Il disegnatore sudafricano Jonathan Sapiro, meglio conosciuto come Zapiro, torna al centro dell’attenzione dopo che l’organizzazione musulmana Jamiatul Ulama ha cercato di impedire la pubblicazione di una sua vignetta sul settimanale sudafricano Mail & Guardian. Nella vignetta Maometto è steso sul lettino di uno psicanalista e si lamenta dello scarso senso dell’umorismo dei suoi fedeli: “altri profeti avevano seguaci dotati di senso dell’umorismo!”, dice.
L’avevamo messa qui, la vignetta, dove ora sono queste righe. Sarebbe stato un servizio ai lettori di questo articolo, e la sua ovvia illustrazione: è pure spiritosa e inoffensiva per chiunque dotato di intelletto. Abbiamo in orrore le persecuzioni fanatiche nei confronti della libertà di opinione. Ma la ragione per cui poi abbiamo deciso di lasciare ai lettori del Post la scelta di andarla a vedere nella sua collocazione originale – e di non fingere che questa fosse una scelta come un’altra – è che, con tutta la diffidenza per gli ignoranti dogmi delle religioni, pensiamo si debba essere rispettosi anche nel confrontarsi con l’ignoranza, quando costa poco. Benché pensiamo che qualunque divinità illuminata non possa che ridere delle vignette a lei dedicate, o fregarsene, non vogliamo offendere nessuno fino a che non ce ne sia bisogno per difendere qualcuno. Quel giorno, fosse anche domani, la homepage del Post ospiterà ben più che una vignetta.
La Jamiatul Ulama ha immediatamente sottoposto la questione alla High Court di Johannesburg sostenendo che la vignetta era offensiva e avrebbe potuto scatenare violenze in Sud Africa a meno di un mese dai mondiali di calcio, ma la richiesta non è stata accolta.
La battuta del Maometto di Zapiro si riferisce alla polemica scatenata da “Everybody Draw Muhammad Day“, la pagina Facebook che ieri invitava gli utenti a pubblicare immagini di Maometto e quindi a violare uno dei principi cardine della religione musulmana, quello che appunto vieta qualsiasi rappresentazione del profeta. La campagna era partita in seguito al caso South Park (il cartone americano che era stato minacciato da un gruppo musulmano dopo aver mostrato il profeta Maometto travestito da orso in una delle sue puntate) e aveva subito scatenato moltissime polemiche anche nella stessa comunità dei cartoonist americani, molti dei quali l’hanno definita una provocazione inutile e offensiva.
Molly Norris, la disegnatrice americana che ha involontariamente innescato la campagna con questa vignetta, ha pubblicato una dichiarazione sul suo blog in cui nega qualsiasi coinvolgimento nell’iniziativa Facebook e ribadisce di avere solo disegnato una vignetta per difendere gli autori di South Park. La pagina Facebook al momento non è più accessibile.
Zapiro ha commentato la vicenda dicendo che voleva solo mostrare solidarietà a tutti i disegnatori che rischiano la censura e di non avere immaginato che la sua vignetta potesse creare così tanto scalpore, “sono felice che il mio Paese difenda la libertà d’espressione”, ha detto. Ma in Sudafrica molti temono che la vicenda potrebbe favorire ritorsioni dei gruppi estremisti musulmani durante i mondiali.
Nel 2008 un’altra sua vignetta era stata al centro di una controversia con il Presidente sudafricano Jacob Zuma, rappresentato mentre si apprestava a stuprare Lady Giustizia con la sua famosa doccia in testa. L’8 maggio del 2006 Zuma era stato infatti assolto dall’accusa di stupro di una giovane sieropositiva, ma in seguito all’assoluzione aveva dichiarato che dopo quel rapporto sessuale consumato senza preservativo, per evitare il contagio dall’HIV, gli bastò solo una lunga doccia. Da allora Zapiro lo disegna sempre con una doccia in testa.





Io trovo gli argomenti del corsivo insolitamente inadeguati, e le risposte in tono opposto anche peggiori.
Ci stavo scrivendo un commento, poi mi stava venendo troppo lungo, e ci ho scritto un post.
http://www.distantisaluti.com/una-lettera-al-post/
Rispettare come avete fatto la sensibilità altrui, anche quando questa sensibilità non la si comprende e senza abiurare dalle proprie idee, mi pare una prova di civiltà.
Trovo molto divertente la vignetta di Zapiro. Se però vogliamo fare integrazione e incontrarci col diverso (lo vogliamo, no?), è proprio col veramente-diverso-da-noi che dobbiamo parlare.
In questo caso il veramente-diverso-da-noi è uno che ci sembra pure un po’ sottosviluppato perché non capisce le nostre battute.
Poniamoci il problema di questa sua ipersensibilità. Boh, si potrebbe paragonarla all nostra ipersensibilità, secondo me giusta, se qualcuno facesse battute sull’olocausto. Cerchiamo di interpretare cosa vuol dire, senza risolvere tutto dicendo “nessuno mi può censurare” è quindi dico/faccio quello che mi pare.
Nel rapporto islam/occidente, gioca poi a nostro svantaggio la invadenza e prepotenza culturale dell’occidente.
Alla fine rischiamo di sembrare pure il bullo del quartiere che prende in giro lo sfigato di turno. Quello, lo sfigato, mica lo capisce che Zapiro non è un bullo.
E Zapiro non è un bullo.
Una volta si diceva che la religione è l’oppio dei popoli …. o no?
A prescindere dalla questione dell’utilità (non tocco neppure il tasto “fondatezza”) delle religioni, che ci porterebbe parzialmente fuori strada, ma a me pare che qui non si tratti di teorie quanto di una mera ragion pratica. Stiamo parlando di cose concrete e non di iperuranio, e, visto che siamo esseri umani, ci dobbiamo rapportare con le umane reazioni.
Quindi
Se pubblico la vignetta così come sta, dico al musulmano che mi legge: “io ho ragione e tu torto, e quindi puoi prendertela in saccoccia”. Ecco, questo a me, da musulmano, già basterebbe a stare alla lontana da un giornale per un bel pezzo. Se poi questo stesso atteggiamento lo ritrovassi in due, dieci, cinquanta mass media, non credo proprio che penserei “che gentili, si preoccupano della mia crescita culturale mettendomi davanti alle contraddizioni del mio credo”. Credo invece che mi sentirei messo brutalmente ai margini della società.
Hai voglia poi a dire: “se ti senti offeso te la tieni e te la sopporti”.
Ilpost qui non ha rinunciato a dare una notizia che credeva valesse la pena, nè a rinunciato a mettere a disposizione i relativi contenuti o a prendere posizione, ma ha dato la possibilità a chi lo voleva di non vedere qualcosa che poteva offendere la sua sensibilità. Anche a volerla vedere dal punto di vista “pedagogico” mi pare molto più efficace questa della linea dura e pura adottata da quasi tutti quelli che hanno affrontato il problema sinora, almeno in Italia.