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Tutte le colpe della BP

L'indagine del Wall Street Journal sulle cause dell'esplosione della piattaforma petrolifera

La serie di errori, più o meno consapevoli, dell'azienda che controllava la trivellazione

27 maggio 2010

Il test mancato
Dopo aver versato il cemento nel condotto, nonostante tutti gli avvertimenti ricevuti, la BP ha deciso di non svolgere i test di rito sulla riuscita o meno della cementazione. Gli operai della Schlumberger Ltd. erano disponibili per effettuare tutti i controlli necessari, ma la mattina del 20 aprile, circa 12 ore prima l’esplosione, la BP ha detto loro che non c’era bisogno di intervenire. La BP ha dichiarato al Wall Street Journal che non serviva alcun test perché non c’era alcuna preoccupazione in merito ai lavori. Ma lo stesso giorno, sempre la BP, ha dichiarato agli investigatori di aver notato una possibile contaminazione del cemento, e diversi problemi nell’equipaggiamento usato.

Il litigio
Il 20 aprile, sempre il giorno dell’esplosione, ci fu un litigio tra le autorità della Transocean e la BP. Il diverbio, nato durante una riunione, verteva intorno al metodo che gli operai avrebbero dovuto usare per rimuovere il fango di perforazione e rimpiazzarlo con l’acqua di mare. Il metodo che alla fine venne scelto, quello della BP, era più veloce ma meno sicuro. Kevin Senegal, uno degli impiegati di una delle ditte a cui era stato appaltato il lavoro, ha dichiarato che “sembrava proprio stessero cercando di fare tutto di fretta”.

L’inesperienza
A supervisionare il test finale prima della rimozione del fango è arrivato sulla piattaforma uno dei capi della BP, Robert Kaluza, molto esperto di trivellazioni sulla terraferma, ma quasi per niente di trivellazione al largo. “Voglio imparare qualcosa sulle acque profonde”, avrebbe detto Kaluza secondo un documento della Guardia Costiera che ha tenuto un colloquio con lui quel giorno. La BP non ha voluto dichiarare nulla al riguardo.

Il test finale
Il primo test finale — effettuato senza seguire le indicazioni corrette — ha indicato che il pozzo aveva delle perdite. Gli operai hanno quindi ripetuto il test — questa volta seguendo le indicazioni corrette — e diversi testimoni affermano di aver visto il pozzo continuare ad avere problemi. All’inizio di maggio, la BP ha dichiarato che quei test erano “inconcludenti” e “non soddisfacenti”. Martedì scorso, sempre la BP ha dichiarato di aver visto in quei test “una grande anomalia”. Quel giorno, qualche ora dopo i primi due test la BP si è però dichiarata soddisfatta della situazione e ha ordinato di procedere.

La rimozione del fango
Il piano della BP per rimuovere il fango, approvato dalla sezione del dipartimento degli interni, si sarebbe dovuto dividere in due fasi, per assicurare che il gas non potesse infiltrarsi nel pozzo. Primo: una specie di grande molla sarebbe dovuta essere installata nella cima del pozzo dopo la rimozione del fango. I documenti che riportano le attività sulla piattaforma, però, riportano che non sia stata nemmeno installata. Secondo: un’ulteriore colata di cemento avrebbe dovuto essere versata nel pozzo, prima di togliere il fango. Ma anche in questo caso, gli operai hanno iniziato a rimuovere il fango prima di questa operazione.

L’esplosione
Poco prima delle dieci, l’acqua e il fango rimasto hanno iniziato a salire verso la cima del pozzo, fuoriuscendo dalla cima in grossi getti. Gli operai della Transocean hanno cercato di controllare le perdite del pozzo, senza successo. Non era una semplice spinta di gas — succede, ma di solito sono piccoli getti che si esauriscono subito — era qualcosa di molto più grave. Gli operai sono corsi a spingere il pulsante d’emergenza per attivare i dispositivi di sicurezza, ma era troppo tardi. Il gas che stava fuoriuscendo dal pozzo ha trovato qualcosa di infiammabile, ed è avvenuta l’esplosione. Il resto lo conoscete già.

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