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  • mercoledì 9 giugno 2010

Mavi Marmara: Reuters ha taroccato o “solo” tagliato?

L'agenzia di stampa ha diffuso due immagini dalle quali erano stati rimossi dei coltelli in pugno ai passeggeri

Per Reuters si è trattato di un banale errore, ma le fotografie hanno riacceso la guerra di immagini tra attivisti e IDF

Il conflitto in Israele e la ricerca del sostegno internazionale si giocano da sempre molto sul fronte della comunicazione, e  da sempre israeliani e palestinesi si premurano di diffondere opposte versioni dei fatti. Il caso più noto in cui si sono scontrate reciproche accuse di inganno fu quello della foto del bambino Mohammed al-Durra protetto dal padre dal fuoco israeliano che l’avrebbe ucciso, ma che secondo altre versioni non sarebbe morto in quell’occasione. Adesso la violenza infamante di quelle accuse di falsificazione si sta scatenando intorno all’assalto alla Mavi Marmara da parte dei soldati israeliani, e sta coinvolgendo l’agenzia Reuters, già accusata altre volte di parzialità.

Nel caso della Mavi Marmara, l’esercito israeliano ha dovuto rincorrere i primi video arrivati all’alba dalla nave in cui l’aggressione si mostrava in tutta la sua violenta concitazione: e ha più tardi messo online alcuni video sulle trattative con gli attivisti diretti verso Gaza e una serie di filmati che documentavano l’accoglienza poco pacifica da parte di alcuni passeggeri. Poi sono arrivate le foto delle mazze e dei coltelli che sarebbero stati trovati a bordo. Ma su queste è circolato allora il sospetto che fossero false e risalenti al 2003. Successivamente l’IDF ha dovuto ammettere di aver “montato” e tagliato – senza modificarne il senso – una precedente registrazione in cui dalla Mavi Marmara si diceva agli israeliani di tornarsene ad Auschwitz e si esaltava l’11 settembre.

A pochi giorni di distanza l’esercito israeliano ha cercato di recuperare sul fronte della comunicazione in occasione dell’abbordaggio della Rachel Corrie, la nave irlandese che sabato scorso ha tentato di violare l’embargo per raggiungere le coste vicino Gaza. I responsabili delle relazioni esterne dell’IDF hanno seguito la fase delle trattative e il conseguente arrivo a bordo dei soldati attraverso Twitter e YouTube, raccontando in tempo reale la loro versione dei fatti con video e audio registrati che hanno avuto grande attenzione man mano che venivano messi online. L’operazione è stata contestata ugualmente dagli attivisti, secondo i quali l’IDF avrebbe dato una versione molto distorta di quanto accaduto intorno alla Rachel Corrie.

I sospetti sul materiale prodotto dall’esercito israeliano si sono da poco ribaltati. Little Green Footballs, uno dei più noti blog politici americani (molto filoisraeliano), ha accusato l’agenzia Reuters di aver tagliato alcune immagini per occultare dei coltelli nelle mani degli attivisti sulla Mavi Marmara. In una foto, nella porzione di immagine rimossa erano visibili, oltre al coltello, una chiazza di sangue fresco e la mano ferita di un uomo in divisa a terra.

Un’altra fotografia ha subito la medesima sorte. Nello scatto originale, alla sinistra dell’uomo a terra si distingue chiaramente un coltello nella mano di uno degli attivisti. Nella versione di Reuters, con i bordi ritagliati, il coltello non è più visibile.

Le fotografie originali e complete erano state pubblicate online da IHH, uno dei gruppi che ha sponsorizzato la spedizione delle sei navi dirette verso Gaza. Le fotografie sono state poi riutilizzate da Reuters, che ha però deciso di ritagliarle rimuovendo con scelta quantomeno incomprensibile alcuni particolari importanti per una cronaca completa di quei momenti.

Con un breve comunicato stampa, Reuters ha respinto le accuse spiegando – insomma – la propria versione:

«Le immagini in questione sono state messe a disposizione a Istanbul e, seguendo le nostre normali procedure editoriali, le abbiamo preparate per la diffusione cosa che comprende spesso un ritaglio dei bordi. Quando ci siamo resi conto di aver inavvertitamente rimosso un coltello dall’immagine, Reuters ha immediatamente messo a disposizione anche il set originale di fotografie.»

Nel 2006 l’agenzia di stampa fu accusata di aver manipolato le fotografie in un caso simile. Il fotografo Adnan Hajj ritoccò alcune immagini sulle distruzioni causate dai bombardamenti israeliani a Beirut. In una fotografia fu aggiunto del fumo per enfatizzare l’entità degli effetti delle esplosioni, mentre in un’altra si vedeva una donna davanti alla propria abitazione distrutta dai bombardamenti, ma in realtà quella casa era giù stata demolita prima dell’intervento israeliano. Il set fotografico fu rimosso dall’agenzia di stampa.

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