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Ho visto il futuro e il suo nome è: gas di scisto

I costi di produzione si sono abbassati, e potrebbe diventare la principale risorsa d'energia

Si trova in tutto il mondo, e toglierebbe potere alle nazioni che ora hanno in mano le riserve di gas naturali

Lo scisto è un sedimento da cui si estrae un gas naturale — il gas di scisto, appunto — che secondo Amy Myers Jaffe del Wall Street Journal nei prossimi anni rivoluzionerà il mercato dell’energia. È una risorsa conosciuta da parecchi anni, ma solo negli ultimi tempi la tecnologia è avanzata a tal punto da abbassare i costi di produzione e permettere alle nazioni investimenti seri in questa risorsa.

Per Jaffe il gas di scisto è una possibile soluzione a breve termine del problema della crisi energetica, soprattutto per gli Stati Uniti. Puntando su questa risorsa naturale nel corso dei prossimi anni, si prenderebbe tempo e si risparmierebbero soldi in vista della rivoluzione più grande, basata sull’uso di energia eolica e solare. Risorse rinnovabili che ancora non siamo in grado di sfruttare al cento per cento.

Qualcuno però si oppone. Le critiche mosse allo scisto come fonte energetica sono principalmente due: i costi e i rischi ambientali, tra cui in particolare il possibile inquinamento delle falde acquifere dovuto alla trivellazione. Jaffe risponde che, per quanto riguarda il problema economico, negli ultimi dieci anni il costo della produzione si è abbassato drasticamente, passando da 5 e più dollari su un milione di British thermal unit — un’unità di misura dell’energia — a 3 dollari, una cifra che nei prossimi anni si abbasserà ancora. Per quanto concerne invece il problema ambientale, Jaffe risponde che, in primo luogo, lo scisto di solito si trova a centinaia di metri sotto le falde acquifere. E, secondo, sarebbero efficaci leggi e regolamentazioni più severe per controllarne la trivellazione. Questo aumenterebbe i costi, ma le grandi richieste li assorbirebbero.

Il deficit del bilancio ha danneggiato la nostra economia e non sembra placarsi, almeno fin quando continueremo a importare energia. Perché inviare dollari all’estero destabilizzando i mercati della finanza globale — e perdere inoltre posti di lavoro e risparmi — quando possiamo sviluppare le risorse che abbiamo sul nostro territorio? Per i gas naturali dovremmo pagare Vladimir Putin e Mahmoud Ahmadinejad o i cittadini della Pennsylvania e della Louisiana?

È su quest’ultimo aspetto che Jaffe si sofferma di più. La rivoluzione dello scisto porterebbe infatti a dei cambiamenti profondi nell’assetto geopolitico mondiale, cambiando gli equilibri e le dipendenze tra i paesi: se adesso la maggior parte dei gas naturali sono in mano a un ristretto numero di paesi le cose sono destinate a cambiare. Secondo le stime, in Nord America ce ne sarebbero mille trilioni di metri cubi, in Europa duecento. Questo impedirebbe alle nazioni di formare i cartelli che tengono ora in scacco il resto del mondo.

Molti dei fornitori di gas naturale sono situati in regioni instabili. Due paesi in particolare hanno il controllo assoluto della fornitura: Russia e Iran. Prima delle scoperte sullo scisto, queste nazioni avevano in mano più di metà delle risorse del mondo.

La Russia non ha mai nascosto il desiderio di rafforzare la sua posizione creando un cartello di produttori di gas, decisione che porterebbe alla riproposizione del problema del petrolio che ha preoccupato il mondo nel corso degli ultimi quarant’anni.

Per come la penso, possiamo dimenticarci tutto questo. Lo scisto porterà competizione tra le compagnie energetiche e la nazioni esportatrici — che a sua volta porterà stabilità economica nei paesi industriali, ostacolando le nazioni petrolifere che cercano di espandersi a nostre spese. La competizione di mercato è la miglior kriptonite per il potere dei cartelli.

Se in Europa è attualmente la Russia a rifornire buona parte del continente, con l’espansione del mercato dello scisto anche paesi come Polonia, Romania, Germania, Austria, Svezia e Ucraina inizieranno a competere. Rendendo meno potente, oltre la Russia, anche l’Iran, l’altro principale fornitore di gas naturale. Con un potenzialmente effetto domino che porterebbe la nazione ad abbassere i toni sulla questione nucleare.

Lo sviluppo dei gas naturali potrebbe portare grandi cambiamenti anche per la Cina. La necessità di importare energia ha portato la Cina ad avvicinarsi a nazioni problematiche come Iran, Sudan e Birmania, rendendo difficile all’Occidente la costruzione di regolamentazioni globali per controllare i problemi creati da quegli stati. Ma con una nuova risorsa in casa, la Cina potrebbe smettere di importare, e quindi di avere rapporti con quelle nazioni.

Questo porterebbe la Cina a rafforzarsi e a supportare sanzoni o altre misure contro gli stati petroliferi pericolosi. In più, meno Pechino si preoccupa del controllo degli Stati Uniti sulle tratte navali, e più facile sarà per gli Stati Uniti e la Cina fidarsi a vicenda.