È stato inaugurato a Middlesbrough, nel nord-est dell’Inghilterra, il gigantesco retino da farfalle creato da Anish Kapoor, l’artista inglese di origine indiana di cui si è parlato molto in queste settimane per il suo grande progetto di torre per le olimpiadi londinesi del 2012.
La struttura è costata 2,7 milioni di sterline e nei prossimi anni sarà collegata ad altre quattro sculture che insieme formeranno l’opera d’arte più grande del mondo. Kapoor ha detto che montarla è stato come accordare un pianoforte gigante e complicato: la rete traccia 49 curve di ampiezze diverse, distribuite su 64 diversi punti longitudinali.
Il Guardian ha notato la somiglianza dell’opera con un’enorme porta da calcio, suggerendo che qualche giocatore del vicino stadio di Middlesbrough potrebbe anche provare a usarla davvero durante una partita. Il nome, Temenos, è una parola greca con cui si indicava un luogo sacro e il suo spazio circostante.






Pur trovandola affascinante, mi fa specie che tanto dispendio di energie e denaro non abbia un fine pratico. Più che opera d’arte lo considero un’autocelebrazione della tecnica. Certo, anche l’oggetto tecnologico può essere considerato arte (vedi la Cisitalia 202 GT esposta al MoMa) ma solo se assolve anche una funzione pratica. Altrimenti si tratta di un oggetto vuoto e asfittico, in una parola inutile come il Temenos di Kapoor.
caro r.v. solita la diatriba tra “deve funzionare e servire” e “non serve a niente, quindi perché?”…da decenni siamo andati oltre con discussioni di questi tipo, ed a poco servirebbe farti una lista delle ‘cose’ che anche tu quotidianamente usi (grande verbo…usare…) e ti servono nonostante qualcun altro le potrebbe trovare un inutile dispendio di energie e denaro. il fine pratico non è tutto nella vita! anzi.
magari è un’opera che ti fa pensare, che ti fa fermare per guardarla e ti si riempie la testa di farfalle…o, magari, non succede nulla.
o, viceversa, caro r.v. potresti prendere un’aereo, un’auto, meglio la bici, se sei di queste parti e venire a vederla. e cercare di capirla dal ‘vivo’. magari qualche leggero fremito o anche solo un piccolo sorriso ti scappa tra i denti…
La penso come te, da sempre l’arte nuda e pura non ha una funzione pratica -per definizione, se me lo permetti- e io apprezzo qualsiasi cosa abbia il potere di farmi pensare, di farmi andare oltre il semplice oggetto che ho davanti agli occhi.
Quello che mi domando è: può quest’oggetto essere considerato un’opera d’arte? può avere il potere di farmi riflettere e andare oltre? Non ho una risposta univoca perché come mi hai giustamente fatto notare, avrei bisogno innanzitutto di osservarlo in persona.
Posso solo affermare che vedendolo così, attraverso le foto, mi fa riflettere solo sull’oggetto in quanto tale. La prima domanda che mi sono posto è stata “cos’è?” la seconda “come si regge in piedi?” la terza “come hanno fatto a farlo?”. Tutte domande a cui possono rispondere gli ingegneri coinvolti nel progetto e che non hanno niente a che fare con l’idea artistica che ci sta dietr -a meno che ce ne sia una.
Allora mi viene da pensare che il Temenos, più che un’opera d’arte, rappresenti un’opera dell’ingegno e della tecnica. Ma se la tecnica nasce sempre da un’esigenza e si prefigge di avere un fine pratico diretto, il Temenos non sembra avere questi requisiti, il che lo rende fine a sé stesso.
Non è un’opera d’arte, non è un’opera tecnologica vera e propria, allora che cos’è?
Forse un simbolo, il logo di un quartiere in via di riqualificazione e, se ben sfruttato, di un probabile polo di aggregazione sociale per l’intera area. Insomma, una grande insegna pubblicitaria.
L’arte, per come la vedo io, e` qualcosa la cui fruizione e` atta a suscitare moti emozionali, che poi in seconda istanza possono trasformarsi in tentativi di intellettualizzazione da parte del fruitore (non devono, ma possono). Il flusso dovrebbe essere: l’emozione genera (potenzialmente) un trigger intellettuale.
Esempio: se ascolto il preludio della suite per violoncello di Bach, INNANZITUTTO -emozione- mi scatta una scintilla dentro, sono portato quasi alle lacrime dalla bellezza intrinseca del pezzo, sento brividi di piacere. POI -razionalita`-, mi chiedo: come avra` fatto Bach a concepire queste tempistiche ed intervalli?
Per il mio personale “sentire” (che ovviamente e` soggettivo), altri esempi a cui riesco ad applicare il sopracitato “flusso” (e per i quali l’emozione coinvolta puo` anche non essere piacevole, anzi spesso disturba, ma e` comunque intensa e “fa pensare”) sono: l’Urlo di Munch, la Sagrada Familia di Gaudì, Straws Pulled At Random dei Meshuggah, il video di The Sound Of Violence dei Cassius, Pagodes di Debussy, Everything In Its Right Place dei Radiohead, Idilio Atómico y Uránico Melancólico di Dalì, il Chrisler Building a New York, Judges di Colin Stetson.
Ora, dopo aver guardato varie foto e video online a tema Temenos, posso tranquillamente dire che non mi muove emozionalmente neanche un po’. E sono sicuro che se mi recassi li` a vederlo, l’unico moto non del tutto razionale che mi susciterebbe sarebbe un “eh-la-miseria-quanto-e`-grande”.
Sinceramente lo reputo una gigantesca sega mentale.
E la promozione che ne stanno facendo lo conferma: evidenziano solo aspetti tecnici per descriverla, non emozionali. I due lati della sega mentale in questione sono il gia` citato “guardate, ora l’Inghilterra ce l’ha piu` lunga di tutti voi, l’opera d’arte”, e anche “ecco si` vedete per farlo abbiamo dovuto curvare i cavi così e cosa` ed era difficile perche` c’erano in ballo tanti numeri diversi”. Niente di sbagliato nelle seghe mentali (io stesso mi considero un discreto “geek”, spesso e volentieri), ma tali rimangono. Opera d’arte? Dal punto di vista umanistico ed emozionale, assolutamente no, imho.
http://www.bbc.co.uk/news/10285732
E parlando dell’aspetto spreco-di-denaro-pubblico (campo minato su cui ci sarebbero da scrivere pagine su pagine di obiezioni), mi limito a dire: qualcuno mi spiega in che senso spendere 2.7 milioni di sterline per un’installazione di colore grigio fatta da cavi che da lontano manco si vedono, dato il cielo quasi sempre nuvoloso di quelle zone (a meno che non vi si posino sopra stormi di uccelli), significa “riqualificare il paesaggio” di una zona degradata ed industriale? Spendere gli stessi soldi in progetti che, che so, togliessero adolescenti disagiati dalle strade e li coinvolgessero in attivita` atte a far loro imparare a suonare, dipingere, scolpire o fare teatro avrebbe “riqualificato” molto di piu`. E il Temenos magari Kapoor se lo poteva fare in salotto, lungo 2 metri. Poi gli faceva qualche foto, le postava su facebook, twitter e flickr, e l’effetto da Logo era lo stesso (perche` in fondo di questo si tratta: e` un gigantesco Logo da sbandierare in giro).