A livello mondiale, spiega Amabile utilizando i dati di JP Morgan, il giro d’affari della H1N1 ha sfiorato i 7 miliardi di dollari. Solamente in Italia sono state acquistate 12 milioni di dosi per il vaccino al costo unitario di 7,70 euro, quasi 100 milioni di euro di spesa complessiva. Inizialmente si prevedeva di acquistarne altri 11 milioni, di vaccini, ma poi lo Stato si è tirato indietro quando il contagio è rimasto contenuto. Le dosi effettivamente somministrate sono state circa un milione, dunque al momento ogni iniezione ci è costata circa 100 euro. Complessivamente, «ogni cittadino italiano ha pagato 3 euro a testa dal neonato al centenario compreso, per la pandemia che non c’è».
C’è il capitolo degli antivirali. Il ministero – ricostruisce Tom Jefferson – ha reso noto di avere a disposizione 40 milioni di dosi (30 milioni di Tamiflu e 10 di Relenza), pari a 10 milioni di cicli, acquistati dal 2005 in poi e infatti tenuti in gran parte in forma di polvere, pronta a essere confezionata in capsule. Il mandato a confezionarne una parte era stato dato ad aprile all’Istituto chimico farmaceutico militare di Firenze da cui infatti erano stati stoccati e inviati ai centri di riferimento regionali per la distribuzione ad Asl e ospedali. Altri 50 milioni erano stati promessi dalle Regioni. Il ministero non fornisce alcun dato ulteriore ma un calcolo direbbe che il costo di ogni ciclo è pari a 12,5 euro: in tutto, quindi, lo Stato per comprare gli antivirali dovrebbe aver pagato 125 milioni di euro. Non possiamo quantificare, però, il costo della trasformazione da polvere in capsule né quello dello stoccaggio e della distribuzione alle Regioni.
Il ministro della Salute Ferruccio Fazio, intervistato sempre dalla Stampa, la vede diversamente e rivendica quanto fatto dal ministero per prepararsi al peggio nel caso il virus si fosse diffuso rapidamente nel nostro paese.
«Anche oggi che abbiamo un anno di esperienza, non cambierei nulla delle procedure che sono state adottate nel nostro Paese per far fronte al diffondersi del virus dell’influenza A-H1N1. [...] Tutti i governi hanno avuto indicazioni molto precise dall’Oms. Il ruolo dell’Oms era questo. Se saranno verificate anomalie questo non riguarda gli Stati che ricevevano queste indicazioni. [...] Siamo stati i primi a valutare che non fosse necessaria una doppia vaccinazione. Abbiamo valutato che non fosse necessario vaccinare più del 40% della popolazione. Alla fine abbiamo avuto meno del vaccino richiesto».
L’approfondimento di oggi della Stampa offre nuovi elementi su una vicenda estremamente complicata e dai contorni ancora molto sfumati. Sullo sfondo dei grandi interessi economici e degli affari sui farmaci resta comunque quello che Michele Serra definisce oggi su Repubblica il vero mandante di quanto accaduto: l’isterismo salutista di buona parte degli occidentali.
Pur di impasticcarsi, ospedalizzarsi, sindromizzare ogni aspetto della vita, crearsi sempre nuove dipendenze da farmaco, c’è una marea di persone che è disposta a credere a qualunque spettro. Non sono un esperto, ma credo che l’ipocondria stia diventando una delle malattie più diffuse. Quanto è sana e giudiziosa la medicina preventiva, quanto è perniciosa e stupida quella parodia dell’immortalità che è il salutismo. Le speculazioni e le furbate dell’industria farmaceutica avrebbero molto meno spazio se la clientela non fosse costituita, in larga parte, da pavidi creduloni che evidentemente stanno perdendo ogni rapporto con la realtà materiale del loro corpo, e ne hanno fatto un fragile feticcio per il quale ogni disagio, ogni imperfezione è causa di panico.





Credo che la discussione possa (e debba) essere spostata ad un livello diverso. La gestione delle pandemie a livelo globale è una delle questioni più delicate che le le strutture sovranazionali sono impegnate ad affrontare. Vediamola così: il virus H1N1 è risultato essere meno pericoloso di quanto previsto, ma un’organizzazione come la WHO ha il dovere di compiere ogni sforzo nella gestione delle emergenze. Ci sono pagine e pagine di protocolli che sono stati preparati da persone competenti e che hanno lo scopo di dettare la successione degli eventi in caso di pandemia. Chiunque abbia voglia di leggere come si è evoluta la vicenda H1N1 capirà che gran parte delle decisioni sono state prese attenendosi a questi protocolli. La storia c’è sul web, basta leggere fonti autorevoli e non quelli che strillano e basta. (non ce l’ho con voi del Post)
Quelli che: “hanno esagerato”, sono gli stessi che poi: “hanno sottovalutato”, quando arriverà (se arriverà) un virus capace di uccidere milioni di persone. Ma è sempre così, l’umanità è distribuita su una Gaussiana e non possiamo farci niente.
Un’ accusa che viene mossa all’ OMS e’ quella che con la dichiarazione della pandemia ( la fase 6) si sia dato il via alla stipulazione dei contratti d’ acquisto dei farmaci.
Esistono prove inconfutabili che paesi come Usa, Canada, Francia ,Svizzera,Olanda e Inghilterra abbiano fatto i loro ordinativi settimane prima dell’ 11 Giugno.
Mark Lipsitch, epidemiologo del Harvard School of Public Health in Boston, Massachusetts ha dichiarato che le decisioni dell’ OMS riflettevano le opinioni del mondo scientifico. Confrontando la situazione con l’ attuale disastro nel golfo del messico Lipsitch dice: E’ ironico, nel momento in cui assistiamo per la seconda volta in 5 anni ai risultati catastrofici del “best-case scenario planning” assistere alla messa sotto accusa dell’ OMS per aver pianificato e aver sollevato l’ allarme su una possibile severa pandemia.
http://www.nature.com/news/2010/100608/full/465672a.html
Errata corrige:
…contratti d’ acquisto dei vaccini e dei farmaci…