José Tomás Román Martín, il torero più famoso di Spagna, ha annunciato il suo ritorno per il 18 luglio nella Plaza de Toros Monumental di Barcellona. In quegli stessi giorni il governo catalano potrebbe approvare definitivamente uno storico provvedimento e decretare l’abolizione della corrida nell’intera regione.
Il movimento contro la corrida Plataforma Antitaurina Prou! ha raccolto 180.000 firme e ha presentato una proposta di legge al Parlamento. Dal 2006 infatti in Catalogna sono sufficienti 60.000 firme per presentare una proposta di legge alle camere e così, anche se i due partiti principali finora non se ne erano voluti occupare, l’iniziativa popolare li costringerà a pronunciarsi sullo storico verdetto.
Per anni la corrida è stato un aspetto così fondante della cultura spagnola da non ammettere nessuna discussione. Antonio Moreno, coordinatore nazionale del Colectivo Andaluz Contra el Maltrato Animal dice che fino a pochi anni fa parlare male della corrida in un bar significava quasi sicuramente essere sbattuti fuori dalla porta. Oggi invece secondo il Guardian i sondaggi dicono che quasi il 70% della popolazione non prova nessun interesse per la corrida e in molti casi la osteggia apertamente.
Il movimento contro la corrida è dinamico, impegnato e rumoroso. Ormai non passa un finesettimana senza qualche manifestazione davanti a un’arena. Lo slogan più usato è “Tortura, ni arte ni cultura“. I manifestanti sono bravi con Internet e la usano per organizzare le loro proteste. Sono più che disponibili a farsi lunghi viaggi attraverso la Spagna per protestare fuori da qualche arena.
Il movimento di protesta è più forte nel nord-est della Spagna, dove la cultura della corrida è da sempre più rarefatta. E di tutte le comunità autonome spagnole, la Catalogna ora è diventata il centro della protesta antitaurina. Per molti dei gruppi di protesta la corrida è una tradizione che non ha niente a che fare con la Catalogna.
Eppure la corrida in questa regione è ancora molto popolare. Soprattutto da quando la Plaza de Toros Monumental di Barcellona è stata l’arena che ha incoronato José Tomás Román Martín come il migliore torero spagnolo dai tempi di Juan Belmonte e Manolete.
La sua posa statuaria è ammirata tanto quanto il suo coraggio. Eleganza, sobrietà, serenità sono le parole usate più spesso per descrivere il suo stile. Per il suo controllo dello spazio e del tempo si è parlato di cadenza, armonia, calma e naturalezza. Quello che nessuno può fare a meno di notare – pubblico e critici – è il modo in cui si piazza di fianco al toro mentre gli passa accanto: così vicino che le corna accarezzano letteralmente la stoffa del suo abito.
Il suo coraggio straordinario, insieme a una certa dose di austerità lo hanno reso celebre anche tra gli osservatori meno appassionati. L’attore catalano Ramón Fontserè lo ha definito un miracolo a metà tra gloria e tragedia. Non ha quasi niente in comune con gli altri toreri più famosi: né il glamour né la devozione cattolica e conservatrice. I suoi amici sono intellettuali e artisti come Albert Boadella, Vicente Amigo, Joaquín Sabina e Joan Manuel Serrat. E mentre per tutti i toreri il sogno è di vivere in una casa in campagna in mezzo agli animali, lui vive una vita tranquilla con la sua fidanzata Isabel nella cittadina turistica di Estepona. Chi lo conosce bene lo definisce educato, cortese e riservato: non ama andare a ricevere premi e stare in mezzo alla gente, preferisce starsene da solo a pescare, portare a spasso i suoi cani e guidare le sue macchine sportive.
Nel 2002 José Tomás decise di ritirarsi dicendo che aveva bisogno di riflettere sul suo futuro. Ma nel giugno del 2007 scelse proprio la Plaza de Toros Monumental di Barcellona per il suo rientro.
La scelta era molto significativa: per anni quell’arena aveva avuto grosse difficoltà economiche e la cultura taurina catalana sembrava ormai in declino. Ma l’arrivò di José Tomás fu un’iniezione di adrenalina. I bagarini arrivarono a chiedere 3000 euro per un biglietto e i giornali parlarono di apoteosi e totale comunione con il pubblico. Anche El País, giornale tradizionalmente di sinistra, scrisse che quella di José Tomás era una vera e propria arte silenziosa, un mistero ermetico da brividi. Alla fine di quella corrida fu portato in trionfo sulle spalle del pubblico.
Quello stesso giorno Barcellona vide la più grande manifestazione contro la corrida di tutti i tempi: 5000 persone marciarono dalle Ramblas alla Plaza de Toros Monumental, dove il mondo della corrida stava acclamando il suo eroe. Fu lì che ebbe inizio la campagna per la raccolta di quelle 180.000 firme che ora probabilmente porteranno all’abolizione della corrida a partire dal 31 dicembre del 2011. Intanto però il 18 luglio quella stessa arena vedrà un nuovo ritorno di José Tomás: stavolta dopo lo stop seguito all’incidente durante la corrida del 17 aprile in Messico, quando il toro Navegante gli piantò le corna per 15 centimetri in una coscia, lesionando alcune vene femorali.




Che tristezza… Gli animali impacchettati al supermercato invece sono dignitosissimi. Io magari abolirei per legge la carne impacchettata e permetterei la corrida, piuttosto.
Diciamola tutta questa crociata contro la corrida sarà pure una battaglia in difesa degli animali ma se è giunta in parlamento è solo perchè è stata strumentalizzata dalle forze nazionaliste catalane. Nazionalisti che dicono di voler proibire la corrida per difendere gli animali ma in realtà trattasi di puro pretesto per coprire il loro vero argomento: Ossia proibire la corrida in quanto “odioso simbolo spagnolo”.
Non per altro, come ha fatto notare tempo fa Miguel Bosé in un intervista a El Paìs, se davvero i politici catalani avessero avuto a cuore la tutela degli animali allora si sarebbero preoccupati di vietare anche gli allevamenti di oche e l’uso di animali nei circhi.
Ed ancora se la priorità del Parlamento fosse davvero stata quella animalista allora si sarebbe potuto trovare un compromesso come in Portogallo: dove la corrida è si possibile ma senza uccidere il toro alla fine.
PS.: Quanto all’argomento nazionalista che bisongerebbe vietare qualcosasolo perchè non catalano è così incosistente che non vale la pena perderci tempo. Però pensate, vietare la corrida perchè spagnola sarebbe come vietare di giocare il calcio al Camo Nou, per via delle origini italo-britanicche del gioco. Od ancora come proibire le partite del Joventut essendo il basket una pratica sportiva nata oltre oceano. Sciocchezze.
PSII.: Pare che poco tempo fa l’ex presidente catalano, Jordi Pujol, sorta di mito vivente, sia stato intravisto fra gli spettatori di una corrida nella più vecchia arena di Spagna, a Salamanca. Lui probabilmente ha idee diverse rispetto al suo pupillo Artur Más. Ma la prossima volta che beccano un deputato nazionalista catalano assistere ad una corrida, uno di quelli che la vogliono bandire dal territorio catalano, allora voglio vedere che scuse imbastiranno. Doppiamente ridicoli.
sarebbe ora! Non è bello ammazzare per il solo GUSTO dello spettacolo
Ottaviano: come spiegato prima se il noccilo del problema fosse davvero la morte del toro si potrebbe semplicemente adottare la soluzione protoghese (giocare col toro senza ferirlo).
Il fatto è che qui lo vogliono bandire in tutto e tutto per ragion di stupida ideologia nazionalista. Se fosser ocì coerenti che bandissero allora tutte le tradizoni o sport le cui origini non sono strettamente catalne. E’ una buffonata
PS.:Come detto prima il peggio è che alcuni di questi signori che votano contro la corrida poi se le vanno a vedere fuori dalla Catalogna. Con tanto di sangue ecc. Altro che animalisti.