Il Post
— Economia

Pomigliano d’Arco, c’è un modo?

Il Corriere sposa la linea della Fiat e di Marchionne: sacrifici inevitabili o la fabbrica chiude

Ma Epifani, intervistato da Repubblica, spiega che anche i sacrifici conoscono dei limiti costituzionali

15 giugno 2010

Il Corriere della Sera dedica una pagina firmata da Raffaella Polato a fare il punto della fabbrica Fiat di Pomigliano d’Arco e delle sue disgrazie, assumendo la posizione aziendale piuttosto acriticamente: ma la sintesi è interessante. Cominciando dagli aneddoti sulla “revisione finale” a cui le auto prodotte erano sottoposte fino al 2008 per verificare che “non fosse stato lasciato un panino nel motore, una chiave inglese tra finestrini e portiera, una doppia strisciata di cacciavite su un’intera fiancata”. Nel 2008 Marchionne si mise d’accordo coi rappresentanti dei lavoratori, furono isolati i sabotatori, ristrutturati gli impianti con una spesa di 120 milioni, ci fu una chiusura di tre mesi e la cassa integrazione per gli operai. Tutto ripartì con grandi speranze ma durò poco, la crisi finanziaria colpì il settore automobilistico mondiale ma soprattutto le auto “top della gamma” prodotte a Pomigliano, le Alfa 147, 159, Gt: “non le proletarie Punto o Panda”.

La colpa non è di nessuno, spiega Polato nell’articolo, anche se Marchionne ne assume la responsabilità: è che “adesso la gente ci pensa sei volte prima di cambiare auto ogni due anni”. E gli incentivi di stato, gli “eco-aiuti”, ignorano le auto di questa gamma. E quando l’Alfa nel 2008 lancia la nuova Mito, piccola, destinata al “segmento B”, la produzione va a Mirafiori, non a Pomigliano: “la politica aziendale ha ormai diviso gli impianti non più per marchi, ma per fasce”.

Non si producono più di 40-50 mila vetture. Molti manager Alfa finiscono sotto osservazione. Ma tutti i dipendenti di Pomigliano finiscono in cassa integrazione. Nel 2008-2009 lavorano in media 3-5 giorni al mese. Idem ora, 2010, a Cig (cassa integrazione, ndr) ordinaria esaurita: siamo ormai in «straordinaria».

Il Corriere spiega che i modelli industriali di prima della crisi sono insostenibili e che non esiste una soluzione che imponga grossissimi sacrifici:

Le fabbriche a questo punto sono troppe. E per farle lavorare tutte si utilizzano gli impianti, quando va bene, al 60-65% della loro capacità. Con i costi fissi diventa insostenibile, diventa un suicidio. Anche perché il mondo non è più tutto uguale. Gobalizzazione significa anche concorrenza spietata tra Paesi, sistemi produttivi e, sì, pure lavoratori. Con chi può prendersela l’Italia se, nel caso Fiat, un solo impianto in Polonia o in Brasile produce quanto cinque dei nostri?

L’articolo si conclude sancendo dunque che il mantenimento di Pomigliano “in una logica puramente industriale non avrebbe senso” e spiegando che una Panda prodotta qui costa 5-600 euro più che in Polonia.

Marchionne non lo fa perché è un buon samaritano: la «responsabilità sociale» la coniuga – è il suo mestiere – con bilanci che, senza utili, farebbero saltare non uno stabilimento, ma un’intera azienda.

Ma, conclude il Corriere, Marchionne chiede alla fabbrica d’ora in poi degli standard di efficienza “svizzeri” e la fine di una serie fallimentare di inadeguatezze. Un piano giudicato da “fabbrica-caserma” da Guglielmo Epifani in un’intervista su Repubblica oggi. Epifani distingue la posizione CGIL da quella più agguerrita della Fiom e accoglie il progetto di sacrifici:

“Un piano di queste dimensioni impone una sfida che sicuramente deve essere raccolta: quella della saturazione degli impianti e della turnazione. Su questo non dobbiamo avere timidezze. I 18 turni non sono una novità. In molte fabbriche si lavora 24 ore su 24 per sette giorni. Sappiamo che sarà un sacrificio alto per i lavoratori, perché non è facile lavorare il sabato e la domenica di notte, perché non è la stessa cosa lavorare alla catena di montaggio o stare seduti davanti a una scrivania”.

Ma al tempo stesso chiede di non tirare troppo la corda.

“C’è un capitolo del documento della Fiat che apre problemi molto gravi. Riguarda la malattia e lo sciopero. Abbiamo consultato insigni giuristi e ci dicono che, senza chiarimenti e correzioni, quelle clausole appaiono illegittime o addirittura incostituzionali. Mi domando: si può sottoscrivere un accordo con questi profili di illegittimità? Questo è il punto. Conviene alla Fiat che chiede certezze uno scenario di questo tipo?”

Se le convenga, se lo chiede anche un articolo sempre su Repubblica: se Marchionne non voglia ripensare lo spostamento della produzione della Panda a Pomigliano e gli investimenti previsti.

Ma c’è anche chi si spinge oltre il limite massimo del contenzioso attuale e mette in conto un’ipotesi secondo la quale il Lingotto potrebbe essere interessato a far saltare l’accordo, aggiungendo Pomigliano a Termini. E’ questo uno scenario che al Lingotto negano decisamente. Anche perché se prendesse corpo si porrebbero due problemi uno più delicato dell’altro: trovare un’attività sostitutiva per Pomigliano ed evitare che tutto degeneri in un caso di ordine pubblico.

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  • piti

    Non si capisce cosa c’entrino quella misura di produttività e quella quantità di produzione che servono a tenere aperti gli impianti con il diritto di sciopero o con la malattia di lunga durata.

    A meno che non ci sia un disegno di sovvertire definitivamente dei diritti che hanno natura squisitamente politica e civile, ovviamente con l’avallo del governo e in particolare di Sacconi (figuriamoci), tramite un pretesto.

    Sta a vedere che la FIAT mette una fabbrica in una nazione o in un’altra per la collocazione della pausa per la refezione a fine orario invece che a metà.

    Poi, allargando l’inquadratura, molte altre considerazioni sono possibili e anche necessarie, ma insomma.

  • andrea61

    @piti: forse perche’ e’ un po’ difficile saturare gli impianti con tassi di assenteismo doppi rispetto agli altri stabilimenti italiani del gruppo e con punte estreme sino al 25% o con continui micro-scioperi che rendono difficile qualsiasi tipo di programmazione produttiva.
    Il sindacato puo’ lecitamente difendere ogni tipo di diritto anche quando si sconfina nell’abuso palese come a Pomigliano. Ma con questi presupposti non si puo’ obbligare chicchessia a creare posti di lavoro.

  • massimo55

    Purtroppo non ci sono soluzioni semplici. Il costo del lavoro in Italia è molto superiore a quello presente in altri paesi e pensare di recuperare questo “svantaggio” solo con la produttività è illusorio, i ritmi sarebbero disumani. Una via sarebbe quella di produrre in Italia solo le vetture con valore aggiunto maggiore, che costando di più, possono sopportare un costo di produzione maggiore. Ma Pomigliano è adatto a queste produzioni? Non credo, visto quel che si racconta. Il compromesso che si sta inseguendo è quello di un sacrificio per i lavoratori in vista di una maggiore produttività, che comunque non renderebbe Pomigliano concorrenziale con la Polonia, e una parziale rinuncia alla ottimizzazione dei costi da parte di Fiat, seguendo astrattamente la quale dovrebbe delocalizzare praticamente tutto al di fuori dell’Italia.

  • orontus

    Stabilimenti in cui si lavora 24 ore su 24, 7 giorni la settimana sono una infinità. Anche gli ospedali lavorano con questo orario.Piti non capisce a che cosa serve la quantità produzione, a questo punto……………

  • piti

    Che la quantità di produzione serva a sostenere i costi fissi è elementare. Che il sindacato abbia accettato i 18 turni (e par di capire che accetterebbe anche i 21) è un fatto. Dunque, l’idea di produrre tanto non si direbbe, vista da qui, per nulla osteggiata dalla famigerata Fiom.

    Ma derogare al diritto di sciopero o alla malattia (per la quale esistono limiti, persino nel pubblico impiego, oltre i quali si può licenziare) significa usare Pomigliano come cavallo di Troia. Per introdurre ben altro, lì, e poi ovunque, e qualcosa che va al di là della dialettica sindacale di questi giorni. Significa nè più nè meno tornare al Lumpenproletariat.

    So benissimo che il costo del lavoro in Italia, come in tutti i Paesi dell’Europa Occidentale, non si confrontano con quelli dell’Est Europa, per non parlare di quelli asiatici.

    Tralasciando ogni considerazione più ampia rispetto a questo stato di cose (i dritti dei lavoratori che si allineano verso il basso, per dire), il discorso è ozioso, allora. Un operaio polacco guadagna 600 euro al mese con gli straordinari, ha un gravame fiscale e contributivo altrettanto imparagonabile agli standard occidentali. Se uno dice di voler ugualmente aprire a Pomigliano invece che in Polonia saprà che non esistono condizioni da mettere a confronto, fra le due realtà, in modo credibile.

    Non può dire “io avrei aperto in Italia, ma voi non avete consentito”, perchè il tenore delle richieste era inaccettabile.

    Se la mia morosa sceglie me invece di Bill Gates, deve sapere che io gli agi che lui le potrebe permettere non sono in grado di. Se mi dice, “Sto con te purchè tu faccia quello che fa lui”, è una balla per stare con lui facendo passare la sua scelta come una mia decisione.

  • massimo55
  • piti

    Insomma, è la pausa a fine turno la salvezza dell’industria pesante occidentale.

    Alle volte, come basta poco.

    E come diceva ieri Gallino, su Repubblica:

    “Sarebbe interessante vedere quante settimane resisterebbero a un simile modo di lavorare coloro che scuotono con cipiglio l´indice nei confronti dei lavoratori e dei sindacati esortandoli a comportarsi responsabilmente, ossia ad accettare senza far storie le proposte Fiat.”

  • andrea61

    A me sembra che il problema del costo del lavoro sia fuorviante. I tedeschi hanno un costo del lavoro orario ben piu’ alto del nostro eppure il gruppo VW produce milioni di veicoli in Germania. Il problema nostro si chiama piuttosto “costo del lavoro per unita’ di prodotto”. All’estero si spremono gli impianti fino all’ultimo goccio ed e’ qui che punta la richiesta della FIAT. Anche passando a 21 turni Pomigliano non potrebbe mai produrre a pieno se non cessano i continui scioperi ad ogni turno aggiuntivo e l’assenteismo non rientra nei valori fisiologici degli altri stabilimenti italiani del gruppo.

  • http://www.sasakifujika.net Simone Tolomelli

    @piti «1.578 permessi dell’aprile 2008 su un organico di 4.544 lavoratori» per la tornata elettorale. Le chiacchiere stanno a zero. La giusta e legittima salvaguardia dei diritti dei lavoratori è oramai senza significato e la responsabilità non è sempre dello spirito santo. questi se ne approfittano; vuoi dirmi che per colpa di pochi ci rimettono in molti? Sì, esattamente così. E se tu di mestiere fossi quello che deve scrivere un accordo da far siglare e al datore di lavoro e ai lavoratori la logica ti farebbe percepire che portare un certificato medico nel giorno di sciopero nazionale (e in questo modo farsi pagare la giornata di lavoro che non spetterebbe) è una cosa sola: una truffa. E come tale va trattata. E dalla quale si devono delineare responsabilità e conseguenze. Io sono un lavoratore onesto e trovo questa cosa insopportabile. E ingiusta. Tu no? Siamo diversi ma non finisce qui; non stigmatizzare un comportamento di questo genere non è scaltro e compagno è da stronzi. E non è tollerabile non poter difendere la mia dignità di lavoratore onesto nei confronti di me stesso, del mio datore di lavoro e di ogni altro lavoratore perché altrimenti tacciato di servilismo nei confronti del padrone. È davvero insopportabile ricondurre ogni diatriba alla retorica ottocentesca, emancipiamoci. E nel farlo, cominciamo a chiamare stronzi gli stronzi. E oggi gli stronzi sono quelli che del frutto della lotta sindacale e spesso della vita stessa di quei medesimi protagonisti della lotta si fanno beffe e lo barattano per un weekend lungo.

  • piti

    Andra61, dici cose giuste. Ma oltre al fatto che il costo del lavoro tedesco, come tu sottolinei, è (molto) maggiore, di diverso c’è anche la classe borghese.

    Che sembra molto meno volta a cercare solo ed esclusivamente nella compressione del costo del lavoro o nel favore fiscale (magari incofessabile) o nella svalutazione della divisa nazionale (quando c’era) il modo per guadagnare.

    Il capitalista tedesco è meno insaziabile? Sa innovare di più tecnologicamente e/o organizzativamente? Ha un senso dell’economia di lungo periodo più attento del nostro? E’ più civile? Gode di infrastrutture migliori? Ha meno burocrazia da affrontare?

    Non lo so. Diciamo non lo so abbastanza, anche se alcuni dei punti che ho elencato ritengo sussistano in forte misura.

    Ma di sicuro le proposte Marchionne per Pomigliano non vanno, come sempre del resto, nella direzione tedesca.

    Poi sarà colpa del meridionale lavativo (lo dico pensandolo anche un po’…).

    Ma se un obbrobrio come l’accordo proposto dalla FIAT passa, trascinerà inevitabilmente con sè un futuro di sensibile limatura delle condizioni complessive di tutti.

    Se davero Pomigliano è un inferno ingestibile, allora era meglio proporre una fabbrica al Nord, per dire, dove l’assenteismo non è patologico e non c’è scusa per sbaraccare dei diritti più importanti persino di migliaia di posti di lavoro in una realtà di disoccupazione.

    Perchè a seguire lo sprofondo del costo del lavoro terzomondiale non ci si ferma mica qui.

    Se raggiungeremo i Polacchi, nella gara del gambero, domani avremo i Cinesi come riferimento. E poi i Vietnamiti.

  • piti

    Quella fra capitale e lavoro non è una diatriba ottocentesca, evidentemente. O credete che perdere un cetimetro di terra alla volta non porti a perdere la propria Nazione?

    Allora, mettiamoci d’accordo. Pomigliano è un covo di delinquenti? E allora perchè volere azzerare diritti universali (la cui cancellazione arriverà a tutti, fatevene una ragione)? Che si produca dove la gente va a lavorare normalmente e sta in malattia quando ha una gamba rotta o 39 di febbre.

    Scusate, capisco le vostre ragioni, ma approfittare di una condizione patologica locale (ammesso che) per tirare un colpo mortale, sul quel svolazzano i Sacconi di turno non è credibile.

    E davvero, non chiamate retorica ottocentesca lo sfruttamento di chi lavora. Che si rischia la figura degli up to date che la prendono in quel posto, ma così moderbi, oh, yeah.

  • http://www.sasakifujika.net Simone Tolomelli

    Piti stai continuando a difendere l’indifendibile. È difficile convincermi che quel punto sull’accordo ci sarebbe stato, in questi termin, se il numero di permessi e malattie fosse congruo e decente, magari non coincidesse con i venerdì antecedenti alle tornate elettorali e gli scioperi nazionali. Infine non mettermi in bocca parole a caso. Non ho scritto che Pomigliano è un covo di delinquenti, ho detto che un quarto dei lavoratori è verosimile che abbia approfittato di una situazione nata dal sudore di altri per tutt’altri scopi, e poi ho detto che sì, per colpa di pochi, come si impara all’asilo, ci rimettono in molti.

  • andrea61

    Piti, tirare in ballo categorie sociologiche mi sembra voler rincorrere il sesso degli angeli. Certi accordi su sciopero, turnazioni e riposi in VW li hanno fatti gia’ anni fa e nessuno ha gridato allo scandalo. Le proposte di Marchione sono molto piu’ tedesche di quanto tu creda e te lo dico lavorando da diversi anni proprio per una multinazionale tedesca. D’altra parte come puoi immagginare che una qualsiasi azienda, anche la piu’ illuminata e aperta di questo mondo possa investire in uno stabilimento senza poter prevedere ragionevolmente un tasso alto di utilizzo degli impianti per colpa dell’assenteismo incontrollato e della microconflittualita’ che genera continui ed improvvisi scioperi nei reparti. Se proprio vogliamo parlare di categorie sociologiche allora diciamo chiaro che in Germania nessun lavoratore considera l’azienda un nemico da colpire o il collega assenteista causa doppiolavoro un lavoratore che esercita i propri diritti. E non mi si venga a dire che esistono gli strumenti di legge per combattere l’assenteismo. Dove lavoro abbiamo avuto una “brava persona” che si e’ fatto quasi 10 mesi di malattia causa sciatalgia mentre tutte le mattine andava ad aiutare il padre che aveva il banco all’ortomercato e giocava regolarmente ai tornei di calcetto del paese. Non c’e’ stato verso di beccarlo finche’ il medico ha commesso un errore sulle date del certificato e la visita fiscale non lo ha trovato a casa.
    La FIOM ha promesso una controproposta e spero che si arrivi ad un punto di incontro, ma se non si parte dall’assunto che oltre ai diritti ci sono anche i doveri e che il lavoro e’ un bene che va rispettato e preservato, non si andra’ da nessuna parte.

  • gait

    La scelta della Fiat di imporre deroghe al contratto nazionale e la rinuncia ai diritti fondamentali garantiti dalla costituzione ai lavoratori di Pomigliano, fa parte di un disegno complessivo che dal Governo e dalla Confindustria di fronte all’aggravarsi della crisi. Governo e Confindustria per mesi hanno colpevolmente minimizzato l’aggravarsi della crisi, parlando di ripresa, spandendo inutile ottimismo, rinunciando a misure vere a favore dell’occupazione. Ora che la crisi comincia a portare tutto il suo peso, esso viene totalmente scaricato sul mondo del lavoro, sui pensionati, sui disoccupati, sulle zone più deboli del paese. Le misure inique prese dal Governo fanno parte di un progetto più vasto che vede l’attacco al contratto nazionale, l’arbitrato, lo statuto dei lavoratori, come strumenti fondamentali della destrutturazione dei diritti di tutto il mondo del lavoro. Si pensi all’attacco dell’articolo 41 della costituzione nel nome della piena libertà d’impresa, i lavoratori le lavoratrici dovrebbero rinunciare ai loro diritti fondamentali. Tutto questo è parte di un disegno più generale, dove interessi antichi forti puntano a colpire tutti gli equilibri sociali e anche gli assetti democratici del nostro paese. Non è un caso che, mentre, come si diceva sopra, si mette in discussione la libertà di stampa, e l’autonomia della magistratura. E’ un modello autoritario e regressivo di gestione della crisi che si vuole imporre a tutti i livelli e in tutte le sedi del nostro paese

  • massimo55

    Lunga vita al compagno gait, che è vivo e lotta tra noi.

  • piti

    A forza di fare dello spirito da quattro soldi siamo arrivato dove siamo, caro massimo55. Le paghe fra le più basse dell’OCSE, diritti in precipizio, una frattura sociale mostruosa.

    Però, fare quelli del dopo caduta del Muro fa più fine, lo so.

    Facciamo pur conto di non capire che le storture di Pomigliano si rimedino a suon di cancellazione di diritti persino costituzionali. Abbiamo visto come peggiorare le condizoni di stabilità, reddito, pensione ecc sia servito a questo povero Paese.

    E parliamo del potere dell’IG Metall, in Germania? Perchè io ribalto l’assunto. Dove ci sono doveri ci saranno diritti. E sul dovere dei turni non mettete a me cose che non ho nemmeno insinuato: sono accettati i 18 turni e passerebbero anche i 21.

    Ma togliere la paga o parte di essa in caso di malattia, di fronte a gente che prende mille e poco più euro è una carognata oltre che qualcosa di dubbia legittimità. E ditemi, i lavoratori della Volkswagen, che stipendio hanno? E ferie, permessi, ecc ecc?

    Certo che il capitale l’ha studiata bene, per trovare tanti alleati fra i morti di fame.

  • gait

    Massimo55, ti faccio un esempio, le tasse le pagano, solo i lavoratori, i pensionati, il resto come tu ben sai evadono, oppure come le grandi fabbriche eludono evadono. Esempio ogni lavoratore dovrà fare 200 ore di straordinario, che con l’applicazione delle aliquote tipo 33% poi il conguaglio di fine anno, sarà il lavoratore soddisfatto, inoltre dette cifre, non verranno conteggiate sul tfr, che, come tu ben sai compone la terza gamba per la futura pensione, già misera, premi di risultato, altra nota dolente, vuoi che continuo, vai a leggere i rapporti delle malattie professionali: tendenti, malattia da vibrazioni, vedi avvitatori. La soglia di riposo tra turni avvicendati saranno rispettati le festività coincidenti, come verrano pagate quando si lavoreranno, il lavoro notturno, che è un disagio, quali saranno le percentuali di maggiorazioni, monetizziamo la salute!! to be continue

  • gait

    To be continue..ricordarsi perché gli accordi separati sono sintomi di debolezza, episodi negativi in passato, nella storica Torino sono successi e descritti- vedi piazza statuto- vedi spionaggio Fiat-to-be-continue

  • biagio

    A Termini Imerese i “lavoratori” hanno fatto sciopero perché, pore stelle, la Fiat non aveva mantenuto la promessa di installare maxischermi per vedere la partita dell’Italia.
    E la Fiom protesta indignata.

    Ecco, di operai così e di un sindacato così questo paese può fare volentieri a meno.
    E anche di una sinistra che li appoggia acriticamente.

    Se sei un uomo e hai da lavorare durante la partita, lavori, non fai la tigna. Se sei un uomo. Se invece sei un bamboccio irresponsabile…

    (Ai polacchi credo non sarebbe neanche venuto in mente, di chiedere i maxischermi).

  • http://www.stefanominguzzi.com minguzzi

    Io non riesco proprio ad essere dalla parte della FIOM su Pomigliano. Quando negli ultimi 10 anni i diritti dei giovani lavoratori sono stati semplicemente soppressi nessun grande opinionista si è mosso. Gli Scalfari e soci che oggi scrivono questi pezzi difendono un’idea di lavoro che è morta almeno 10 anni fa. Una nostalgia molto costosa e molto iniqua se non si è disposti poi a estendere i diritti a tutti i lavoratori e non solo ad un gruppetto di sindacalizzati di qualche grande azienda.

  • gait

    Oltre ai sindacalizzati, vi sono una serie di furbetti, opinionisti, della domenica del sabato, politici, sindaci, all’ultimo mandato, vedi Chiamparino, che con dovizia, assertività, verso la Fiat, elogiano gli investimenti, del “Buon Marchionni”, pari a 700milioni di €. Poi esistono una serie di “stercorari”che con abile aggettivazione, superlativi, assoluti, accusano gli operai di Pomiliano, “come scansa fatiche, assenteisti,” Il danno maggiore, di questo investimento, per ora cade sulle spalle, della fabbrica più debole, dal punto di vista di riqualificazione, ovvero il cambio, ad un segmento di produzione per la futura panda. Il lato oscuro che i grandi strateghi giuroslavoristi, sociologi, economisti, non dichiarano, quanto profitto, ritorna nelle tasche, della fiat, quante tasse ricadono sulle spalle degli abitanti di Pomiliano, per questo investimento, per quanto tempo, devono pagare questo salario d’ingresso. Quale quota di profitto, ritorna nelle tasche di queste famiglie, per quanto tempo, il loro reddito verrà garantito? domande che i sordi ” sindacalisti della riserva indiana, ubriachi del del dolce far niente, non osano fare, alla tavola della “Marcegaliaconfindustriale”

  • piti

    Qualche considerazione:

    a) è evidente la strumentalizzazione di comportamenti magari anche non difendibili da parte di alcuni per togliere diritti via via a tutti. Solo quel catatonico di Colaninno jr crede che questo accordo resti isolato nel mondo del lavoro.
    b) se a Pomigliano (e a Termini) meritano questo trattamento, come mai dove le cose filano dritte, anzi drittissime, gli operai non sono pagati come in Germania?
    c) Su tutto. Ciò che viene agitato dai riformisti, cioè in sostanza che se nel mondo la gente lavora alla polacca, bisogna essere tutti polacchi, ha un epilogo evidente. Che esemplifico. Se in mezzo mondo (Asia e Adrica come regola, Sud America non eccezionalmente) lavorano i bambini, cosa facciamo, trasformiamo le scuole elementari in filatoi per tappeti o essiccatoi per mattoni?

  • gait

    Comunque come la pensiate, la classe operaia è orfana esiste solo nelle dichiarazioni, triste, per la quantità di caduti sul lavoro. Le riduzioni del salario per cessata attività. Imprenditori astuti che presi i finanziamenti per costruire fabbriche, in meridione, (vedi cassa del mezzogiorno) Le fabbriche mai”nate”agevolate da questo “obsoleto” (secondo altri ASTUTI POLITICANTI)- articolo 41 della costituzione. Che dice:- L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata ai fini sociali.- Ecco senza controllo opportuni sono poi scappati con soldi, finanziati, da tasse, da rinunce di aumenti salariali, di operai generosi e solidali del nord, per i giovani lavoratori e lavoratrici del meridione. L’indirizzo e il coordinamento sociale, per lo sviluppo del territorio:- già martoriato da mafie- serviva solo, come pattumiera a rifiuti industriali solidi delle fabbriche del nord. To be continue

  • enricorusso

    Yaaawn….auto? Parlate di auto? Non si vendono. A Pomigliano sanno fare motori però no? E quindi si potrebbero fare cogeneratori, che vendono e venderanno sempre più. Ce lo dicono tutti.

    http://www.ok-ambiente.com/2009/09/10/volkswagen-lancia-ecoblue-le-mini-centrali-elettriche-a-metano/

    Perchè no?

  • biagio

    @Piti

    “magari anche non difendibili”

    Magari?

    Un sindacato (la Fiom) che difende certi comportamenti si sputtana e basta e se non lo capisce merita di scomparire.

    Sugli stipendi hai ragione, ma, correggimi se sbaglio, in Italia accade che il datore di lavoro per ogni impiegato paga diciamo 100 e al lavoratore arriva, quanto?, 70? 60?

  • piti

    biagio, ma vogliamo uscire dalle caverne o no? Cosa credi, che se un metalmeccanico tedesco guadagna il doppio (IL DOPPIO!) di uno italiano, questo avvenga perchè in Germania non ci sono oneri oltre al salario netto? Credi che al venerdì sera ci sia un sor parùn da li beli braghi bianchi che alla Volkswagen tira fuori una mazzetta di banconote e le distribuisce così, agli operai? Ma hai un’idea del costo orario di un Tedesco? Ma cosa credi , i 2000 e passa (molto passa) del salario di un Tedesco sia il suo costo del lavoro? Credi che in Francia o in Svezia non succeda lo stesso? Ma che c&§ùo, siamo ancora all’economia rurale, che ci si stuoisce e si crede di essere i soli al mondo in cui ci sono irpef, contributi previdenziali e assistenziali?

  • biagio

    Calm down, Piti, la mia era una domanda vera, mica una provocazione…

    Comunque, grazie del chiarimento.

  • piti

    Scusa, biagio, mettiamo che io abbia trasceso, ma dimmi.

    Se non salta fuori un fesso (io) che ti induce il sospetto che la forbice fra paga netta e costo del lavoro è cosa comune di ogni Paese civile, tu pensavi che gli oneri vari sul salario si pagassero solo in Italia?
    A questo siamo?
    Perchè il problema non sei tu che sembri non saperlo. Ma tutti i mln di tuoi (e ahimè miei) connazionali che sono messi come te, e votano, decidono, pensano, scelgono basandosi su delle convinzioni del genere.

  • biagio

    Piti, ti dico la verità, a costo di far la figura del deficiente: non ci avevo mai riflettuto seriamente.
    Gli oneri aggiuntivi all’estero sono più o meno di quelli che si pagano da noi?

    E tanto per chiarire, le ultime due volte a votare non ci sono proprio andato.
    Ho provato un tal senso di nausea che entrare nella “gabina” mi sarebbe sembrato un atto di complicità nelle mascalzonate di questa obbrobriosa classe dirigente (politici e non).

  • gait

    Il voto espresso a Pomiliano, dalle lavoratrici, lavoratori, è frutto di grande saggezza, intelligenza tattica, strategica. La vittoria “bulgara” non è avvenuta, il quasi quaranta percento, ha detto no all’abolizione dei diritti, ma andando a votare ha detto si al lavoro, con il messaggio:- diritti non si barattano nemmeno con accordi separati”-Ora le notizie, sono incomprensibili, la Fiat Attraverso, non si capisce con quale strumento, non tratterà con questa parte di lavoratori che hanno smascherato il reale gioco dei dirigenti Fiat…To be continue

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