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Il tempo vuoto

Lo sbriciolamento del tempo pieno scolastico oggi è spiegato anche in una pagina su Repubblica

I dati presentati dal ministro Gelmini non fanno i conti con la realtà delle richieste

8 giugno 2010

Le proteste contro le riduzioni del tempo pieno scolastico seguite ai nuovi tagli sulla scuola crescono, nel poco tempo che resta prima che le vacanze estive rischino di assopire le agitazioni. Dopo l’attenzione della Stampa ieri, oggi ne parla Repubblica a pagina 17.

Quest’anno la scure del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, si è abbattuta sulle prime classi, chiudendo le porte a migliaia di famiglie. A Milano, per due giorni, insegnanti e famiglie hanno dato vita alla “protesta festosa anti-Gelmini”: saranno almeno 3 mila i piccoli fuori dal tempo lungo. A Roma, le famiglie deluse saranno 4 mila. Nella Capitale, la protesta è partita dalle scuole che si sono viste tagliare le prime a tempo pieno: 4, anziché 6 al Principe di Piemonte e alla Leonardo da Vinci. Mentre una delegazione di genitori del circolo Iqbal Masih nei giorni scorsi si è incatenata davanti ai locali dell’Ufficio scolastico provinciale (l’ex provveditorato). A Firenze il comune pensa a un servizio di “custodia” post-scuola per i bambini a cui sarà negato il tempo prolungato, ma occorrono 300 mila euro. E a Bologna, i genitori hanno impacchettato le scuole con volantini e manifesti facendo partire la campagna “Tutti devono sapere” e il 10 giugno torneranno a protestare. Lo slogan è: “La scuola non è finita”.

Repubblica cita anche i dati forniti dal ministro Gelmini, che mostrerebbero invece addirittura un aumento delle classi a tempo pieno, ma ieri Flavia Amabile sulla Stampa li aveva già contraddetti, implicando che il conteggio non tenesse conto della distribuzione delle suddette classi e soprattutto delle richieste. L’articolo di Salvo Intravaia spiega così:

Ma, se il tempo pieno aumenta, come afferma la Gelmini, allora, perché i genitori protestano? A spiegarlo è Giuseppe Adernò, preside dell’istituto comprensivo Parini di Catania che ieri, dopo avere invitato la ministra a presiedere l’evento, ha sorteggiato i posti a tempo pieno. “Nel corrente anno scolastico – spiega Adernò – all’Istituto Parini sono state attivate due classi a tempo pieno, servizio molto apprezzato dai genitori dei 50 bambini frequentanti. Per il prossimo anno le richieste sono aumentate a 77. Pertanto – prosegue – sono state richieste tre prime classi a tempo pieno”. Ma sugli organici della scuola elementare incombe come un macigno il taglio di 8.709 cattedre. “In prima battuta – prosegue Adernò – non sono state autorizzate prime a tempo pieno nel mio istituto e solo dopo tante richieste ne è “arrivata” soltanto una”.
In provincia di Milano ne salteranno 154, tra Roma e provincia 97 e a Palermo trovare una prima a tempo pieno sarà una specie di lotteria: appena 9 classi in tutto. E coloro che non avranno il tempo pieno a settembre, non lo otterranno neppure nelle classi successive. Il calo delle prime a tempo pieno è solo la punta dell’iceberg di un servizio richiesto in massa soprattutto dai genitori che lavorano, ma che il governo lesina. Per comprenderlo basta confrontare due dati. Gli alunni della scuola materna (ora dell’Infanzia) che fruiscono del tempo lungo (Tempo normale) sono 90 su 100, ma quando si accede all’elementare la percentuale precipita al 27%. Il calcolo è abbastanza semplice e dice che circa 150 mila bambini ogni anno restano fuori dal tempo pieno.

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6 Commenti

  1. lcn03

    Ma io vorrei capire: questo tempo pieno serve a insegnare di più e meglio, oppure è solo un parcheggio per i bambini i cui genitori non hanno tempo (o nonni) per badare a loro?
    Perchè nel primo caso mi pare che non serva allo scopo. Io sono di un’altra generazione, alle elementari andavo per 4 ore al giorno, 8,30-12,30, eppure credo di aver imparato a leggere, a scrivere e a far di conto molto meglio di quanto imparino adesso. E poi 40 ore settimanali non le fanno più neanche i metalmeccanici, come si può pretendere che le facciano bimbi di 6 anni?
    Se invece i tempo pieno serve da parcheggio, allora il comune di Firenze e anche tutti gli altri chiedano i 300.000 euro che gli occorrono a chi il parcheggio lo usa, non a me che non lo uso.

  2. gizeta

    Il tempo pieno serve ad apprendere meglio, quindi, non serve tanto agli insegnanti, che pure troverebbero giovamento dal confrontarsi con una classe più preparata, quanto ai bambini stessi, soprattutto ai bambini che non godono di condizioni familiari ideali per far si che il proprio Io si formi nel modo più completo possibile. Forse, l’ostilità nei confronti del tempo pieno nasce proprio dalla consapevolezza che fornire a tutti una istruzione il più completa possibile è un grave errore ai fini del mantenimento della disuguaglianza sociale che, è bene ricordarlo, è alla base della nostra società. Meglio, dunque, evitare il più possibile di mantenere in attività le capacità di apprendimento dei bambini e rilegarli nella “prigione” del rapporto nonni/bambini o baby sitter/bambini o genitori/bambini. Per tua informazione, Icn03, le capacità di apprendimento dei bambini sono massime nel periodo della scuola dell’obligo con inizio del decadimento già verso i 15 anni. Altro che 40 ore di studio, quindi possono sopportare i bambini. Per quanto riguarda quella brutta parola che hai usato, parcheggio, ti ricordo che nessun genitore si separerebbe mai dal proprio figlio ma, è indubbio che, se proprio non se ne può fare a meno, è meglio che i bambini stiano insieme fra loro piuttosto che soli con degli adulti per tutto il giorno. Perchè, purtroppo e per fortuna, gli adulti non sono tutti uguali e, al di là delle intenzioni, spesso non possono fornire ai bambini gli stimoli necessari per il loro benessere psico-sociale. Al riguardo, basta sfogliare i risultati delle ultime ricerche in merito per rendersi conto di quanto incida la qualità della famglia di appartenza sul risultato sociale finale di un individuo. Se non lavorassi per vivere, comunque terrei mio figlio in una scuola a tempo pieno. Ma se anche lavorassi, dovrebbe essere la Società a preoccuparsi in prima persona che tutti i bambini frenquentassero il tempo pieno. Certo, mi riferisco ad una Società che non è quella italiana. Quì ci sono persone, come Icn03,, che pensano che i bambini possano essere parcheggiati.

  3. Luca Sofri

    L’analisi delle necessità della scuola attraverso le proprie microesperienze purtroppo è l’approccio prevalente anche da chi se ne occupa seriamente. E l’approccio prevalente su qualunque cosa, in Italia. Tutti allenatori della nazionale perché abbiamo giocato a pallone da ragazzi. Io, infatti, non ho fatto il tempo pieno e ho una vita felice: evidente dimostrazione dell’inutilità del tempo pieno.

  4. gizeta

    Mi dispiace davvero molto contraddirti, caro Luca, ma davvero hai preso un granchio. Quello che ho scritto non è basato sulle mie microesperienze, tantomeno mi sento allenatore della nazionale, pur avendo giocato a pallone da piccolo, anche ad un certo livello, ai limiti del professionismo. Anzi, ti dirò che ormai neanche guardo più le partite della nazionale e le partite in generale. Soprattutto, nessuno mai ha sostenuto che la frequenza del tempo pieno sia prodromico alla felicità. Sono comunque contento per te, se hai una vita felice, pur avendo frequentato solo il tempo normale. Ti informo che conosco gente che mi dice di avere una vita felice pur senza essere mai andata a scuola, pensa un pò che strano.
    Il punto è che la nostra organizzazione sociale non tiene in nessun conto, o, per meglio dire, tiene in scarsa considerazione il diritto degli esseri umani ad avere tutti la possibilità di sviluppare in maniera armonica lo straordinario patrimonio cognitivo di cui siamo dotati. Il tempo pieno è solo uno dei tanti strumenti che possono essere utilizzati a tal fine ma forse è quello più importante e più facilmente utilizzabile. Sai perchè, perchè gli individui nascono tutti uguali ma immediatamente dopo è la famiglia che li rende diseguali. Non ho detto diversi, ho detto diseguali. Diseguali nelle opportunità di sviluppare quello straordinario patrimonio cognitivo che poi, alla fine,in larga parte, determinerà la qualità della vita di ciascuno. L’ultima ricerca in merito è stata pubblicata recentemente e, forse, ti è sfuggita. Volevo però segnalarti un episodio accaduto ieri in Emilia Romagna e riportato solo dal Corriere: un bambino ghanese di 11, (undici) anni è morto affogato in un fiume melmoso e, forse, non sapeva nuotare. Era in compagnia di altri due coetanei con i quali, racconta l’articolo, sembra fosse solito trascorrere i pomeriggi una volta chiusa la scuola. Sai cosa penso? Che i bambini non dovrebbero mai stare da soli. Se è tempo di scuola devono stare a scuola per tutto il giorno fino a quando i genitori possono e devono riprenderseli; se è tempo di vacanze devono stare in un centro vacanze insieme agli altri bambini fino al pomeriggio, quando i genitori possono e devono riprenderseli; se non è possibile devono avere le vancaze anche i genitori. Altrimenti rischiano la vita, come è capitato a tutti noi adulti almeno una volta perchè eravamo soli. Lo so, che viviamo sulla Terra e in Italia, ma ti assicuro che il tempo che passa e gli innegabili vantaggi che il progresso mi ha dato a disposizione, rispetto ai mie genitori, non riescono a lenire il dolore che ho provato e che provo quando apprendo di un bambino che, per un destino cinico e baro e una Società che non riesce e forse non vuole tutelarli, stamattina non ha visto il sole spuntare. Anche se è di nazionalità ghanese.Con affetto

  5. lcn03

    Ho l’impressione che il granchio l’abbia preso gizeta, nell’interpretazione della risposta di Luca che pure non mi pareva così ermetica.
    Sul fatto poi che i bambini non debbano MAI stare da soli ci sarebbe molto da discutere. Intanto bisognerebbe stabilire dei limiti. A che età non si è più bambini? 11 anni? e perchè non 12, 13, 14, 15… magari 40? E poi, rischiano la vita? Chiunque vive rischia la vita, anche se è sorvegliatissimo. O fra gli “innegabili vantaggi del progresso” c’è anche l’immortalità?
    Io sono dell’opinione che più i bambini stanno fra di loro e meglio è. E la sorveglianza degli adulti, che deve esserci, ci mancherebbe, debba essere la più discreta possibile. Costringerli a stare 40 ore sui banchi di scuola, nell’età che dovrebbe essere quella del gioco e della spensieratezza, mi pare una tortura che gli adulti giustificano con ardite arrampicate sugli specchi solo per mascherare il proprio egoismo, la proprio volontà di “realizzarsi” senza quei rompiscatole dei bambini tra i piedi. Che ci pensi “La Società” ai bambini, noi abbiamo da fare.
    Quanto alla risposta di Luca. Le mie microesperienze sono quelle di un’intera generazione, anzi più d’una. Dunque non direi che siano tanto micro. Siamo sicuri che la scuola di oggi, con tutto il suo tempo pieno e tutta la sua democrazia didattica sia migliore di quella di 30, 40, 50 anni fa? Nutro parecchi dubbi, quando mi trovo a leggere una tesi di laurea piena di strafalcioni grammaticali per i quali io sarei stato bocciato in quinta elementare.

  6. lcn03

    Dimenticavo: io parlavo di parcheggio ispirandomi alla frase contenuta nell’articolo: “A Firenze il comune pensa a un servizio di custodia post-scuola”.
    Custodia o parcheggio è questione di lana caprina. Si custodisce una cosa, un oggetto. Forse un animale. Non un essere umano.

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