pausa pranzo deve essere posta di norma alla fine del turno perché la trovo una cosa particolarmente odiosa.
(ahem, scusate, c’è scritto. Diciamo che ci darei più enfasi ^^)
Mio cognato impiegato comunale ha le ferie dello scorso anno e le fruisce ora. Idem mia suocera. Loro si ammalano con “regolarità” e vengono retribuiti.
Una tipa che conosco si è presa una supplenza a scuola salvo poi, essendo incinta, mettersi in malattia 1 giorno dopo l’incarico perché gravidanza a rischio.
Io lavoro 10 ore al giorno, ma vengo retribuito per 4 perché sono un socio lavoratore in una cooperativa.. la mia. Non mi ammalo mai e quando sto male, di rado, o vado a lavoro comunque o il mio cellulare è acceso per ricevere le chiamate dei clienti.
Pago tutti i contributi che sono dovuti e se la mia azienda è in deficit li devo pagare lo stesso all’INPS altrimenti la PA se li piglia dai contratti direttamente e non vediamo un soldo. Cioè sono io che pago la tipa incinta e le malattie degli impiegati pubblici.
Per motivi lunghi da spiegare ho dovuto rinunciare al mio TFR per risanare il bilancio in perdita perché la PA non rinnova in tempo i contratti.
Ma andate a lavorare sporchi garantisti del cavolo.. e non sono leghista.. e non sono neppure del nord.. sono di Palermo.
Perfetto. L’importante è stare male tutti. Regrediamo pure. Son soddisfazioni. Non mi importa che non mi venga riconosciuta la malattia. Basta che non la paghino a mio cognato.
Mi sembra comunque meglio del contratto del CAF Cisl (Cisl, ripeto) con cui sono stato assunto per due mesi e mezzo.
@piti: no.. siamo arrivati a livelli di garantismo per alcune categorie che la metà basta. Sai che se un carabiniere e dico un carabiniere fa una cazzata immonda non può comunque essere licenziato? Perché è un dipendente statale.
E poi si sa che il napoletano è un pelandrone, Marchionne se ne è approffittato: chapeau.